Venezia72: Non essere cattivo, Caligari entusiasma il Lido

di Boris Sollazzo | 07/09/2015

Claudio_Caligari Non essere cattivo

NON ESSERE CATTIVO, VALERIO MASTANDREA –

“Mai stato così emozionato. So’ agitatissimo”. Valerio Mastandrea sorride su una faccia preoccupata, mentre accompagna Non essere cattivo sul Lido. Ride raccontando “i silenzi di Caligari, quando noi pensavamo una cosa e lui un’altra. E ce lo diceva alla fine”. Forse un po’ si commuove, dietro quella scorza, quando rivela che stavano pensando insieme a tanti progetti, che né Claudio né lui si aspettavano quella morte arrivata poco più di tre mesi fa, “e li faremo. Non li produrrò io, state tranquilli, li metteremo in mani sicure”. Ci tiene, come ha dimostrato l’anno scorso qui in laguna, in cui mostrò un suo videomessaggio in cui chiedeva a Martin Scorsese di aiutarli a riportare sul set un regista dimenticato (in verità aveva già iniziato a lavorare, il buon Valerio). Il film, opera ultima di uno dei registi più indipendenti e pieni di talento degli ultimi 35 anni, ha suscitato l’entusiasmo del Festival. E tutti ora si interrogano del posizionamento fuori concorso del film: non meritava, almeno da morto, di concorrere con i “grandi”? Secondo noi sì.

Non_essere_cattivo

NON ESSERE CATTIVO, RECENSIONE –

L’opera ambientata a Ostia, nel 1995, racconta di Cesare e Vittorio (il primo nome è quello del protagonista de L’odore della notte, il secondo è del più grande eroe pasoliniano, quello di Accattone), ragazzi e fratelli di vita e di strada che si fanno prendere a pugni dalla vita e dalla cocaina. E pasticche, quando capita, finché non arriva l’eroina: metafora interessante dello tsunami “stupefacente” in cui Claudio Caligari trovò l’ispirazione, volendo raccontare una borgata non più pasoliniana ma quasi scorsesiana. Il cineasta di Arona, infatti, si tiene ben lontano dal psychedelic glam di un Boyle, cercando più le atmosfere sporche dell’autore americano, con quella passione per il documentario sul campo che restituisce alla sua narrazione una realtà quasi disturbante.

Non_essere_cattivo venezia 72

Forse faremo inorridire qualcuno, ma pur amando follemente Amore tossico e L’odore della notte (Giallini che fa cantare Little Tony puntandogli una pistola contro rimarrà nella storia), in Non essere cattivo troviamo il miglior film di chi ha cambiato il nostro modo di vedere questo sporco mondo. Perché alla ferocia delle sue storie e le ruvide dolcezze dei personaggi, gloriosi e sgarrupati sconfitti, qui unisce una solidità narrativa e un’armonia espressiva e visiva che non aveva mai raggiunto in passato, più attento com’era alla ricerca di una sincerità spigolosa di ciò che raccontava che alla “confezione”. Qui, maturato (troppo tardi, ahinoi), riesce a curare a fondo tutte le parti dell’opera senza perdere in spontaneità, senza rinunciare all’impatto frontale che hanno le sue scene, i suoi dialoghi, la sua rabbia amara. Caligari sembra quasi consapevole che questo sia il suo ultimo lavoro, fin dalla scena iniziale che cita smaccatamente Amore tossico, così come nel finale che, pur lacerante e amarissimo come in passato sono state le chiusure dei suoi lungometraggi, fa intravedere una speranza di vita. La sua, chissà.

Non essere cattivo, però, non è solo la bravura del suo regista. E’ anche l’eccellente alchimia tra Luca Marinelli, uno dei migliori attori della sua generazione anche se molto sottovalutato, e il televisivo Alessandro Borghi che fa esplodere un talento insospettabile sul grande schermo. E’ una fotografia di altissimo livello, capace di dare la giusta luce agli emarginati e a un territorio di confine e un montaggio che restituisce una rotondità al racconto appassionante e dolente.

E infine la sceneggiatura, quasi iconoclasta: Caligari sembra volerci dire che più della droga, distrugge il denaro e lo sfruttamento. Quel “puzzi di lavoro” che dice Cesare a Vittorio, è quasi una dichiarazione etica e filosofica: il lavoro che ha invaso le borgate non come salvezza e redenzione, ma come cancro, come vampiro, le ha distrutte. Coca e affini sono effetti, la causa è tutta in un capitalismo nichilista. Un Pasolini bello, sporco e cattivo, insomma.

NON ESSERE CATTIVO, IL TRAILER –

La buona notizia è che il film esce l’8 settembre e che chi non è a Venezia potrà vederlo subito. La cattiva che di questo autore dirompente e poetico non vedremo più nulla. E fa male, come l’ultimo pranzo che vediamo fare a Vittorio con la sua famiglia.

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