Riforme, Violante “bacchetta” la minoranza Pd: «Sbaglia sull’elezione diretta»

di Redazione | 08/09/2015

Riforme Violante

Riforme, 

per Luciano Violante il disegno di legge Boschi è tutt’altro che perfetto, ma l’ex presidente della Camera è convinto che la minoranza Pd stia sbagliando a rivendicare l’elezione diretta del Senato. L’ex capogruppo Ds a Montecitorio lo ha spiegato in un’intervista rilasciata a Emilia Patta de Il Sole 24 Ore, nella quale ha ribadito di aver sempre sostenuto la non elettività diretta dei componenti di una Camera delle Autonomie che non ha rapporto fiduciario con il governo. «Se i futuri senatori devono rappresentare le Regioni, devono essere eletti dai Consigli regionali», ha aggiunto, ricordando come in Europa, ad eccezione della Spagna (dove il Senato è comunque bollato come “Camera muerta”), non ci siano molti esempi di seconde Camere elette dai cittadini. 

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RIFORME, VIOLANTE: «ELEZIONE DIRETTA? LA MINORANZA PD SBAGLIA» –

Non è un caso che Violante, bocciato mesi fa nella corsa per la Consulta,  sia l’autore di quella bozza (che portava il suo nome, ndr) approvata in prima commissione alla Camera da tutto l’Ulivo nel 2007. Anche allora si prevedeva il superamento del bicameralismo perfetto tramite l’istituzione di una Camera delle Autonomie eletta in secondo grado dai Consigli regionali. Spiega il Sole 24 Ore:

«Anzi, a voler essere maliziosi la bozza Violante era anche più hard della riforma Boschi ora contestata dalla sinistra democratica perché prevedeva la sfiducia costruttiva e il rafforzamento del poteri del premier con la compartecipazione al potere di scioglimento delle Camere e con la nomina e revoca dei ministri. «La sfiducia costruttiva era pensata all’interno di una quadro politico che prevedeva le coalizioni e ora, con il premio alla lista previsto dall’Italicum, non è più necessaria – conferma Violante -. Continuo a pensare che il presidente del Consiglio deve avere i poteri per esercitare le sue funzioni».

Secondo Violante, sia la maggioranza dem che la sinistra interna devono superare «una logica tutta politica mettendo la Costituzione al riparo dalle pur legittime contrapposizioni». Né sono possibili ripensamenti: «Arrivati a questo punto, pur con tutti i difetti che contiene il Ddl Boschi, la riforma deve essere portata avanti. Il processo non si può fermare».

RIFORME, I DIFETTI SECONDO VIOLANTE DEL DDL BOSCHI –

Certo, per Violante nel testo Boschi difetti e imperfezioni non mancherebbero:

«La vicenda dell’elettività dei senatori è stata come un faro abbagliante che ha fatto perdere di vista altri problemi. Non si tratta di ampliare le competenze legislative del nuovo Senato, non dobbiamo ripiombare nel bicameralismo paritario, ma di rafforzarne i poteri di controllo. Le commissioni d’inchiesta, ad esempio, dovrebbero essere estese a tutte le materie, non solo a quelle relative ai rapporti tra Stato e Regioni. Se il Senato non ha davvero poteri di controllo, finisce che si caricano di ruoli impropri il Quirinale e la Corte costituzionale. E per di più il sistema di elezione del presidente della Repubblica previsto dalla riforma rischia di restringerne la base elettiva: nel testo si parla infatti di percentuale di votanti e non di aventi diritto al voto, con il rischio che a votare siano alla fine pochi parlamentari. La mia tesi personale è che dopo la terza votazione  si dovrebbe andare al ballottaggio. Un altro aspetto che mi preoccupa è l’aumento dei procedimenti legislativi. Oggi abbiamo tre ordini di procedimenti legislativi: legislazione ordinaria, costituzionale, decreti legge e leggi delegate. Con la riforma diventano 10: c’è la legislazione bicamerale, quella monocamerale, quella monocamerale con ruolo rafforzato del Senato, quella delle leggi di iniziativa popolare… Senza contare il fatto che, con una Camera in cui il partito vincente ha la maggioranza assoluta, forse andava messa mano alla questione delle leggi delega, spesso vaste e indeterminate. Insomma, i problemi sarebbero ben altri che il modo di eleggere i senatori», ha attaccato Violante.