Vicino al centro Oli Eni in Basilicata si muore di più. Ecco lo studio di cui (quasi) nessuno parla

Tranne un articolo dettagliato sul Fatto Quotidiano e qualche accenno nelle edizioni locali di alcuni giornali e telegiornali, nessuno ha parlato dello studio firmato da 29 autorevoli ricercatori di tre istituti del Cnr, del Dipartimento di biologia dell’università di Bari e del Dipartimento del Servizio sanitario della Regione Lazio. Uno studio scomodo che, guarda caso, l’Eni ha smentito prima ancora che fosse pubblicato. Uno studio che dovrebbe aprire gli occhi sull’emergenza ambientale e antropica in Basilicata, nelle immediate vicinanze del Centro Oli di Viggiano, gestito proprio dalla compagnia petrolifera.

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MORTALITÀ ENI BASILICATA, LO STUDIO

L’impatto sanitario dell’impianto, nei due comuni all’interno dei quali ricade e che sono più prossimi (ovvero Viggiano e Grumento Nova), è devastante: «la mortalità e i ricoveri ospedalieri tra il 2000 e il 2014 – si legge nel documento – sono superiori alla media regionale e dei 20 comuni della Concessione Val d’Agri, sebbene la popolazione studiata sia di piccole dimensioni».

Questo studio non fa che certificare quello che, empiricamente, veniva già messo in evidenza da diversi attivisti, dalle popolazioni della Val d’Agri, da una piccolissima parte del mondo delle istituzioni e da vari esperti del settore che hanno seguito da vicino le vicende del Cova di Viggiano. Il dossier è stato pubblicato una settimana fa: da allora, le reazioni sono state piuttosto deboli.

MORTALITÀ ENI BASILICATA, LE RISPOSTE DI STAMPA E ISTITUZIONI

Debole quella del presidente della Regione Basilicata, il democratico Marcello Pittella, che ha affermato: «Non minimizzo e non drammatizzo. Prendo atto». Debole, si diceva, quella della stampa. Forte, invece, quella dell’Eni che, due giorni prima dell’uscita ufficiale del dossier, già esprimeva dubbi preventivi su quanto evidenziato al suo interno. Una spia, questa, che è difficile non leggere come una sorta di ammissione di responsabilità. Della serie: excusatio non petita, accusatio manifesta.

MORTALITÀ ENI BASILICATA, I DATI

Sotto la lente d’ingrandimento dei ricercatori ci sono soprattutto le malattie cardio-circolatorie: un dato che è stato rilevato sia nelle donne, con un 63% in più nella classe di esposizione più alta rispetto alla più bassa, sia negli uomini (+41% complessivo). Del 41% aumentano anche i ricoveri ospedalieri e, quel che più balza agli occhi, è che i due paesi direttamente a contatto con il Centro Oli hanno – dal punto di vista dell’aumento delle malattie e dei ricoveri ospedalieri – percentuali più alte anche rispetto agli altri centri della Val d’Agri.

I ricercatori ci tengono a precisare che, da parte loro, non arriva nessun grido d’allarme. Ma sottolineano allo stesso modo che uno studio del genere merita un approfondimento. E qualcuno pensa già al modello Veneto, dove il governatore Luca Zaia sta prendendo provvedimenti in merito alla vicenda dell’inquinamento e dell’avvelenamento a causa degli impianti per la produzione di Pfas. Ma, per ora, il governatore lucano – al contrario del suo collega veneto – non minimizza e non drammatizza. Prende atto.

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