«In Italia nemmeno un posto da bidella, ad Harvard dirigo la più grande banca di cervelli al mondo»

di Redazione | 14/03/2017

sabina berretta

Dopo la laurea in neurologia perdere un posto da bidella all’università perché ci sono troppe persone a farne richiesta. Poi vincere una borsa di studio per studiare all’estero. Volare al Mit di Boston. Restare negli Stati Uniti. Fare carriera fino a guidare la più grande banca dei cervelli al mondo. È la storia di Sabina Berretta 56 anni, scienziata italiana che dirige l’Harvard Brain tissue resource center del McLean Hospital di Boston, prestigiosi laboratori dove campioni di materia grigia provenienti da tutto il mondo vengono catalogati, selezionati, conservati.

 

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SABINA BERRETTA, NEGLI USA DAL 1990

Berretta ha raccontato la sua storia in un’intervista rilasciata ad Anna Lombardi per Repubblica. Il posto da bidella sembrava per lei l’unico modo per continuare a lavorare dopo anni di ricerche non pagate:

«Sono siciliana, vengo da Catania. Dopo il liceo volevo studiare filosofia, ma sapevo che non mi avrebbe permesso di sopravvivere: e siccome ero una sportiva mi iscrissi all’Isef. Insegnando ginnastica, pensai, avrò tempo per studiare filosofia, prendere una seconda laurea. Fu preparando la tesi dell’ultimo anno che scoprii la mia vocazione. Il professore che insegnava fisiologia all’Isef era un docente di medicina. Entrai nel suo laboratorio dove facevano studi sul cervelletto. Capii subito che era quello che m’interessava davvero. Misi da parte lo sport e cominciai a studiare medicina a Catania…».

 

Come andò?

 

«Benissimo, continuai a fare ricerca in quel laboratorio e mi laureai con lode in neurologia. Solo che le ricerche nessuno me le pagava: ero una volontaria. E anche da laureata non c’era posto per me. In quell’istituto si liberava però un posto da bidello: pensai che poteva essere un modo per guadagnare dei soldi continuando a studiare. Dopo aver spazzato i pavimenti, insomma, potevo andare in laboratorio e proseguire le ricerche con uno stipendio su cui contare. Non vinsi nemmeno quel posto: eravamo troppi a farne richiesta».

 

La persona che lo vinse era laureata come lei?

 

«Certo, adesso è una stimata ricercatrice, ma ha cominciato con un posto da bidella. Io invece ebbi fortuna. Vinsi una borsa del Cnr per studiare un anno all’estero. Scelsi il Mit di Boston. Andò bene: scaduta la borsa, ero stimata e mi tennero. Era il 1990 e da allora non sono più tornata».

(Foto di un’università italiana da archivio Ansa)