The Last Laugh: possiamo ridere dell’Olocausto?

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The Last Laugh di Ferne Peralstein, presentato alla Festa del Cinema di Roma dopo aver mietuto consensi in Nord America, parte una premessa precisa: l’Olocausto dovrebbe essere un argomento assolutamente proibito per la commedia? Ma è davvero così ? Persino le vittime dei campi di concentramento usavamo l’umorismo per sopravvivere e resistere all’inimmaginabile. Attraverso una serie di interviste ai sopravvissuti dei campi di concentramento, in particolare il famigerato  Auschwitz,  e numerosi comici di origine ebraica, dal leggendario Mel Brooks fino Sarah Silverman il regista affronta il problema del tabù sull’Olocausto   e le sue implicazioni, allargando anche il discorso all’11 settembre 2001, AIDS, Maometto, razzismo per cercare dove si trova il confine tra una battuta divertente il cattivo gusto.
Il risultato è una spassosa galleria di battute al vetriolo sull’Olocausto con un Mel Brooks in gran forma che non esita a stroncare La Vita è Bella di Benigni giudicandolo come un film farsa, fatto solo per vincere l’Oscar (e meritandosi anche un sincero applauso da parte della stampa durante la proiezione). Se questo è forse l’elemento che più ha colpito la stampa nostrana, in realtà il regista riesce attraverso una perfetto gioco di incastri e la terribile testimonianza di una sopravvissuta a portarci dentro un vero dilemma, sul poter scherzare oppure no, dilemma costato la vita ai giornalisti di Charlie Hebdo. Lo stesso Mel Brooks che per primo con The Producers, tradotto da noi con Non toccate le vecchiette, aveva portato sullo schermo alla fine degli ’60 un film che prendeva in giro senza pietà Hitler in un musical con tanto di canzone: Springtime for Hitler. Il risultato finale del documentario alla fine è di portare lo spettatore a comprendere come bisogna alzare sempre l’asticella per avere la battuta più efficace, ed ecco Sarah Silverman che alla serata per  il premio alla carriera di Mel Brooks, tranquillamente dice : “Sapete quale è la cosa che proprio non sopportano gli Ebrei dell’Olocausto? I costi!”, ed anche il vecchio Mel ha riso di gusto.

Nella speranza che quanto prima questo documentario  venga distribuito anche nel nostro paese, il suo effetto salutare nei confronti di chi lo vede quello di fargli produrre in seguito tante battute, magari di cattivo di gusto, ma come ci ricorda il regista la possibilità di scherzare su qualsiasi cosa è il vero premio alla libertà della parola ed anche il modo giusto per combattere il male. Se i Nazisti non erano spiritosi di sicuro lo sono meno i fanatici dell’Isis, ma scherzarci sopra è probabilmente l’arma più potente, del resto in natura siamo gli unici mammiferi che ridono, un motivo ci sarà. Di conseguenza per chiudere questa recensione trovo perfettamente pertinente  la barzelletta finale del documentario, che spero tutti a loro volta vorranno raccontare, scherzare sull’Olocausto in fin dei conti è la forma più bella per non dimenticare mai.
” Un ebreo sopravvissuto ad Auschwitz vince alla lotteria americana ben 200 milioni di dollari. Intervistato dalle Tv gli chiedono cosa vuole fare con tutti quei soldi. Lui dichiara senza mezzi termini che la prima cosa è costruire una enorme statua in onore di Adolf Hitler. Con stupore gli chiedono il motivo. E l’uomo esibendo il braccio mostra i numeri tatuati : “secondo voi chi mi ha dato i numeri giusti ?!”.
 

 

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