«Ho visto Alberto auto distruggersi. Mi ha fatto male»

Le parole raccolte in esclusiva

25/11/2020 di Gabriele Parpiglia

Giorni caldi. Giorni di fuoco mentre stiamo lavorando sul caso Genovese. Abbiamo un file pieno, abbiamo raccolto (e ci sono stati inviati) una quantità di selfie, video, immagini, realizzati tra “Terrazza Sentimento”, a Milano, e “Villa Lolita”, a Ibiza. E puntualmente quando chiediamo alle ragazze, che sui loro profili certificano la loro presenza a più feste e party a casa di Alberto Genovese, succede la medesima storia: «Parlo, ma in anonimato. Non parlo. Ho paura».

Modella Genovese, la testimonianza raccolta da Giornalettismo

Insomma la solita solfa. Giornalettismo ha raccolto l’intervista di S. ma le condizioni sono sempre le stesse: no foto e niente nome e cognome. Del resto quest’inchiesta è fatta di muri pieni di silenzi e trovare una testimonianza è sempre cosa buona… soprattutto per chi sta indagando.

«Mi hanno invitato a Mediaset. Ho detto no. Conosco Alberto dal 2016 e sono inorridita e schifata da questa storia. Faccio la modella, ma non voglio popolarità. Menomale che ci sono persone come te Gabriele che ci metti la faccia, ma comprendimi».

L’intervista alla modella che conosce Genovese

Comprendiamo e iniziamo:

Chi è Alberto Genovese?

«Oggi un mostro, ma prima non lo era. Quando l’ho saputo, mia madre che era a conoscenza dell’amicizia con Alberto, mi ha detto: “Ma come è possibile?”. Lui era un nerd, si è tirato su da solo, era un genio, davvero… poi i soldi e ladroga lo hanno rovinato».

Che rapporto avevate?

«Sano. Solo che lui ha avuto due vite: quella vera da imprenditore e quella con la merda, la droga che ha inciso molto nella sua vita, troppo, tanto. Molti di quelli che tacciono, sono i primi che festeggiavano con lui».

Lei idem…

«Io no. Alberto, era infatuato di me. Ho avuto una vita “veloce e difficile”. Non mi freghi. Conosco la strada. Alberto non mi piaceva fisicamente ed era più grande di me. Quando mi sono fidanzata, lui mi chiamava con parole di gelosia. Non accettava i no. Da nessuno, in nessun modo. Poi lo scorso maggio ha fatto il compleanno e ho accettato di andare. Non amavo le sue feste erano piene dei “tossici” di Milano. Lo sapevano tutti».

Continui…

«Mi faceva tenerezza. Si è fottuto il cervello. Un vero peccato. Aveva tutto, non ha più niente e ha rovinato tutto. Arriviamo alla festa, con lui non riuscivi nemmeno a parlarci. Ogni volta così. In quattro anni mi ha sempre invitato ovunque. Io non cerco quel tipo di divertimento. Alle sue feste c’erano ragazzine, un po’ perse, senza direzione; io trovavo qualcuno con cui parlare di solito con sua cugina Giorgia».

Però accetta il suo invito a Ibiza la scorsa estate…

«Io ero con la cugina, i primi di luglio, e stavo calma. Loro anche in barca bevevano. Il secondo giorno mi viene la febbre così mentre loro si divertivano, io ero “morta” in stanza. Quando mi sono ripresa, post febbre, esco fuori e chiedo dove fosse Alberto. Mi rispondono che era chiuso in stanza e in “dritto” da 48 ore (era sotto effetto alcool e droghe da due giorni, ndr). Quelle parole mi hanno fatto malissimo. Ho capito che Genovese aveva perso di vista la vita. Ho parlato con Daniele Leali e Alessandro Paghini e Daria Salari che ho conosciuto lì e mi dimostravano affetto, e a loro ho mostrato il mio disappunto. Ma niente: con Alberto non si poteva parlare. A loro ho detto: “Se voi non lo portate a farsi curare, lo piangerete, ci lascia la vita”».

Per lei poteva morire Genovese?

«Si. Seguendo i suoi ritmi sì. Dio gli ha dato una possibilità ovvero rimanere in vita. In quel momento ho deciso di andare via e non proseguire la vacanza».

Qual è l’ultima volta che ha visto Genovese?

«Mi ha mandato un video poco prima dell’arresto. C’erano lui, Giorgia e Daria. Non c’era Sarah la sua “fidanzata” diciamo. Lei mi ha sempre fatto paura, non mi è mai piaciuta. Sapevo che d’estate lui l’aveva lasciata (queste dichiarazioni collimano con l’intervista precedente di Asia Gianese, ndr) poi l’aveva ripresa. Non l’ho mai capito il loro rapporto».

Pare che a Ibiza ci sia una denuncia che ricorda i “fatti” di Milano…

«Io non c’ero, non so, non c’ero».

Silenzio. Ancora silenzio.

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