Insurance.aes256, la polizza d’assicurazione di Assange

Un vaso di Pandora pronto ad aprirsi non appena qualcosa dovesse succedere al fondatore di Wikileaks. Una storia che assomiglia...

Un vaso di Pandora pronto ad aprirsi non appena qualcosa dovesse succedere al fondatore di Wikileaks. Una storia che assomiglia sempre di più ad un film di spionaggio.

Insurance.aes256. questo nome potrebbe non dirvi nulla, ma è ciò che protegge Julian Assange dalla sorte peggiore. Si tratta di un documento che, potrebbe contenere files compromettenti su Guantanamo, BP e Bank of America, e il fondatore di WikiLeaks che al momento si nasconde in un luogo sicuro del Regno Unito, potrebbe decidere di usarlo in caso estremo . Il documento, scaricato da migliaia di sostenitori del sito (nonche’ da diversi media internazionali), e’ protetto da un’impenetrabile password. Niente e nessuno lo puo’ dunque aprire. L’idea pero’ e’ semplice: dovessero succedere qualcosa di davvero grave al sito o al suo fondatore la ‘chiave’ verrebbe immediatamente diffusa nel web – provocando l’immediata apertura del vaso di Pandora versione 2.0.

IL GIORNO DEL GIUDIZIO - Secondo Ben Laurie, esperta di computer che in passato ha svolto consulenze per WikiLeaks, “Julian e’ un tipo sveglio e questa e’ una tattica interessante” cpme racconta al Sunday Times. “Cosi’ facendo spera di aver trovato un deterrente”. Il file – soprannominato dalla stampa britannica ‘Giorno del Giudizio’ – pesa 1,4 gigabytes. Ovvero abbastanza da comprendere una versione compressa di tutto cio’ che WikiLeaks ha rilasciato quest’anno. I documenti contenuti sarebbero poi ‘non-editati”.

SENZA FILTRO - Quindi si tratterebbe veramente di un evento epocale: una loro diffusione potrebbe quindi porre rischi ulteriori visto che nomi e cognomi sarebbero del tutto leggibili. A nulla, fino ad ora, sono poi serviti gli sforzi del ministero della Difesa americano di forzare la serratura del Giorno del Giudizio. ‘Qui non si tratta di un trucco che puo’ essere svelato attraverso un computer’, ha detto Nigel Smart, professore di crittografia alla Bristol University. Nemmeno usando potentissimi processori militari. ‘Ci vuole la chiave’, ha tagliato corto Smart.

COME IN UN FILM – “Nell’arco di un lungo periodo”,  ha fatto sapere Assange, “abbiamo distribuito via internet copie criptate del materiale che dobbiamo ancora pubblicare. Tutto quello che dobbiamo fare e’ distribuire la chiave e i documenti si apriranno all’istante’. Insomma, una versione aggiornata al XXI secolo del tradizionale ‘se mi dovesse succedere qualcosa una busta marrone verra’ consegnata al New York Times’. In questo caso, infatti, i files sono gia’ nei pc del New York Times. O del Guardian. O di migliaia di privati cittadini sparsi per il mondo che sostengono attivamente l’organizzazione di Assange.