Unioni Civili, guida al disegno di legge Cirinnà

di Redazione | 17/02/2016

Unioni Civili

Unioni civili e ddl Cirinnà. Parole che ci stanno accompagnando spesso in questi giorni. Cosa sono le unioni civili? Cosa è davvero il disegno di legge Cirinnà? L’Italia avrà finalmente le unioni civili?

Sono unionicivili e non religiose ovviamente – tra persone dello stesso sesso. In Italia sembra giunto il momento di risconoscere, come già avviene in tutti i paesi occidentali, i diritti delle coppie omosessuali. In Parlamento prosegue l’iter del disegno di legge Cirinnà che ha un duplice obiettivo: introdurre nel nostro ordinamento una disciplina legislativa statale specifica per l’unione civile tra due uomini o due donne, e disciplinare le convivenze di fatto, sia di coppie eterosessuali che omosessuali. Vediamo nel dettaglio cosa sono le unioni civili e come cambierà in Italia dopo la loro eventuale introduzione.

 

COS’È IL SUPERCANGURO

 

UNIONI CIVILI COSA SONO, LA GUIDA COMPLETA

Unioni civili, cosa sono? Una domanda che gli italiani si fanno sempre più spesso, soprattutto da quando le unioni civili al Senato scaldano il dibattito politico in Italia. Le unioni civili infatti sono più complesse di quello che si racconta comunemente, e sono anche diversificate.

 

Unioni civili, i punti da conoscere:
Cosa sono le unioni civili
Cos’è la convivenza di fatto
Cos’è il patto di convivenza

 

UNIONI CIVILI, SENATO E ITER PARLAMENTARE

Il disegno di legge Cirinnà su unioni civili tra persone dello stesso sesso e convivenza di fatto di coppie eterosessuali o omosessuali è datato 6 ottobre 2015 e reca la firma complessivamente di 70 senatori Pd. Il lungo iter in aula a Palazzo Madama è cominciato lo scorso 13 ottobre. Il testo è giunto all’esame dell’assemblea del Senato insieme ad altri 13 ddl sulla stessa materia. Il giorno seguente è stato adottato come testo base. Il 17 dicembre è stato fissato al 22 gennaio il termine per la presentazione degli emendamenti. Il 3 febbraio ha avuto inizio la discussione generale in Aula. Il 10 è stato respinto l’ordine del giorno di non passaggio all’esame degli articoli. L’11, infine, è cominciata la trattazione degli articoli. L’approvazione del testo al Senato è arrivata il 25 febbraio dopo un’acceso confronto interno alla maggioranza. Il testo originario è stato modificato da un maxiemendamento del governo, sul quale l’esecutivo ha posto la questione di fiducia.

UNIONI CIVILI, IL DDL CIRINNÀ

Il disegno di legge Cirinnà si componeva inizialmente di 23 articoli. I primi 10 riguardanti l’introduzione nel nostro ordinamento dell’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, mentre dall’11esimo al 23esimo veniva disciplinata la convivenza di fatto, sia tra conviventi eterosessuali che omosessuali. Il testo modificato e approvato al Senato ha poi sostituito tutti i 23 articoli con un solo articolo da 69 commi. Le unioni civili vengono considerate una «specifica formazione sociale» che deve riguardare «due persone maggiorenni dello stesso sesso» e dev’essere costituita «mediante dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile ed alla presenza di due testimoni». La convivenza di fatto viene disciplinata invece con la stipula di un contratto redatto in forma scritta e ricevuto da un notaio, che provvede poi entro dieci giorni a trasmetterne copia al comune di residenza della coppia.

UNIONI CIVILI, I DIRITTI E I DOVERI DELLA COPPIA

Con le unioni civili una coppia omosessuale acquista l’obbligo all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. I due partner sono tenuti a contribuire ai bisogni comuni, concordano l’indirizzo della vita familiare. All’unione civile si applicano diverse disposizioni previste nel codice civile per i coniugi in materia di alimenti, di protezione contro gli abusi familiari, di indennità in caso di morte, di successione. Il regime patrimoniale previsto in mancanza di altra convenzione patrimoniale è quello della comunione dei beni. Il ddl Cirinnà originario, il testo arrivato al Senato dalla Commissione, prevedeva anche il diritto all’adozione del figlio del partner, la stepchild adoption, poi stralciata in seguito alla trattativa tra Pd e centristi.

UNIONI CIVILI, LA CONVIVENZA DI FATTO

Per quanto riguarda la convivenza di fatto, invece, i due conviventi assumono gli stessi diritti delle coppie sposate di visita, assistenza e accesso alle informazioni personali nel caso di ricovero in ospedale. Nel ddl Cirinnà viene stabilito che il partner può essere anche designato come proprio rappresentante, con poteri pieni o limitati, ma in due soli casi: in caso di malattia che comporti incapacità di intendere e di volere, per le decisioni sulla salute, oppure in caso di morte, per quanto concerne la donazione di organi, il trattamento del corpo e la celebrazione funebre. In caso di morte dell’altro convivente, poi, si acquista il diritto a rimanere nell’abitazione di comune residenza e di succedere nel contratto di locazione. Precisamente il convivente ottiene il diritto a continuare a vivere nell’abitazione due anni, o per un periodo pari alla convivenza, se esso risulta superiore ai due anni, e comunque mai per un periodo superiore ai cinque anni. Sul diritto agli alimenti e al mantenimento vengono stabiliti tempi limitati per la cessazione. Si può ricevere dall’altro convivente il dovuto solo per un periodo proporzionato alla durata della convivenza. Infine, il convivente che presta regolamente la sua opera nell’impresa dell’altro ha diritto alla partecipazione agli utili e ai beni acquistati.

