Raffaele Cantone e il Giubileo 2015: “Attenzione o i danni saranno irreparabili”

di Redazione | 24/08/2015

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Raffaele Cantone e il Giubileo 2015: “Attenzione o i danni saranno irreparabili”, dice il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, il magistrato che più di tutti sta riuscendo ad incidere nella realtà di un paese tradizionalmente strangolato dalle dinamiche corruttive. E in previsione dell’apertura dell’Anno Santo della Misericordia, indetto da Papa Francesco per il prossimo 8 dicembre, gli appalti e i lavori pubblici nella Capitale potrebbero far gola a molti, sopratutto dopo l’esplosione del sistema di Mafia Capitale.

RAFFAELE CANTONE E IL GIUBILEO 2015: “ATTENZIONE O DANNI IRREPARABILI”

E’ per questo, scrive Repubblica, che il presidente dell’Anac ha lanciato severi ammonimenti: qualsiasi dinamica corruttiva emergesse nella capitale mentre si svolge il Giubileo sarebbe irreparabile.

Il Giubileo, per esempio, sarà un banco di prova fondamentale per verificare la tenuta di questi anticorpi. L’adozione del modello utilizzato per raddrizzare l’Expo, com’è stato ventilato anche per questo evento «non potrà rappresentare in alcun modo un alibi per la politica», secondo Cantone. Che ricorda il detto popolare: «Alla chiesa di Santa Chiara prima rubarono, poi misero le porte di ferro». Ma solo perché sia ben chiaro che qui le porte di ferro nessuno potrà metterle dopo il patatrac, com’è accaduto a Milano, se la corruzione dovesse colpire anche qui. Il danno risulterebbe «irrisolvibile». Dunque a Roma, dopo quello che è successo, bisogna tenere la guardia alta fin da subito. I pericoli ai quali si potrebbe andare incontro sono noti, tanto più dovendo affrontare il viaggio con una macchina che «non ha cambiato il motore». Le contromisure vanno adottate immediatamente e senza titubanze.

Il modello che bisognerà promuovere a Roma è lo stesso, sostiene Cantone, che ha salvato l’Expo “in zona Cesarini” e che ha portato al commissariamento del Mose di Venezia.

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Anche perché l’Anac sta iniziando a dimostrare che l’attività di contrasto ai fenomeni di corruttela ha un suo tasso di efficacia.

L’Anticorruzione è stata istituita giusto un anno fa fondendo insieme due ectoplasmi: la vecchia e sostanzialmente inutile autorità di vigilanza sugli appalti pubblici, e l’altrettanto insignificante Civit, l’authority per la pubblica amministrazione. E a distanza di dodici mesi è impossibile non avvertire il cambio di passo, non soltanto sui grandi appalti al centro di scandali clamorosi, come l’Expo (rimesso in carreggiata in piena zona Cesarini) o il Mose (commissariato). Sarà per il timore che incutono le divise della Finanza, utilizzata dall’Anac per le ispezioni e i controlli. Oppure per qualche altra strana alchimia. Fatto sta che nei casi in cui l’autorità è finora intervenuta è risultato difficile reagire facendo spallucce, come invece avveniva regolarmente in precedenza di fronte alle osservazioni del garante dei contratti pubblici. Sempre più spesso le amministrazioni hanno dovuto accogliere i rilievi che erano stati formulati com’è accaduto a Napoli per gli appalti dei servizi di sicurezza della Asl 3 o a Ferrara per la gestione di alcuni servizi sociali affidati in precedenza senza gara alle cooperative.

Quanto emerso a Roma grazie alle inchieste del procuratore capo Raffaele Cantone racconta una situazione che definire inquietante è poco, e richiama alla memoria i fatti del 1992, solo in versione peggiorata, e di molto. La responsabilità sarebbe della politica locale, e anche delle scelte normative che la governano: il sistema elettorale per i comuni si risolve in un incentivo ai fenomeni corruttivi.

Per quanto «il meccanismo criminale non sia emerso in tutte le sue sfaccettature», e l’inchiesta in corso possa riservare molte altre sorprese, la metamorfosi della corruzione si è svelata in tutta la sua inquietante dimensione. Perché se prima il sistema corruttivo era a servizio della politica, concorda Cantone, oggi è talvolta la politica a essere strumento della corruzione. Il rapporto classico messo in luce da Tangentopoli adesso è completamente ribaltato. E questo anche a causa di alcune scelte elettorali, come quella di introdurre la preferenza unica alle elezioni comunali. Una decisione che ha consentito a certi soggetti di accumulare un potere enorme con la gestione di pacchetti di voti in grado di cambiare gli equilibri nelle maggioranze e nelle giunte locali. Pochi voti, ma determinanti, e chi li controlla detta legge. Quando poi il proprietario del pacchetto è emanazione di interessi che nessun rapporto hanno con la politica sana, come spesso succede soprattutto in alcune aree del Sud, e a Roma, allora sono dolori.