Primarie Usa 2016: guida alle primarie del New Hampshire

di Andrea Mollica | 05/02/2016

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Le primarie presidenziali entrano nel vivo martedì 9 febbraio. Dopo i caucus dell’Iowa, vinti da Ted Cruz e Hillary Clinton, i candidati repubblicani e democratici per la Casa Bianca si affronteranno nella prima vera primaria in New Hampshire. Questo Stato del New England “sceglie” il presidente da ormai molti decenni, e nessun candidato ha mai strappato la nomination senza aver ottenuto un risultato brillante in Iowa o in New Hampshire, i due Early States che dagli anni settanta danno l’avvio alle campagne presidenziali.

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Primarie New Hampshire. Andrew Burton/Getty Images

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PRIMARIE NEW HAMPSHIRE

Martedì 9 febbraio inizieranno le prime primarie di Usa 2016, anche se saranno trascorsi otto giorni dalla prima consultazione elettorale, i caucus dell’Iowa. Il New Hampshire sarà infatti il primo Stato a svolgere le primarie, come da antica tradizione iniziata nel 1920, e secondo una normativa locale rispettata a fatica da tutti gli altri 49 Stati americani. Una legge del New Hampshire vincola il suo segretario di Stato, carica equivalente di un ministro dell’Interno, a convocare le primarie almeno sette giorni prima di qualsiasi altra simile elezione. I caucus dell’Iowa, una consultazione più vicina a un’assemblea di partito che a un’elezione federale o statale, sono riusciti ad anticipare il New Hampshire negli anni settanta, ma da allora lo Stato del New England ha sempre anticipato la data di svolgimento delle sue primarie per conservare il prezioso stato di “First-in-the-Nation”, primo nella Nazione a iniziare il lungo percorso che porta alla Casa Bianca. Un ruolo anticipatore che riecheggia quanto successo in New Hampshire durante la guerra di indipendenza americana. Il New Hampshire è stata la prima delle 13 colonie a proclamare un proprio governo indipendente dalla Gran Bretagna e ad adottare una propria carta costituzionale nel 1776. L’avvio delle primarie Usa ha assicurato al New Hampshire, così come all’Iowa negli ultimi decenni, una centralità nella politica americana che la loro marginalità demografica, economica e sociale non avrebbero mai garantito. I due Early States (primi Stati), il primo con i suoi caucus nelle ampie pianure del Midwest, il secondo invece collocato nel New England, hanno infatti diversi tratti comuni nonostante siano distanti circa 1500 chilometri l’uno dall’altro. Iowa e New Hampshire sono due Stati bianchi, con molti abitanti concentrati nelle zone rurali, che insieme hanno una popolazione pari a poco meno del 2% degli Usa. In New Hampshire vivono meno di un milione e mezzo di persone, meno rispetto a Manhattan o al Bronx. Lo Stato del New England ha però acquisito più importanza nella politica statunitense rispetto ai quartieri di New York City grazie all’arrivo in massa di politici e media che caratterizza ogni ciclo presidenziale. Chi vince in New Hampshire, specie se riesce a bissare un successo ottenuto nei caucus dell’Iowa, ottiene molto di più delle poche decine di delegati in palio (46 tra i Democratici, 20 per il Gop).

