Naufragio al largo della Libia, nemmeno 31 morti riescono a fermare l’odio sui social

di Gianmichele Laino | 24/05/2017

naufragio Libia

Uno dei tanti barconi che non riesce a ultimare il suo viaggio. Anzi, che fa naufragio poco prima di partire, a 30 miglia dalle coste della Libia. Il risultato è che la Guardia Costiera italiana si è trovata ad affrontare l’ennesima tragedia nel Mediterraneo. Il bilancio, fino a questo momento, parla di 31 morti annegati in mare, soprattutto bambini.

Il disastro è avvenuto a poca distanza dal porto libico di Zuara, le operazioni di soccorso sono state coordinate dalla Centrale operativa di Roma e hanno visto coinvolte la nave Fiorillo della Guardia Costiera, una unità della ong Moas e un rimorchiatore.

È bastato che i principali network di informazione diffondessero la notizia per scatenare una serie di reazioni censurabili sui social network. Neanche la morte di 31 persone, in prevalenza minorenni, ha fermato l’odio che, in casi come questo, dilaga su Facebook e su Twitter. Gli haters, infatti, hanno mostrato indifferenza, sdegno e una rabbia cieca nei confronti dei migranti, tornando nuovamente sui temi più beceri del populismo.

COMMENTI SOCIAL SU NAUFRAGIO LIBIA

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«Se gli sbarchi sono avvenuti al largo della Libia e non dell’Italia, non è un mio problema», dice qualcuno. Come se la morte potesse essere più o meno grave se coinvolge o meno i confini nazionali. In più, c’è chi continua ad accusare le ong di «invogliare» i migranti a sbarcare sulle coste italiane e si scaglia contro la politica dell’accoglienza che viene portata avanti da una certa parte politica.

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La scia di commenti poco felici sulla morte di 31 persone nel mar Mediterraneo stride e non poco con la commozione che, solo 24 ore fa, ha suscitato l’attentato di Manchester: «tanto sono musulmani – scrive qualcuno -, continuiamo a pregare per l’attacco in Inghilterra». Due pesi e due misure, come evidenziano le persone che cercano di far ragionare gli altri utenti dei social network.

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In ogni caso, l’elemento più triste da registrare è l’indifferenza ostentata dalla maggior parte delle persone. Le stragi di migranti, ormai, sono all’ordine del giorno e c’è il rischio che queste notizie possano essere percepite come «normale amministrazione». «Pazienza» scrive qualcuno, che non deve essere rimasto troppo turbato dal fatto che tra le vittime ci fossero tanti bambini, probabilmente coetanei di quelli che l’altro ieri erano andati ad assistere al concerto di Ariana Grande.

La quotidianità di chi fugge dalle guerre è ben distante da quella che, ogni giorno, viene vissuta nei Paesi europei. Ma agli italiani importa poco. Loro si preoccupano soltanto «di averne pieni i c*******: crepasse tutta ‘sta gente mantenuta».