Qualcosa di nuovo nell’aria

1 dicembre 2010

Forse mi consentirete un piccolo momento personale. Io di manifestazioni strapulciose, di cortei più, o meno, o molto meno inutili, di studentelli in marcia su via dei Fori Imperiali, ne ho visti tanti, ho partecipato a tanti cortei, ne ho persino organizzato qualcuno. Ma per i tanti sostenitori della teoria che vede la piazza studentesca come il riflesso pavloviano della casta conservatrice che dominerebbe le scuole e le università – ovvero, per quelli che dicono che gli studenti manifesterebbero contro ogni riforma, anche la migliore possibile – proporrei uno spunto di riflessione.

Ne abbiam piene le tasche di gente che ciancia di democrazia elettorale e plebiscitaria – e di federalismo decisionale – ad ogni piè sospinto, di chi ci ricorda che qualcuno ha vinto le elezioni perchè in libere votazioni ha prevalso. Chissà perchè – allo stesso modo – quando si propone una importante modifica ai contratti collettivi del lavoro, si innalza la bandiera dei referendum nelle fabbriche: giusto, facciamo decidere le modifiche della propria condizione di vita alle persone che poi ne soffriranno sulla propria pelle. Guarda caso, però, questo discorso con gli studenti non vale mai: qualcuno ha mica proposto di indire un referendum nelle scuole e nelle università per chiedere effettivamente che cosa se ne pensi della annuale riforma degli ordinamenti didattici – che poi, alla fin fine, son sempre e solo tagli, più o meno mascherati ed arzigogolati? Eppure, dall’istituzione dei decreti delegati negli anni ’70, negli istituti scolastici italiani non si fa che votare per eleggere rappresentanze studentesche posticce senza nessun reale potere decisionale – stante i rapporti di forza con i docenti e con tutti gli altri: ma divagheremmo. E’ solo per dire che, a volerlo, far votare le scuole e le università, si potrebbe. Ma tanto la maggior parte degli elettori di questo immaginario referendum sarebbero minorenni, dunque inutili sullo scacchiere della politica dei grandi: e allora, che schiattino e subiscano in silenzio la periodica scure del ministro di turno. Ma, altrettanto guarda caso, gli studenti suddetti non ci stanno. E in piazza, ci vanno: che strano.

Le manifestazioni di questi giorni ci parlano di una stagione nuova che si apre. Sono innanzitutto manifestazioni che hanno definitivamente espulso la politica organizzata, visto che sono completamente assenti, nei cortei, le bandiere di qualsiasi partito, e anzi, la loro presenza sarebbe guardata male. Sono manifestazioni che dimostrano, dunque, che le reti autorganizzate e parallele – i “movimenti”, si diceva una volta – non possono essere derubricate a fenomeni di folklore, visto che agiscono dentro, fuori ed oltre i partiti organizzati (della sinistra, principalmente, o di quello che ne resta). Una volta, mettere in piedi un corteo anche solo dignitoso senza il partito o senza il sindacato non era possibile: ora è prassi e necessità. O perlomeno, se le strutture tradizionali continuano a dare una mano, lo fanno nell’ombra, nascoste e vergognandosi, senza più pretendere di innalzare la bandiera e rivendicare la paternità di alcunchè. Sarebbero buttate fuori, all’istante: così, nelle piazze degli studenti italiani la prima vittima è la speranza della sinistra di potersi mantenere, in fondo, sempre uguale a se stessa. Il popolo che occupa queste università non è un popolo che ha intenzione di votarla. Neanche turandosi il naso: molto semplicemente, la ignora.

Come ignora, in fondo, il grande protagonista di questi anni tumultuosi: il premier, Silvio Berlusconi. Perchè, c’è da capirlo, queste non sono solo manifestazioni contro il governo Berlusconi. Non è così semplice: qui siamo davanti ad una generazione che si sente derubata del suo futuro, e che si muove per rivendicarlo. Il passaggio dal pensiero all’azione è diretto, senza intermediazione politica “ufficiale”. La mancanza di una alternativa forte – e percepibile come amica – a questo governo, fa si che le dimissioni dello stesso non siano all’ordine del giorno della protesta: non si vuole sostituire Berlusconi con qualcun’altro. Non è questo il punto. Si chiede di chiudere una fase, e si pretende che arrivi qualcosa di nuovo: come, non è chiaro e non interessa. Bersani, Vendola, le miserie del Palazzo, sono lontane dalle piazze degli studenti. Mettiamola così: se esistesse, effettivamente, un blocco politico in Italia tendente istintivamente alla conservazione, contrario da sempre e per sempre ad ipotizzare una qualsiasi riforma, giusta, sbagliata, coraggiosa o timida che sia, ebbene, si può certamente dire che Silvio Berlusconi in due decenni non è riuscito a scalfirlo, questo blocco di consenso, e che la rivoluzione berlusconiana è dunque fallita, e che vent’anni di Cavaliere si concludono lasciando l’Italia esattamente al punto di partenza. I megafoni degli studenti, semplicemente, certificano che ora si apre un libro nuovo, pretendono che l’operatore cambi la pellicola, passano al prossimo disco da ascoltare. Chissà cosa arriva adesso, si chiedono: forse, il tempo che gli spetta.

7 commenti a Qualcosa di nuovo nell’aria

  1. amidoinitrite?

    Si può scrivere un commento solo per complimentarsi con l’autore? A quanto pare si, bell’articolo!

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  3. Gian Carlo Tusceri

    Ottime considerazioni. Mi sono permesso di stralciare quelli che ritengo i due passi più significativi per la mia bacheca su fb. Naturalmente facendo salva “paternità” e testata. Grazie.

    • Chloe

      Bellissimo articolo. Complimenti. L’autore ha ragione, soprattutto quando dice che i giovani non hanno potere decisionale nè peso politico. Da diversi giorni non faccio che sentire adulti che si lamentano di questi cortei e queste proteste, accusandoci di essere dei lazzaroni, figli di papà, buoni a nulla che nulla vogliono fare. La cosa spiacevole è che ci sono giovani (solo per età anagrafica) che la pensano allo stesso modo. In vita loro non hanno mai protestato contro nulla, e non sono capaci di dire No, alzare la testa e dire a me questa cosa non sta bene. Sono peggio dei cosiddetti adulti, si credono migliori e più bravi perchè sono contro gli scioperi e contro il dissenso. Ma è veramente un peccato, perchè non si accorgono che per realizzare dei progetti bisogna lottare piuttosto che essere accondiscendenti. Purtroppo tutta questa gente è morta dentro e non lo sa, o lo sa e ne va fiera.

  4. laura

    Finchè voteranno berlusconi però, la riforma se la meritano.

  5. Ade

    Bellissimo post, complimenti!

    Però non chiamiamola riforma, vi prego. MI si contorce lo stomaco. :-)

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