PRIMARIE NEW HAMPSHIRE STORIA

Il New Hampshire svolge primarie presidenziali sin dal 1916, ma solo a partire dal secondo dopoguerra questa elezione in New England ha iniziato ad acquisire l’importanza attuale grazie alla riforma del 1949 che ha permesso di votare direttamente i candidati, e non più solo i delegati, alle presidenziali. Nella prima elezione dopo questo cambiamento, nel 1952, lo Stato del New England ha battezzato la presidenza di Eisenhower, spegnendo al contempo le ambizioni per la ricandidatura di Harry Truman. Il successore di Franklin Delano Roosevelt , sconfitto a sorpresa in New Hampshire dal senatore Estes Kefauver, aveva rinunciato a correre per un nuovo mandato alla Casa Bianca, mentre nelle primarie repubblicane l’allora generale della Nato aveva battuto uno dei leader storici del Gop, Robert Taft, ponendo così il primo tassello per la conquista della nomination. Eisenhower era stato inserito sulla scheda elettorale da un comitato di sostenitori del governatore di questo Stato, e vinse senza fare campagna elettorale. Fino agli anni settanta la maggior parte delle primarie si svolgevano senza che il loro risultato fosse vincolante per l’assegnazione dei delegati alla Convention presidenziale, con l’eccezione di pochi Stati tra cui il New Hampshire. Grazie a questa regola e al fatto che fossero la prima competizione nell’anno presidenziale a testare la forza dei candidati, l’esito di queste primarie aveva una forte rilevanza. John Fitzgerald Kennedy ha iniziato la sua corsa verso la presidenza con un successo in New Hampshire, mentre il suo successore Lyndon Johnson ha rinunciato al secondo mandato presidenziale dopo che il senatore Eugene McCarthy aveva sfiorato la vittoria contro di lui facendo campagna contro la guerra in Vietnam nel 1968. Per evitare di esporsi troppo il presidente Johnson aveva anche evitato una candidatura diretta, optando per una campagna di write-in, la facoltà che gli elettori hanno di scrivere sulla scheda un’opzione non presente nelle liste elettorali. Dopo che le riforme dei partiti americani hanno reso ancora più centrali le primarie nella selezione della nomination presidenziale il New Hampshire ha mantenuto intatta la sua estrema rilevanza. Il ruolo di prima competizione “vera”, più aperta rispetto ai caucus dell’Iowa, ne fa da sempre l’obiettivo principale di tutte o quasi le campagne. Dal 1976 a oggi chi ha vinto la partita d’esordio in New England ha spesso vinto le primarie: 7 volte su 10 tra i Democratici, 8 su 10 tra i Repubblicani. Nel 1992 Bill Clinton era riuscito a trasformare il suo secondo posto in New Hampshire in un successo capace di fornire un forte slancio alla sua campagna, che sembrava destinata al fallimento visto il risultato deludente in Iowa e gli scandali sessuali che l’avevano caratterizzata. Negli altri casi in cui l’esito di queste primarie non è coinciso con la nomination, come verificatosi nel 1984 e nel 2008 tra i Democratici, e nel 1996 e nel 2000 tra i Repubblicani, si nota come i vincitori di queste elezioni siano poi arrivati secondi.

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Donald Trump. Joe Raedle/Getty Images

DONALD TRUMP

Nel 2016 le primarie del New Hampshire sono particolarmente importanti per i Repubblicani. Il parziale insuccesso dell’Iowa, ingigantito dalle aspettative poi non realizzatesi di vittoria, conseguito rende questa elezione un vero punto di svolta per le ambizioni presidenziali del miliardario di New York. Una mancata vittoria in New Hampshire, Stato in cui Donald Trump domina nei sondaggi da quando ha annunciato la candidatura per la Casa Bianca lo scorso luglio, renderebbe perfino possibile un collasso della sua campagna, che in Iowa ha mostrato evidenti limiti organizzativi.

