Il Financial Times punta il dito contro l’opacità del Movimento 5 Stelle

di Redazione | 18/09/2017

Financial Times

Nel giorno in cui si chiudono le candidature per il candidato premier pentastellato, il Financial Times, il celebre quotidiano economico britannico, dedica un lunghissimo approfondimento al Movimento 5 Stelle a quelle «domande senza risposta» che riguardano «il partito populista italiano». Un’analisi che non parte – e anzi sfiora appena – la candidatura di Di Maio, le elezioni in Sicilia, la Raggi, persino Grillo. Il Financial Times si concentra su tutto quello che sta dietro al partito: finanziamenti, ricavi pubblicitari, il meccanismo del voto online.

MOVIMENTO 5 STELLE, PER IL FINANCIAL TIMES LA FIGURA CHIAVE È DAVIDE CASALEGGIO

Il vero protagonista dell’analisi del quotidiano economico è Davide Casaleggio, «un consulente di gestione poco carismatico, appassionato di sport e presidente dell’associazione Rousseau». Un ruolo, questo, che lo rende «il custode e la forza più importante dietro il Movimento 5 Stelle». Il figlio di Gianroberto viene descritto dal Financial Times come un uomo schivo, che mantiene un profilo basso, ma – nell’ombra – non rinuncia a muovere i fili del partito. L’articolo rimarca a più riprese come si sappia ben poco delle sue opinioni politiche profonde. Le uniche sue idee che si conoscono sono quelle sulla rete e su come essa possa influenzare l’opinione pubblica, come ha scritto nel suo libro “Tu sei rete”. Il quotidiano economico esprime chiaramente le criticità legate alla figura di Davide Casaleggio:

La complicata fusione tra la funzione pubblica e quella privata di Casaleggio ha fatto sorgere dubbi sulla mancanza di trasparenza e i potenziali conflitti d’interesse all’interno del Movimento 5 Stelle in una fase critica. I critici si chiedono se sia giusto che un uomo solo possa giocare un uopo così significativo, senza avere una posizione ufficiale nel partito e quando il suo business è così centrale per le attività del Movimento 5 Stelle. «Casaleggio è il capo della struttura a Cinque Stelle, cosa che lo mette al centro del movimento. Tutto passa attraverso di lui», spiega Piero Ignazi, un  professore di Scienze Politiche all’Università di Bologna. «La trasparenza è uno dei loro cavalli di battaglia, ma  è una trasparenza del tutto parziale», spiega Fabio Bordignon, professore di Scienze Politiche all’Università di Urbino e specialista del Movimento 5 Stelle.

Il Financial Times richiama l’attenzione anche sul fatto che non esistano meccanismi interni al Movimento 5 Stelle per poter sfidare la leadership di Casaleggio. Una cosa, questa, che «virtualmente gli garantisce – insieme con Grillo – un potere incontrollato». Il quotidiano britannico analizza anche gli affari della Casaleggio Associati e si chiede se per caso le aziende che si rivolgono alla società di consulenza digitale non lo facciano anche per guadagnare qualche legame politico.

MOVIMENTO 5 STELLE, FINANCIAL TIMES: «QUANTO È SICURO ROUSSEAU?»

L’articolo dedica ampio spazio anche alla piattaforma per il voto online Rousseau, «un sistema che ha attratto gli interessi di altri movimenti populisti in Europa». Le principali criticità del meccanismo su cui si concentra il Financial Times sono due. La prima è il tema dei nuovi iscritti, o meglio, di chi ha fatto richiesta ed è in attesa che lo staff di Rousseau verifichi che si tratti di una persona in carne ed ossa e lo accetti. Un controllo difficile e molto lungo. Per i critici, invece, un modo per controllare l’opposizione interna. La seconda questione è la sicurezza della piattaforma Rousseau, soprattutto dopo l’attacco hacker del mese scorso.

Il Financial Times passa in rassegna il caso di Marika Cassimatis, votata dagli attivisti come candidata a sindaco di Genova e poi fatta fuori da Grillo. Un passaggio è dedicato anche al controverso contratto fatto firmare alla Raggi. E infine il quotidiano si concentra su Beppe Grillo e il suo blog, gestito dalla Casaleggio Associati e principale veicolo di informazione del Movimento. «Non è chiaro chi decida quali post debbano essere pubblicati e chi li editi». Il problema evidenziato dal Financial Times, però, è soprattutto quello dei ricavi pubblicitari prodotti e dal blog e dagli altri siti nell’orbita del Movimento: a quanto ammontano? A chi vanno? Come vengono reinvestiti nell’attività politica?