Uccise a botte un pakistano: 8 anni al 17enne di Roma

di Redazione | 26/06/2015

Lo ha ucciso a pugni perché canticchiava. Disturbava. Così Muhammad Shahzad Khan ha perso la vita sul selciato di Torpignattara, per una litania in strada. Omicidio volontario l’accusa, “aggressione a sangue freddo di una violenza indescrivibile”, dicono i testimoni. Ecco come ci aggiorna il Messaggero

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L’OMICIDIO DI SHAHZAD

[…]Azzittito per sempre perché cantilenava litanie per strada, in via Pavoni, disturbando. Dopo l’arresto il minore si era difeso dicendo: «Mi aveva sputato». Ma era stato inchiodato dai testimoni. Per i magistrati è omicidio volontario. A breve intanto entrerà nel vivo anche il processo per il padre del giovane, un barista che in base alla ricostruzione della procura, in piena notte, affacciandosi dal balcone al terzo piano, lo aveva aizzato urlandogli:«Gonfialo, ammazzalo». Gli otto anni di carcere per il ragazzo, assitito dall’avvocato Giosué Naso, sono stati chiesti dallo stesso pm minorile

Così i testimoni

«Quello straniero ha sputato a mio figlio, gli ha dato uno spintone e allora gli ho detto di gonfiarlo, per dire di difendersi, mica dicevo ammazzalo nel senso di ucciderlo. Avrà battuto la testa». E il quartiere gli dava ragione con poster e manifestazioni a sostegno del figlio. I testimoni, intercettati, invece parlavano di «un’aggressione a sangue freddo, di una violenza indescrivibile».