Trump ha puntato tutto sulla sua enorme popolarità, dominando il ciclo delle notizie e sfruttandone l’eco sui suoi seguitissimi social media. La sua campagna sul campo ha relativamente pochi volontari, e gli investimenti pubblicitari su radio e TV sono ugualmente inferiori rispetto a quelli degli altri candidati. L’imprenditore di NYC finanzia da solo la sua corsa per la Casa Bianca, anche per rimarcare la sua differenza con gli altri politici che poi dipenderanno da aziende e gruppi di interesse da cui ricevono donazioni complessivamente multimilionarie. Un messaggio particolarmente apprezzato in New Hampshire, uno Stato che ha una spiccata tendenza a sostenere i candidati che lottano contro l’establishment politico e finanziario, come Ross Perot o come John McCain, che aveva vinto le primarie repubblicane nel 2000 anche in ragione del suo impegno per la riforma del finanziamento alla politica. Le primarie in New Hampshire, così come i caucus dell’Iowa, sono più importanti per i segnali politici che inviano che per la posta effettivamente in palio. La nomination si ottiene grazie alla conquista della maggioranza dei delegati e il New Hampshire ne assegna solo 20 elettivi e 23 complessivi sui 2472 della Convention di Cleveland. Solo 20 delegati sono legati al risultato delle primarie, e si distribuiscono in modo proporzionale tra i candidati che superano il quorum del 10%¸ mentre al vincitore è assegnato un bonus ulteriore di sei delegati. L’elettorato Gop di questo Stato ha una tendenza libertaria particolarmente spiccata, ed è molto meno legato alla difesa dei valori tradizionali rispetto a quello delle aree rurali del Midwest o del Sud. Secondo l’entrance poll dell’Iowa il 40% degli elettori si definiva molto conservatore, e solo il 15% si identificava come moderato o liberal. Nelle primarie 2012 del New Hampshire vinte da Mitt Romney i rapporti di forza erano praticamente ribaltati, con il 21% di votanti molto conservatori, e il 47% di elettori moderati o liberal. Un dato rispecchiato dalla maggior presenza di indipendenti, più del doppio, anche in ragione di un’elezione più partecipata rispetto ai caucus, e della netta minoranza dei cristiano-evangelici. Nei caucus dell’Iowa vinti da Cruz erano oltre il 60% degli elettori, 4 anni fa in New Hampshire sono stati solo il 22%, e difficilmente questa percentuale salirà in modo rilevante. In passato le primarie del New Hampshire sono state vinte da candidati considerati come anti establishment o non appoggiati dai vertici del partito, come Pat Buchanan nel 1996 o il già citato John McCain nel 2000. Un tipo di orientamento ben incrociato dal messaggio anti Washington di Donald Trump, che è avvantaggiato dalla sua tolleranza sui diritti civili e dalle sue posizioni relativamente non ortodosse sui temi economici, oltre che dalla forte presenza di indipendenti e moderati tra i votanti delle primarie del New Hampshire.

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Marco Rubio. Chip Somodevilla/Getty Images

MARCO RUBIO E TED CRUZ

Il vincitore dei caucus dell’Iowa, Ted Cruz, può anche ottenere un risultato non positivo in New Hampshire, senza avere ricadute eccessive per la sua campagna. L’obiettivo minimo per il senatore del Texas è superare il 10% per ottenere alcuni dei 20 delegati in palio. La spinta acquisita grazie al successo nel primo dei due Early States sembra potergli garantire questo risultato, alla luce dei sondaggi condotti prima dei caucus dell’Iowa, e delle indagini uscite immediatamente dopo, come il tracking giornaliero di UMASS, la prestigiosa università pubblica del vicino Massachusetts. Il percorso verso la nomination di Ted Cruz è particolarmente complesso e difficile, ma sicuramente non passa da uno Stato così poco conservatore come il New Hampshire. Per Marco Rubio è essenziale invece ottenere un buon, se non ottimo, risultato in New England. Il senatore della Florida ha ottenuto lo spin mediatico più favorevole dopo il suo brillante terzo posto ai caucus dell’Iowa. Un risultato inatteso per la forza del suo consenso, ben oltre il 20% e con gli stessi delegati di Donald Trump, e per la sua capacità di vincere nei segmenti più importanti del voto in ottica nomination, come gli elettori abbastanza conservatori, la maggioranza dei partecipanti alle primarie Gop, o i votanti che hanno scelto il candidato con più chance per la Casa Bianca. Marco Rubio deve però diventare il punto di riferimento dei candidati più apprezzati dai vertici repubblicani per avere una chance significativa di nomination. L’establishment Gop è ostile a Donald Trump, e per certi versi ritiene ancora più pericolosa una vittoria di Ted Cruz, giudicato ancora più estremista. Il senatore della Florida, apprezzato per la sua giovane età e il suo profilo rappresentativo del sogno americano, un figlio di cubani capace di aspirare alla Casa Bianca, è ritenuto come il più competitivo dei candidati che fanno parte del fronte moderato, o meno conservatore, composto dall’ex governatore dello Stato di Rubio, Jeb Bush, dal governatore dell’Ohio John Kasich e dal governatore del New Jersey Christ Christie. In New Hampshire si svolgerà una sfida interna tra questi quattro concorrenti, perché solo uno di loro sarà in grado di combattere contro Ted Cruz e Donald Trump se i consensi dei candidati anti establishement rimarrà così elevato come ora. Mentre Rubio, così come in misura minore Bush, possono contare eventualmente su altre occasioni per provare a contrastare Donald Trump, le primarie del New Hampshire sono invece l’ultima chiamata per Kasich e Christie. Il governatore dell’Ohio appare il candidato che potrebbe incontrare i maggiori favori degli indecisi, in prevalenza centristi, che sceglieranno di votare solo negli ultimi giorni, anche se la sua forte crescita nei sondaggi precedente ai caucus dell’Iowa potrebbe essere frenata dal momentum acquisito da Marco Rubio. Una tendenza rilevata dal tracking di UMASS, che ora colloca il senatore della Florida davanti a Kasich e Bush, mentre prima dei caucus dell’Iowa era dietro di loro.

