Obama e l’assisted suicide
12/11/2008 - L’entusiasmo italiano per la vittoria del candidato democratico in Usa non sembra poter portare a interventi concreti simili a quelli americani. Dove, ad esempio, il suicidio assistito è già una realtà. L’entusiasmo obamiano ha travolto tutti – almeno molti. Feste,
L’entusiasmo italiano per la vittoria del candidato democratico in Usa non sembra poter portare a interventi concreti simili a quelli americani. Dove, ad esempio, il suicidio assistito è già una realtà.
L’entusiasmo obamiano ha travolto tutti – almeno molti. Feste, bandierine, facce inebetite. L’augurio, adesso, è che tutto questo invocare il nuovo, “we can”, i diritti civili e i cambiamenti non rimangano vuote parole, dimenticate e rimpiazzata dalla palude indigena. Certo la figura barbina del cavaliere e di altri stimabili
rappresentati del nostro Paese non va in questa direzione. Basterebbe che una parte della sentita partecipazione alla vittoria di Barack Obama fosse trasformata in azioni per rimediare al paternalismo e al clima illiberale. Ma i segnali sono sconfortanti. L’esempio più significativo è la discussione sul testamento biologico: verosimilmente uscirà dal Parlamento una legge profondamente lesiva dell’autodeterminazione e del buon senso (perché si vuole rendere il testamento non vincolante; si vuole sottrarre alla decisione la nutrizione e l’alimentazione forzata; si vuole introdurre l’obiezione di coscienza – si vuole, in un parola, mangiare dall’interno il corpo normativo e consegnare una carcassa in putrefazione).
LEGGI E INZIATIVE - Cosa succede intanto nel Paese di Obama? Oltre a ricordare, che non fa male, che il neo presidente è un sostenitore del diritto di scelta in materia di aborto, in questi giorni è stata approvata Initiative 1000 – sottotitolo “It’s my decision!”. Il 58% dei cittadini americani dello Stato di Washington ha votato a favore del suicidio assistito, il 42 contro. I medici sono autorizzati a prescrivere farmaci letali per i malati terminali (quelli che lo richiedono, si tranquillizzino gli urlatori: nessuna eutanasia di Stato, nessun elenco di persone da eliminare, nessuna lista nera). Il vicino Stato dell’Oregon è l’unico ad avere una legge sulla fine vita, il “Death with Dignity Act”, che ha ispirato l’I-1000. Il paziente deve essere maggiorenne, capace di intendere e di volere, residente nello Stato dell’Oregon. Deve fare due richieste a voce e una scritta, con almeno due testimoni; i medici devono certificare la condizione terminale e una sopravvivenza di circa sei mesi.
LE PROTESTE - Non mancano le polemiche e le proteste, ovviamente. Ma protestino pure: se c’è una legge che garantisce la libertà di scelta, le proteste sono come il ronzio di una mosca in lontananza in una giornata di sole. Arthur Caplan, direttore del Center for Bioethics (University of Pennsylvania) ha detto che le decisioni di fine vita saranno un patata bollente nei prossimi anni e per molti Stati. Anche perché la popolazione invecchia, le malattie si cronicizzano, le cure palliative e l’assistenza domiciliare scarseggiano. Un altro aspetto spesso taciuto perché solleva reazioni pavloviane di scandalo è quello delle spese per i
malati terminali (nel 1998 il New England Journal of Medicine stimava che la legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito avrebbe ridotto la spesa sanitaria statunitense di 627 milioni di dollari ogni anno). Ignorarlo o fare finta che non sia un problema è ingenuo e, soprattutto, non risolve il dilemma dell’equa distribuzione sanitaria e della giustizia sociale.
