Non ci si sposa più? Provateci voi con una vita a progetto.

di Boris Sollazzo | 12/11/2015

precariato

GENERAZIONE F, GENERAZIONE FANTASMA –

L’Istat ci comunica che dal 2008 sono diminuiti i matrimoni e raddoppiate le unioni di fatto. Se andate su internet o ascoltate radio e tv, se ne parla con una lieve e subdola nota di disapprovazione. A esprimerla sono i soliti opinionisti e giornalisti e prezzemolini politici che hanno in tasca contratti sicuri, vite lavorative protette dallo statuto dei lavoratori (sì, è esistito, non è come Babbo Natale, non credete ai negazionisti), un’esistenza fatta di certezze fin da quando lasciarono gli studi. Altre generazioni, perché l’Italia è un paese per vecchi, e pure a tempo indeterminato.

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Parlate, scrivete, vi date di gomito. E il messaggio è sempre questo, anche se ora siete abbastanza furbi da non dirle più certe parole. “Sti bamboccioni, neanche più un matrimonio sanno tenere in piedi. Se la fanno sotto questi choosy a prendersi un impegno così. Ai tempi nostri…”.
Ai tempi vostri, miei cari, avevate tutto. Tutto. TUTTO. Diritti – pochi doveri, e pure disattesi, a giudicare da come ci avete lasciato questo paese -, lavoro, case a prezzi decenti. Ma soprattutto avevate un FUTURO.
Noi – ho 37 anni, per chi se lo chiedesse, in pieno target Generazione F (dove F non sta per Fannulloni ma per Fantasma, dimenticata dai propri padri e senza i riflettori dell’allarme sociale dedicato, giustamente, ai fratelli minori under 25) – ne abbiamo uno brillante. Alle nostre spalle. E’ quello che ci prospettavate fin da adolescenti con i vostri “avete tutto” o il sempreverde “avessimo avuto noi le vostre opportunità” o lo squisito “alla tua età avevo già te, tua madre, due amanti, tua sorella, tua figlia, tua nipote, ero dirigente in una multinazionale e avevo vinto lo scudetto con la Ternana. E tu sei ancora qui a casa”.
Noi vi abbiamo creduto. Abbiamo studiato, abbiamo cercato di fare il lavoro che desideravamo, abbiamo creduto in un mondo migliore. Ci siamo cascati.

Noi, a casa, non ci siamo mai stati bene. Vi comportate come i vostri nonni, senza aver fatto la guerra, ma al massimo avendo tradito il ’68, il ’77 e pure Italia ’90. E lo posso scrivere perché ho una madre straniera e un padre che sembra tedesco pur essendo napoletano, quindi stasera non mi manderanno a letto senza cena. E al massimo ho i tegolini sotto il letto.
Noi, le vostre opportunità ce le sogniamo la notte. Sì, a volte mi sveglio tutto sudato dopo aver immaginato che anche io, come un noto collega, venissi preso a 24 anni nell’azienda in cui è ancora oggi. E dopo poco più di un anno era già inquadrato, con tanto di assicurazione medica gratis. O quell’altro, in un altro settore, che a fine università – non privata, non straniera – aveva sei offerte di lavoro. E tre lo hanno aspettato, perché doveva ancora fare il servizio militare. Poi mi guardo allo specchio, dove ho il post-it “ricorda di pagare l’Iva trimestrale, anche se le fatture che hai emesso non ti vengono pagate da 315 giorni”. Poi cancelli, per scrivere 316.
E soprattutto se voi alla nostra età aveste perso 8 lavori in 12 anni per tagli, fallimenti delle aziende in questione, dirigenti incapaci e avidi che ti hanno truffato, cessioni di ramo d’azienda, l’inserimento in una bad company, anziane proprietarie che fingono attacchi di cuore per non pagarti, uffici smontati di notte, imprenditori scappati in Messico a costruire resort, altri che firmano assegni a vuoto, forse alla nostra età non ci sareste neanche arrivati.

Saremo anche moderni, instabili, inquieti, fragili. Ma le unioni di fatto noi le scegliamo perché non abbiamo scelta. Perché non possiamo permetterci un matrimonio dignitoso. Perché non possiamo permetterci gli alimenti. Perché non possiamo comprarci casa, visto che euro e speculazione edilizia (fatta da costruttori, intermediari e affini della vostra età) non ce lo permettono. E bancari e banchieri della vostra età un mutuo non ce lo danno, perché non abbiamo i vostri contratti.

E prima di fare quelle faccette da snob che pensano di sapere tutto della vita, pensate alla data 2008. E’ l’anno in cui in Europa si vedono i prodromi di una crisi che esplode l’anno dopo. Una crisi con cui al massimo possiamo parlare con il nonno, perché voi siete i figli del boom, avete presente? I baby pensionati, per dire. Beh, in effetti anche molti di noi lo sono. Già in pensione, che hanno anche rinunciato all’utopia del posto fisso (anzi di un posto e bassa, pure senza scrivania) ma senza pensione. Quella ve la siete mangiata voi.

Quindì sì, non ci sposiamo. Perché non possiamo. Perché se hai una vita a progetto, la parola sempre non può esistere. Perché la precarietà ci fa lavorare 18 ore al giorno ed è dura amarsi nello spazio di una puntata di Gazebo. Anzi di una social top ten. Anzi, neanche, di una vignetta di Makkox.
Perché siamo uniti di fatto e spesso ci amiamo più di voi, che magari siete rimasti insieme perché “pareva brutto”. Perché amarsi ai tempi nostri, è un atto di coraggio, di incoscienza, ma soprattutto è un azzardo. E lasciatecelo giocare come ci pare, visto che ci avete portato pure via le carte.

Quindi al precario under 40 che non si sposa, come diceva Gigi Proietti del Cavaliere Nero, “nun je dovete rompe er cazzo”.