La truffa: finta residenza ad Amatrice per incassare i contributi dei terremotati (fino a 900 euro)

di Redazione | 26/09/2017

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Spostare la residenza ad Amatrice per incassare, senza averne diritto, i contributi destinati alle famiglia colpite dal terremoto. Fino a 900 euro al mese stanziati dalla Protezione Civile. È la truffa sulla quale sta cercando di far luce in queste settimane la Procura di Rieti. Le indagini, in via di conclusione, riguardano 120 persone, che ora rischiano di finire a processo. Le ipotesi sono di truffa e falso: alcuni degli indagati avrebbero cambiato residenza dopo il sisma, mentre altri, che risultavano già residenti ad Amatrice o Accumuli ma erano in realtà domiciliati a Roma, avrebbero omesso di dichiarare che l’effettiva abitazione non era quella ridotta in macerie (e che quindi non erano sfollati e non avevano diritto al contributo). Ne parla Valentina Errante sul Messaggero.

 

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TRUFFA, FINTE RESIDENZE AD AMATRICE PER I SOLDI DEL TERREMOTO

Il contributo che gli indagati avrebbero ingiustamente percepito è il ‘Cas’, ovvero ‘contributo di autonoma sistemazione’, somme che vengono erogate ai terremotati in base ad un ordinanza della Protezione civile di settembre 2016: 400 euro per i nuclei familiari composti da una sola persna, 500 per due persone, 700 per le famiglie di tre componenti, 800 euro per quelle di quattro e 900 euro per i nuclei con cinque o più membri. Altri 200 euro vengono poi elargiti se in famiglia ci sono persone con handicap o invalidità non inferiore al 67%, o anziani. Le indagini sono partite quando è sembrata sproporzionato il numero di richieste rispetto al numero di effettivi residenti. Ad Accumoli ed Amatrice infatti la popolazione si era moltiplicata in estate. Ad Accumoli, ad esempio, è stato stimato che, su 2.500 sfollati, 2mila erano in vacanza. I cambi di residenza hanno fatto poi crescere i sospetti. Tra i 120 indagati c’è anche chi ha deciso di restituire i soldi già incassati con la speranza di alleggerire la propria posizione ed evitare di finire a processo.

(Foto: ANSA / MASSIMO PERCOSSI)

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