IL CASO ITALIANO - Perché se le risorse fossero illimitate, se fosse possibile garantire a tutti cure e assistenza, sarebbe immorale non farlo. Ma le risorse sono finite e devono essere distribuite il più equamente possibile. Proprio come nel caso di chi aspetta un organo: come stabilire i criteri della lista d’attesa? Come decidere di scartare un richiedente o di favorirne un altro? La risposta è difficile e dolorosa, ma non si può evitarla alla voce di “che orrore parlare di soldi!”. Questo non significa privare i malati terminali delle cure e dell’assistenza: significa affrontare globalmente un problema complesso e spinoso come quello della politica sanitaria. In Italia, come già accennato, non si riesce nemmeno ad immaginare una legge non dannosa sul testamento biologico: d’altra parte siamo un Paese che non ha più un Ministero per la Salute… da noi la patata è bollita, più che bollente. E il “we can” sembra essere, in realtà, “they can”.













@ andy45
Niente, solo il presunto, universale dovere cattolico di purificare se stessi ed il mondo attraverso la sofferenza. Come se Cristo avesse chiesto al mondo di morire in croce.
…e quello di dominare le anime passando solo e sempre attraverso il controllo del corpo (aspetto su cui insisto molto coi miei allievi quando affronto i comportamenti sessuali e di fronte alla vita e alla morte della cultura classica nei confronti di quella cristiana)
“Il 58% dei cittadini americani dello Stato di Washington ha votato a favore del suicidio assistito”
“suicidio assistito”…una parola che suona in maniera ripugnante, sarebbe quindi meglio parlare di eutanasia…ma sempre “suicidio è”.
@Giuseppe, che “tesoro da custodire per tutti” è un cancro al pancreas che ti uccide in 6 mesi con dolori ogni giorno più forti che non ti permettono in pratica di camminare/mangiare/dormire?
@Luna: non c’è una verità rivelata, non c’è una linea divisoria precostituita, ma nella vita si devono prendere decisioni. Tutto è relativo, tutto è opinabile, ma fatto sta che la vita è una scelta e una presa di posizione. E se la vita è una scelta, salvaguardare le scelte dei singoli è uno dei modi migliori per garantire la loro dignità.
Il suicidio assistito (definizione che preferisco ad eutanasia, perché per me è più diretta e meno elusiva) deve essere un diritto delle persone, una possibilità da considerare, una scelta che se eventualmente considerata va presa in modo consapevole ed informato.
Perché vorrei sottolineare come senza il suicidio assistito si avalla la sofferenza per legge.
In generale la morte che sia provocata da se stessi o da altri priva innegabilmente gli altri di “qualcosa” questo qualcosa principalmente è QUALCUNO, è la PERSONA stessa.
Bah, non so. A me sembra che il difetto stia un po’ nel manico. Prima si cerca di vivere il più a lungo possibile, poi di morire il prima possibile quando le cose vanno storte. Il risultato: un esercito di nonni senza un c*zzo da fare di cui il resto della famiglia si scoccia non appena stanno male e quindi vai con la morte dolce.
topinanburs, non facciamo di tutte le erbe un fascio. tu stai sottilmente, ma neanche tanto, mettendo sullo stesso piano l’eutanasia volontaria (io scelgo di morire) con l’eutanasia non volontaria (il nonnino), che è ha tutti gli effetti omicidio.
è tipico del modo di ragionare cattolico fare abuso di sofismi per sostenere le proprie tesi ma è come in una partita a scacchi prendere a calci nelle palle il proprio avversario.
quanto a giuseppe sono d’accordo con lui. non ho il diritto all’autodeterminazione. quello che posso fare della mia vita lo chiederò a lui o se trovo occupato al papa.
è comunque sì, siamo fatti anche di relaioni. infatti mi pare che il padre della englaro avesse le idee chiare ed era in relazione con eluana.
o forse eluana è in relazione anche con giuseppe e quindi è giuseppe che deve decidere per lei. la prossima volta lo consultiamo.
quanto al fatto che si trattasse di eutanasia, sono d’accordo sono in parte. era *già* morta da parecchio tempo, a meno ce voi non consideriate vita quella che viveva.