No Farina, Weinstein non è solo uno “sporcaccione”. L’unica differenza con gli stupratori è che lui ha i soldi

di Redazione | 15/10/2017

Farina

Continua l’attacco di Libero ad Asia Argento e alle altre attrici che hanno denunciato il produttore cinematografico Harvey Weinstein. Renato Farina anche oggi ci regala un’altra grande lezione di lingua italiana: venerdì ci ha spiegato la differenza tra “stupro” e “prostituzione”  e oggi rincara la dose – nonostante la querela già ricevuta da Asia Argento – raccontandoci che Weinstein non è uno stupratore, ma solo uno “sporcaccione”. «Esiste il reato di stupro. Quello di maialaggine non c’è. Peraltro, non esiste neppure il reato di odio. Non c’è neanche quello di essere uomini o donne di merda», scrive Farina, ignorando, forse, che il reato di molestie sessuali, invece, esiste eccome. Sempre che la giustizia americana non ne rintracci uno più grave – cioè quello di abuso sessuale – nella condotta del produttore cinematografico.

PER FARINA WEINSTEIN È SOLO UNO «SPORCACCIONE»

Noi vogliamo essere garantisti e non ci azzardiamo ad affibbiare etichette a Weinstein. Stupisce, però, che Libero – che non si fa mai molti problemi a “sbattere il mostro in prima pagina”, soprattutto si tratta di stupratori sono stranieri immigrati in Italia – si prodighi tanto a togliergliele.

Weinstein è un porco. Un Don Giovanni senza Mozart, dunque un suino dall’anima setolosa. È ufficiale. Questo nessuno lo può negare, lo confessa anche lui che si è rifugiato in una clinica per de-maializzarsi. (Mi domando quale sia il trattamento: pozioni di bromuro? Oppore, come insegnavano ai chierichetti e praticavano in proprio certi vecchi preti, lunghe corse in bicicletta?). È un delinquente? Aspettiamo il tribunale che verifichi o meno le violenze, anche se dopo tanti anni è difficile arrivare a un giudizio. Di certo è opportuno chiarirci le idee. Nella nostra società occidentale si tutelano, anzi si dovrebbero tutelare insieme la libertà insdividuale e “la buona vita” del popolo, esiste, deve esistere, questa distinzione tra morale e leggi.

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Renato Farina torna anche sulla querela ricevuta appena ieri da Asia Argento: «So che togliere il marchio di criminalità alla smodata lussuria, propria di omoni ricchi e gaudenti, mi farà passare per un complice che banalizza la schifezza, o come minimo per un lassista, un epiteto che evocando il lassativo non appare un complimento. Talvolta questo esercizio di coraggio è difficile per anime cresciute nella bambagia, ma non ci posso fare niente. Per queste mie tesi, Asia Argento annuncia querela, ritenendo la mia opinione un crimine. Perfetto. Ma io insisto lo stesso». Per quanto affascinante possa sembrare la teoria di Farina di lui solo contro un mondo di ipocriti, è difficile credere che l’attrice l’abbia querelato per l’indomito coraggio con cui ha cercato di difendere Weinstein, lo ha fatto piuttosto per l’accusa che il giornalista – neanche troppo velatamente le ha rivolto – scrivendo che «cedere alle avances del boss per fare carriera è prostituzione non stupro».