L’espressione romanesca che indica un sentimento a metà tra l’invidia, la frustrazione e la rabbia ben si addice a raccontare l’unico cruccio del romanissimo imprenditore: essere politicamente ininfluente.
(Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore).
L’imprenditore e costruttore romano ha molti motivi per essere contento, è uno degli uomini più ricchi d’Italia, guarda la crisi seduto su oltre due miliardi di liquidità.
Soldi veri, e un patrimonio di titoli e immobili senza pari in Italia. Questo novello Paperon de Paperoni del Grande raccordo anulare sembra poter guardare con una certa tranquillità ai mesi difficili che aspettano un po’ tutte le sue aziende. Lo ha detto lui stesso nell’intervista al Sole 24 Ore uscita lunedì scorso, snocciolando il fatto che i prezzi degli immobili crolleranno del 15-30% nei prossimi anni. Per uno che costruisce e vende case e ha il secondo gruppo europeo del cemento non è una notizia da poco. Ma l’ingegnere, che ha un rapporto personalità/altezza a livelli napoleonici, è anche editore (l’unico settore in cui non metterebbe un euro, dice lui) e banchiere (della banca con maggior problemi patrimoniali, MPS).
CAMPAGNA DI VISIBILITÀ – Anche solo tentare di difendere il valore del proprio portafoglio dovrebbe toglierli qualche ora di sonno, invece il patrimonio accumulato gli permette di guardare alle azioni depresse di piazza Affari come un bambino goloso in un negozio di dolciumi. Mentre i suoi colleghi temono che le banche possano da un momento all’altro negare fidi e prestiti lui pensa di comprarsi la banca più importante che c’è in Italia e ammette che al giusto prezzo (costerebbe circa 700 milioni alle quotazioni attuali) sarebbe interessato al 9% di Mediobanca in mano a Unicredito. Addirittura ha acquistato il 2% del gruppo concorrente Italcementi, non con intenti predatori, ma semplicemente perché “era conveniente”. Non è lo stesso movente che lo ha portato nel consiglio di amministrazione di Generali e comprare poco meno del 2% della compagnia di assicurazione. Caltagirone è arrivato a Trieste per vedersi riconosciuto il titolo di imprenditore di primo piano dell’establishment nazionale. Ruolo che lui non riesce ad esercitare e che periodicamente rivendica (l’intervista al Foglio e quella al Sole, rientrano in questa campagna di visibilità). Sono almeno quindici anni che il Calta decide che è ora di diventare un “capitalista di sistema” senza mai riuscirci.




Nooooooo, Caltagirone è implacabboli e stravendicativo! Perché ci vuoi far chiudere il sito, Conforti??? Perché, perché, perché???
i have a dream
quanno eur picciotto me raccutaono che lu papi e lu nonnu recostruirono palemmo e trasfurmarino la conca d’ oro in una unica gettata di cemento
allora c’ era la vecchia DC e c’erano quei fetusi dei Lo Piccolo, eppoi Riina, Badalamenti che pure loro volevano er businesse
ma noi puliti fummo, siamo e rimarrebbero
patroni nun na avimmo non allo Stato dovessimo arrispontere ma ad un altro patrone, che con lo Stato non centra
fosse lu Patreterno ?
chissà
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