Gianmario Pellizzari, l’ex deputato condannato che ha riottenuto il vitalizio (e gli arretrati)

di Redazione | 05/02/2016

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Era stato il primo dei dieci parlamentari condannati a pene maggiori di due anni al quale era stato revocato il vitalizio, dopo l’introduzione delle nuove regole. Ora Gianmario Pellizzari, democristiano di lungo corso, ex presidente della Coldiretti veneta, è stato riabilitato dal Tribunale di sorveglianza riottenendo il vitalizio di 5400 euro al mese. E pure gli arretrati.

VITALIZIO REVOCATO E RIOTTENUTO: IL CASO DI GIAN MARIO PELLIZZARI

A raccontare il caso è Sergio Rizzo sul Corriere della Sera:

«Nel 1996 gli era stata inflitta una condanna a otto anni per bancarotta fraudolenta: i giudici l’avevano ritenuto responsabile, insieme ad altri, del fallimento di una società farmaceutica della quale era stato presidente e che era stata coinvolta nello scandalo degli estrogeni con cui veniva gonfiata la carne bovina. Motivo per cui la tagliola si era abbattuta sull’assegno: che a quanto pare incassava già da molti anni. Le norme in vigore quando ha lasciato il Parlamento, quasi un quarto di secolo fa, consentivano infatti ai parlamentari con quattro legislature alle spalle come lui di percepire il vitalizio indipendentemente dall’età. E all’epoca Pellizzari aveva 48 anni», si legge.

 

Dopo la sospensione del vitalizio, Pellizzari si è rivolto al tribunale di sorveglianza per avere la riabilitazione. Ottenuta in appena sei mesi:

«Gli è stata riconosciuta senza alcuna difficoltà. Così ieri l’ufficio di presidenza della Camera ne ha preso atto e ha prontamente restituito all’ex deputato della Dc il suo assegno da 5.481 euro e 15 centesimi al mese. E ora, secondo le norme regolamentari in vigore dal maggio 2015, gli verranno accreditati anche gli arretrati: a conti fatti, oltre 30 mila euro. Unico a votare contro, l’esponente del Movimento 5 Stelle Riccardo Fraccaro. Una evidente questione di coerenza: i grillini si erano schierati apertamente contro la decisione di concedere ai parlamentari colpiti dalla revoca del vitalizio la possibilità di rientrare in possesso dell’assegno, nonché degli arretrati relativi ai mesi di sospensione, avendo ottenuto la riabilitazione. Misura prevista dall’ordinamento giudiziario, che ha effetti civili ma non cancella affatto la condanna. La scappatoia della riabilitazione, che raramente viene negata dai tribunali, era stata l’esito di lunghe mediazioni politiche. Ma aveva fatto molto discutere chi riteneva (e non solo nel Movimento 5 Stelle) che questa scelta avrebbe finito per vanificare gli effetti di una decisione alla quale si era comunque arrivati, dopo enorme fatica, con almeno vent’anni di ritardo. Eccola ora testata sul campo.

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