Riforme costituzionali, ecco quali sono gli emendamenti dei ribelli Pd

di Redazione | 07/08/2015

Riforme costituzionali

Gotor e la fronda dissidente Pd al Senato hanno già avvertito Renzi. A settembre, quando a Palazzo Madama torneranno le riforme costituzionali, sarà battaglia. I ribelli presenteranno 17 emendamenti con i quali hanno intenzione di modificare gran parte del disegno di legge Boschi. Una sfida al segretario che non vuole rimettere in discussione l’impianto generale del provvedimento che supera il bicameralismo perfetto, dopo anni di tentativi finiti nel vuoto.

miguel gotor
Miguel Gotor, senatore PD

 

RIFORME, ECCO GLI EMENDAMENTI DEI RIBELLI PD –

Ma quali sono le richieste di modifica proposte dai senatori bersaniani? Lo spiega il Corriere della Serain un pezzo di Monica Guerzoni. I diciassette emendamenti sono firmati da un numero che va dai 26 ai 28 senatori. A partire da quello sull’articolo 1, che intende restituire al Senato competenze in materia europea. Ma il rischio più grande per la maggioranza renzian è legato all’articolo 2. Ventotto sono le firme. Gotor, Migliavacca, Broglia, Casson, Chiti, Corsini, d’Adda, Dirindin, Fornaro, Gatti, Giacobbe, Guerra, Guerrieri, Lai, Lo Giudice, Manassero, Manconi, Martini, Micheloni, Mucchetti, Mineo, Pegore, Ricchiuti, Ruta, Sonego, Tocci, Tronti e Turano.

In pratica, viene richiesta il ripristino dell’elettività diretta del Senato:

«Il Senato della Repubblica – è il passaggio che farà infuriare il Pd di governo – è eletto dai cittadini su base regionale, garantendo la parità di genere, in concomitanza con la elezione dei consigli regionali». […] Non piace a Gotor la proposta della maggioranza di un «listino a scorrimento»: «È un pastrocchio. Così il Grande Nominatore sceglierebbe anche i senatori, magari tra quei consiglieri regionali che hanno bisogno dell’immunità… La politica non è il gioco del Monopoli».

Gli altri rischi? C’è l’articolo 10, nel quale la minoranza Pd chiede che alcuni temi restino di competenza delle due Camera, evitando però al tempo stesso di mantenere il bicameralismo paritario: libertà religiosa, amnistia e indulto, fine vita, diritti delle minoranze e legge elettorale nazionale, chiarisce il Corsera. L’obiettivo? «Evitare – spiega Gotor – che il vincitore del premio di maggioranza si ritocchi a proprio piacimento il sistema di voto».

RIFORME, TUTTE LE RICHIESTE DI MODIFICA –

C’è poi l’emendamento all’articolo 13, tra i più rilevanti: la proposta è che il sindacato preventivo sulla legge elettorale scatti in automatico. Ma non solo: Gotor, Corsini & Co chiedono di modificare l’articolo 20, assegnando poteri di verifica, controllo e inchiesta ai senatori. Ecco le altre modifiche:

«All’articolo 37 la minoranza ripristina la norma secondo cui due giudici della Corte costituzionale sono scelti dal Senato e, all’articolo 21, ampliano la platea dei grandi elettori del capo dello Stato, perché «il vincitore del premio non può scegliere quasi da solo chi mandare al Quirinale». E qui Chiti propone 200 sindaci eletti proporzionalmente dal Consiglio delle autonomie locali oppure, la stessa platea rafforzata dai parlamentari europei. E ci sono anche due emendamenti Casson all’articolo 7, che cambiano l’immunità per i parlamentari», conclude il Corsera.