Parigi, la famiglia di Valeria: «Niente odio. Lei non ce lo perdonerebbe»

di Redazione | 18/11/2015

valeria solesin fidanzato

VALERIA SOLESIN –

«Non è rabbia. E non deve essere paura: Valeria non ci perdonerebbe mai se fossimo spaventati e dunque ora restassimo fermi. Nel suo nome, la nostra sfida deve essere quella di non smettere mai di provare a cambiare le cose». Parla così Dario Solesin, 25 anni, fratello di Valeria, la ricercatrice italiana alla Sorbona uccisa al Bataclan. Le parole della famiglia della ragazza veneta sono raccolte da Repubblica:

Ieri sera sono venuti ad abbracciare Valeria i suoi genitori, Luciana e Alberto, che si sono presentati all’ingresso dell’istituto di medicina legale, la Morgue, composti, come sempre in questi giorni, nel dolore: «Porteremo sempre nel cuore nostra figlia nel suo essere: quello che preme a me e a mio marito è il ricordo di nostra figlia che era una persona meravigliosa, una figlia, una persona, una cittadina e una studiosa meravigliosa» aveva detto la signora dopo aver saputo che quel corpo era quello della sua Valeria.

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E infine le parole di un papà italiano, residente in Francia, che conosceva bene Valeria…

Ieri, ad aspettarli fuori dall’istituto di medicina legale, non c’erano soltanto psicologi pronti a parlare. Diplomatici e giornalisti. Ma anche un signore italiano mischiato ai giornalisti. Ma che giornalista, invece, non era: si chiama Matteo Ghisalberti, è italiano, vive a Parigi, e lui Valeria la conosceva bene. «Ci siamo conosciuti due anni fa. Ha cominciato Andrea, come baby sitter di mio figlio che ha cinque anni. Poi Andrea aveva spesso problemi di lavoro e allora ha cominciato a venire anche Valeria. Ultimamente venivano insieme, e tutti e tre si sono divertiti tanto. Non ho ancora detto niente al bambino, anche perché non sono ancora riuscito a trovare le parole giuste per spiegarle a me. Lui quando deve dire la lettera V, dice: V come Valeria. Ha saputo dell’attacco, lo ha sentito in tv. Era rimasto già colpito dall’attacco a Charlie Hebdo. E così mi ha chiesto: “Papà perché gli uomini cattivi sono tornati?”. Non gli ho risposto. Non sono stato capace».