Malaria, parla il nonno di Sofia: «È sbagliato incolpare le due bambine africane»

di Redazione | 07/09/2017

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«Nessuno ci restituirà Sofia. Ma prendersela con gli stranieri, o con i medici, non fa onore a chi finge di avere a cuore la verità per gli altri». Parla così, in un colloquio con Repubblica, Rodolfo Ferro, il nonno materno di Sofia Zago, la bambina di 4 anni di Trento morta in ospedale a Brescia per la malaria. I medici sono ancora al lavoro per scoprire le origini del contagio che ha portato al decesso della piccola, per trovare le tracce della zanzara che ha trasmesso la malattia. La soluzione del mistero è legata all’identificazione del dna dell’insetto (il Plasmodium Falciparum viene trasmesso da una zanzara della specie Anopheles) e all’accertamento del ceppo. Se le impronte ematiche nel sangue della bambina saranno le stesse lasciate nel sangue delle due sorelle di 11 e 4 anni rientrate dal Burkina Faso, che la piccola ha incrociato nel reparto di pediatria a Trento, ci sarà prova del contagio in ospedale. Ma il nonno evita accuse. Sostiene che che per provare a salvare Sofia non si poteva fare di più. «La famiglia è convinta che tutti hanno fatto il massimo», dice. «Siamo riconoscenti, anche per il calore che sentiamo. Il mondo però ci è improvvisamente crollato addosso e sembra sempre più probabile che la presenza di una famiglia reduce dall’Africa e ammalata di malaria, negli stessi giorni in cui mia nipote è stata in ospedale, possa spiegare la tragedia».

 

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MALARIA, IL NONNO DI SOFIA: «È SBAGLIATO PRENDERSELA CON GLI STRANIERI»

Rodolfo Ferro rileva «che il mondo è cambiato, che tutti andiamo lontano, che assieme alle persone e alle merci possono viaggiare anche insetti e virus», e che «forse anche gli ospedali devono prendere atto che il quadro e il clima non sono più quelli di prima», ma definisce «imperdonabile» isolare le due ragazze africane. I familiari di Sofia hanno anche avuto modo di conoscere la famiglia del Burkina Faso. «Mia figlia – racconta ancora il nonno della piccola nel colloquio con Repubblica – e il marito li ricordano bene, li avevano incontrati nella pediatria del S. Chiara, non li abbiamo più sentiti. Da nonno, ora penso a quelle due bambine, la piccola aveva la stessa età di Sofia. Spero che nessuno le faccia sentire in colpa, o che non si ceda alla tentazione di isolarle. Sono innocenti e non sono mai state un pericolo per nessuno».

(Foto: ANSA / JACOPO VALENTI)

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