UNIONI CIVILI, I SONDAGGI

Non appena si è acceso il dibattito su unioni civili e coppie di fatto, con particolare riferimento alle adozioni e alla stepchild adoption, sicuramente il punto più controverso del ddl Cirinnà, diversi istituti demoscopici hanno sondato l’opinione degli italiani sulla questione. Ebbene, dalle rilevazioni effettuate nel mese di gennaio per tv e giornali da sei diversi autori (Eumetra Monterosa, Lorien Consulting, Ipr Marketing, Tecnè, Euromedia Research e Ixè) è subito emerso che la maggioranza degli italiani sono favorevoli alle unioni civili, ma manifestano qualche perplessità sulla stepchild adoption. Nei sondaggi la percentuale di cittadini italiani che ritengono opportuno il riconoscimento dei diritti delle coppie composte da persone dello stesso sesso è risultata (al netto degli indecisi) superiore al 50%. È risultata inferiore al 50% invece la quota di coloro che approvano anche l’adozione all’interno di un’unione civile del figlio naturale dell’altro partner. Dati confermati anche dai sondaggi realizzati del mese di febbraio.

UNIONI CIVILI, LO SCONTRO TRA PARTITI

Lo scontro politico sulle unioni civili è stato molto acceso fin dall’inizio dell’iter parlamentare. La maggioranza delle formazioni politiche e di deputati e senatori sono favorevoli al riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali, ma sono emerse forte divisioni sulla stepchild adoption. E le diverse opinioni sono emerse sia tra i partiti di schieramenti opposti che all’interno degli stessi. Il governo, intenzionato a blindare il disegno di legge Cirinnà, sembrava inizialmente comunque avere i numeri necessari per approvarlo anche senza modifiche, sia alla Camera che al Senato. A Palazzo Madama, dove per l’esecutivo raggiungere la maggioranza assoluta dei voti è più complicato, tutti i principali gruppi avevano lasciato libertà di coscienza ai loro membri. Sul fronte del sì alle unioni civili si erano schierati quasi tutti i senatori del Pd (si stimano siano una ventina tra i Dem i cattolici scettici o contrari alla stepchild adoption), quasi tutti i pentastellati, la sinistra di Sel e Sinistra Italiana, i socialisti, alcuni fuoriusciti o espulsi dal Movimento 5 Stelle, la maggior parte dei rappresentati di minoranze linguistiche e componenti minori del gruppo misto, alcuni dissidenti del centrodestra. Il sostegno era poi stato garantito anche dal gruppo dei verdiniani di Ala, composto da 19 senatori ex Pdl. In sostanza, la coalizione di centrosinistra con il voto favorevole del M5S non sembrava avere problemi ad avvicinarsi oggi a quota 170 voti (una decina in più dei 161 che servono per ottenre la maggioranza assoluta dei seggi) nonostante il voto contrario di Area Popolare (Ncd e Udc), che in Aula a Palazzo Madama conta 32 rappresentanti e che fa comunque stabilmente parte del governo.

La scelta del Movimento 5 Stelle di non votare in aula al Senato l’emendamento canguro che avrebbe evitato l’ostruzionismo e ridotto i tempi di attuazione della legge, ha costretto il Pd a fare un passo indietro e cercare l’intesa con i centristri di Area Popolare. Le votazioni emendamento per emendamento, molte delle quali a scrutinio segreto, avrebbero esposto al rischio di finire in minoranza. L’accordo è stato poi raggiunto sullo stralcio della stepchild adoption e sulla cancellazione dell’«obbligo di fedeltà» per i partner previsto anche per il matrimonio. Il testo è passato al Senato giovedì 25 febbraio con 173 voti favorevoli, di cui 18 dai verdiniani di Ala.

UNIONI CIVILI, LE MANIFESTAZIONI DI PIAZZA

Il dibattito sulle unioni civili e sulla stepchild adoption è stato acceso ovviamente non solo in Parlamento, ma anche nel paese. Prima che cominciasse il lavoro in aula al Senato movimenti e associazioni pro o contro il ddl Cirinnà hanno organizzato grandi manifestazioni di piazza. La comunità lgbt sabato 23 gennaio ha manifestato in un centinaio di piazze italiane al grido di ‘Svegliati, Italia!‘ chiedendo al Parlamento un ultimo sforzo per ottenere un riconoscimento, quello dei diritti per le coppie omosessuali, atteso da decenni. Il simbolo dei cortei promossi da ArciGay, ArciLesbica, Famiglie Arcobaleno ed altri gruppi sono stati sveglie e orologi, a significare il ritardo dell’Italia rispetto agli altri paesi nel legiferare in materia di unioni civili e adozioni per gli omosessuali e la necessità di una svolta rispetto al passato. Secondo gli organizzatori ai cortei erano presenti complessivamente circa un milione di persone. Sabato 30 gennaio è stata la volta del Family Day, la manifestazione al Circo Massimo in difesa della famiglia tradizionale. Contro il ddl Cirinnà sono scese in piazza associazioni cattoliche e giornalisti e politici d’ispirazione conservatrice. Secondo quanto annunciato dal palco da Massimo Gandolfini, presidente di Difendiamo i nostri figli, comitato promotore del Family Day, i partecipanti erano 2 milioni (cifra poi smentita dalle stime sulla capienza massima del luogo dell’evento).

(Foto da archivio Ansa. Credit: Vincent Dargent / ABACAPRESS.COM. Ultimo aggiornamento: VENERDÌ 26 FEBBRAIO, ORE 13.20)