Sicurezza informatica, la nuova sfida è proteggere i nostri dati sanitari

18/12/2017 di Redazione

Pagamenti in ospedali e cliniche privati, dati prodotti da studi scientifici, ma anche quelli provenienti dai dispositivi sanitari indossabili (nel 2020 si prevede che ce me saranno 30 miliardi attivi in tutto il mondo, collegati alla rete): la sfida del futuro è proteggere tutte queste informazioni. Le violazioni già ci sono: “Secondo il Protenus Breach Barometer report – spiega all’AdnKronos Francesco Malcarne Executive IT Architect di Ibm Italia – nel 2016 si sono contate 450 infrazioni di dati sanitari con un impatto su 27 milioni di pazienti”.

COME PROTEGGERE I DATI SANITARI DAGLI ATTACCHI INFORMATICI

L’arma proposta da Ibm per proteggere i dati sanitari è la tecnologia Blockchain. Malcarne ha spiegato così come funziona: “Sono più di 20 anni che con l’avvento del web pretendiamo che ogni volta che c’è una trasmissione di dati o una transazione, sia certificata. Abbiamo continuato a mantenere enti certificatori terzi di cui ci fidiamo, quando non ci fidiamo della controparte. Abbiamo richiesto la firma digitale, e che le banche certificassero l’uso delle carte credito. Questo ci ha limitati, perché ha lasciato intatti margini di contenzioso nel momento in cui dall’altra parte, per dolo o per colpa, sorge un problema”.

L’avvento di questa nuova tecnologia, prosegue, “fa sì che ogni qualvolta venga effettuato un trasferimento di beni, servizi o dati, questo trasferimento rimanga immutabile per sempre: se acquisto qualsiasi cosa su internet, la transazione viene ‘scritta’ su Blockchain e nessuno può modificarla: o è scritta, o non è avvenuta. Non è possibile tornare indietro e se si prova a farlo, ne rimane traccia. Si pensi all’utilità per difendersi, ad esempio, dalle vendite ‘doppie’ di case e appartamenti”.

LA TECNOLOGIA BLOCKCHAIN PER PROTEGGERE I DATI SANITARI IN RETE

Si tratta di “un cambio di paradigma totale – prosegue Melcarne – che garantisce l’immutabilità di ciò che viene trascritto, garantendo una fonte di verità unica quando ci sono scambi di informazioni. E in sanità questo potrà essere applicato nella gestione del fascicolo sanitario elettronico, dei pagamenti per le prestazioni sanitarie o delle pratiche assicurative di rimborso in caso di malattia o infortunio. Nel caso dei trial clinici, i promotori avranno la possibilità, grazie a Blockchain, di ottenere lavori scientifici finalmente certificati passaggio per passaggio”.

Tecnicamente, Blockchain è un registro affidabile e distribuito con processi condivisi. Ogni attore della rete mantiene una copia (nodo) di un unico registro nel quale vengono trascritte le transazioni, la copia viene costantemente replicata con le altre copie con meccanismi ‘peer-to-peer’. Ogni nodo contiene una catena immutabile di blocchi di transazioni e ogni blocco è legato al precedente da un meccanismo crittografico che impedisce la modifica di transazioni senza la conseguente modifica di tutti i blocchi creati successivamente. E proprio l”immutabilità’ della Blockchain, insieme al meccanismo di replica tra nodi, crea una fonte unica di verità condivisa e inattaccabile.

In sanità, sono in corso nuove ricerche volte ad applicare il registro distribuito agli aspetti critici della interoperabilità, sicurezza e universalità. Utilizzi affascinanti in altri settori di industria vengono applicati al settore della salute, come estendere gli smart contract della Blockchain per la gestione di reti di fornitori o la connessione di miriadi di dispositivi medici. “L’inserimento di una Blockchain – assicura l’esperto – può ridurre i problemi di interoperabilità tra i dati dei dispositivi e, contemporaneamente, creare una piattaforma sicura, privata e resistente per la memorizzazione dei dati. Inoltre, la blockchain permette l’utilizzo di un singolo metodo sicuro per proteggere l’identità e i dati del paziente attraverso controlli e identificazioni”.

 

Foto copertina: ANSA/LUCA ZENNARO

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