Unioni civili e stepchild adoption, i numeri al Senato

di Donato De Sena | 03/02/2016

Commissioni Senato rimpasto governo

L’approvazione del ddl Cirinnà su unioni civili e stepchild adoption è ampiamente alla portata del premier Matteo Renzi. Al testo di legge sul riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali e sull’adozione del figlio del partner (la cosiddetta stepchild adoption) sembrano infatti essere favorevoli oltre il 50% dei membri dell’assemblea. A parlare chiaro sono i numeri sulla composizione dei gruppi parlamentari di Palazzo Madama: la coalizione di centrosinistra insieme ai senatori del Movimento 5 Stelle è in grado di avvicinarsi oggi a quota 170 voti, una decina in più dei 161 che bastano per raggiungere al Senato la maggioranza assoluta dei seggi.

 

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UNIONI CIVILI E STEPCHILD ADOPTION, OLTRE 160 SÌ NONOSTANTE 20 DISSIDENTI PD

Per capire come in queste ore i numeri siano favorevoli al governo (con l’eccezione di Area Popolare, che dice no alla stepchild adoption) è opportuno valutare uno degli scenari più sfavorevoli alla maggioranza: il voto contrario al ddl Cirinnà di 20 senatori Dem (sui complessivi 112). In caso di una così forte frattura sulle unioni civili (in realtà sulla stepchild adoption, il nodo più controverso del testo) sarebbero solo 92 i senatori del partito di Renzi a votare a favore della legge. Ma ad essi si aggiungerebbero tutti i 35 membri del gruppo M5S (che hanno già più volte garantito il loro appoggio al ddl così come arrivato in Aula, senza modifiche significative). Che il Movimento 5 Stelle sia fortemente favorevole al riconoscimento dei diritti delle coppie composte da persone dello stesso sesso è chiaro fin da inizio legislatura, quando tutti i deputati e i senatori eletti hanno firmato una proposta di legge (una a Montecitorio ed una a Palazzo Madama) per introdurre il matrimonio omosessuale.

Ma un sostegno piuttosto netto ad unioni civili e stepchild adoption dovrebbe arrivare anche dal gruppo degli autonomisti, composto da 20 senatori, e dal gruppo misto, che conta 26 membri. Del gruppo Per le Autonomie fanno parte precisamente 6 rappresentanti delle minoranze linguistiche (Karl Zeller, Vittorio Fravezzi, Albert Laniece, Hans Berger, Francesco Palermo e Franco Panizza), 3 socialisti (Enrico Buemi, Franco Guilherme Longo e il segretario del Psi Riccardo Nencini), 2 eletti nelle liste M5S (Lorenzo Battista e Luis Alberto Orellana), un eletto per il Movimento Italiani all’Estero (Claudio Zin), 3 senatori eletti nelle fila di Scelta Civica (Maria Paola Merloni, Andrea Oliverio e Lucio Romano), e ben 5 senatori a vita. Per quanto concerne invece il gruppo misto un no all’adozione del figlio del partner dovrebbe arrivare dalle 3 senatrici elette nelle liste della Lega Nord ed ora facenti parte della componente Fare! (Raffaela Bellot, Patriziona Bisinella ed Emanuela Munerato). Ma tutti gli altri, 23 senatori, appartengono all’area di sinistra, centrosinistra o degli ex 5 Stelle. Dovrebbe dunque essere limitato il numero di contrari alla stepchild adoption. Nel dettaglio nel gruppo misto sono 7 i senatori di Sel, 8 gli ex Movimento 5 Stelle, 2 gli iscritti alla componente L’Altra Europa con Tsipras, 2 i membri dell’Italia dei Valori e 2 gli eletti nelle liste di Scelta Civica (Benedetto Della Vedova e Maurizio Rossi, con quest’ultimo si è detto contrario alle adozioni). Ci sono poi il senatore a vita Mario Monti e l’ex Pd Corradino Mineo.

UNIONI CIVILI E STEPCHILD ADOPTION, QUOTA 170 RAGGIUNGIBILE

Ebbene, considerando 35 voti a favore del ddl Cirinnà da parte di autonomisti e gruppo misto, la somma dei sì al testo che introduce unioni civili e stepchild adoption arriva a quota 162, mentre il fronte dei contrari, degli astenuti e dei non votanti si ferma a 159 (i seggi sono 321, 315 senatori eletti e 6 senatori a vita). Potrebbe bastare. Ma consensi favorevoli al provvedimento possono arrivare anche da altri gruppi. È probabile un massiccio supporto da parte dei verdiniani del gruppo Ala, al quale sono iscritti anche gli ex berlusconiani di ferro Sandro Bondi e Manuela Repetti. Il numero dei componenti è alto: sono 18 i senatori che hanno aderito all’Alleanza Liberalpopolare promossa dall’ex coordinatore del Pdl Denis Verdini. Dunque, se solo la metà dei membri del gruppo dicesse si alla Cirinnà il fronte del sì potrebbe arrivare a quota 170. Senza considerare qualche distinguo in Forza Italia e nel gruppo Gal. Già, perché secondo alcune stime diffuse sui quiotidiani nazionali potrebbero schierarsi a favore dell’adozione del figlio del partner gruppetti di 6/7 senatori sia in Forza Italia (complessivamente 41 seggi a Palazzo Madama) che in Gal (15 seggi). A quel punto il rischio di affossare la legge sarebbe quasi nullo.

UNIONI CIVILI E STEPCHILD ADOPTION, QUOTA 170 RAGGIUNGIBILE

Altro discorso va fatto però – è bene precisarlo – nel caso di votazioni a scrutinio segreto. In questo caso potrebbe arrivare con l’inatteso dissenso di singoli o piccoli gruppi di parlamentari. Potrebbe giungere ad esempio qualche voto contrario dal Movimento 5 Stelle, con l’obiettivo di fare uno sgambetto al governo. Ma con un margine ampio simili scelte non dovrebbero essere determinanti. Ed anzi, potrebbe anche verificarsi il contrario. Nel segreto dell’urna potrebbero arrivare voti a favore del ddl Cirinnà anche dall’area di centrodestra, dove non tutti intendono adeguarsi alla maggioranza di Forza Italia ed altre formazioni. E non è affatto escluso un aiuto a Renzi perfino dagli alleati di governo di Ncd, ufficialmente contrari alla legge, ma che non intendono affatto creare delle tensioni che possano poi compromettere la tenuta della loro maggioranza.

(Foto di copertina: ANSA / GIORGIO ONORATI)