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Bernie Sanders. Matthew Cavanaugh/Getty Images

BERNIE SANDERS

Bernie Sanders vincerà probabilmente le primarie del New Hampshire, uno degli Stati demograficamente e politicamente a lui più favorevoli, a parte il natio Vermont, come mostra anche il suo ormai consolidato primato demoscopico. Il senatore democratico guida le intenzioni di voto delle primarie del New Hampshire dalla fine dell’estate, e in queste ultime settimane il suo margine di vantaggio è cresciuto.

Hillary Clinton ha vinto di pochissimo i caucus dell’Iowa, strappando 2 delegati elettivi in più rispetto al suo avversario, ma deludendo le aspettative dei media, che ritenevano più probabile un inizio delle primarie più favorevole per l’ex segretario di Stato. Il maggior successo dei Clinton è stato aver evitato una vittoria di Bernie Sanders nei due Stati iniziali, visto l’effetto mediatico che avrebbe beneficiato lo sfavorito senatore del Vermont dall’aver battuto subito e per ben due volte consecutive la candidata indicata come sicura nomination da pressoché la totalità degli osservatori. Gli Early States di Iowa e New Hampshire sono composti da elettori democratici particolarmente liberal e in quasi totalità bianchi, il segmento demografico dove è più forte il senatore del Vermont. Bernie Sanders è particolarmente apprezzato dagli indipendenti progressisti, un segmento elettorale di cui è storicamente ricco il New Hampshire, come la stessa regione del New England dove si trova. La vicinanza del Vermont ha permesso a Bernie Sanders di avere un’elevata popolarità in New Hampshire da molto tempo, un elemento sfruttato dalla sua campagna. Il candidato democratico che si definisce socialista è stato almeno una decina di volte di più di Hillary Clinton in New Hampshire, ed è riuscito a costruire un solido groundgame nonostante risorse finanziarie inferiori. Nei caucus dell’Iowa Bernie Sanders ha mostrato la coalizione sociale che potrebbe portarlo alla vittoria in diverse primarie, composta da elettori bianchi, ceti medio-bassi, giovani e indipendenti di orientamento liberal, particolarmente ostili alla nomination di una candidata logorata come Hillary Clinton. L’aspetto più interessante del sostegno al senatore del Vermont è rappresentato dalla sua forza tra i reddito medio-bassi e chi ha un grado di istruzione inferiore, segmenti demografici più favorevoli ai candidati più moderati, nella storia recente delle primarie democratiche. Una simile coalizione sociale può essere maggioritaria però solo in Stati composti quasi esclusivamente da bianchi, come Iowa e New Hampshire, mentre senza un appoggio superiore da parte di afro-americani, ispanici e le altre minoranze etniche la via della nomination appare impossibile per Bernie Sanders. Alle primarie di martedi 9 il senatore del Vermont dovrebbe comunque ottenere un successo, anche piuttosto netto, se mantenesse le percentuali ottenute tra liberal e indipendenti in Iowa, e non si verificasse un movimento al momento imprevedibile in favore della sua avversaria. Hillary Clinton era riuscita già nel 2008 a conquistare una inattesa vittoria, quando tutti i sondaggi la davano sfavorita dopo il trionfo di Barack Obama in Iowa. Un’eventuale sconfitta sarebbe comunque attutita dalla ripartizione proporzionale dei pochi delegati in palio, 24 su 4051 elettivi.