Mafia Capitale, così Salvatore Buzzi pagò le fondazioni di Matteo Renzi

di Tommaso Caldarelli | 11/06/2015

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Mafia Capitale, così Salvatore Buzzi pagò le fondazioni di Matteo Renzi e le partecipazioni alle cene di finanziamento del Partito Democratico: riportate dalle intercettazioni e confermate dagli organi dirigenti delle stesse fondazioni, gli importi partiti dalle cooperative 29 Giugno per finanziare il centrosinistra del presidente del Consiglio dei Ministri a livello nazionale sono stati in alcuni casi anche restituiti, non appena è diventato chiaro quale fosse il ruolo, e chi fosse effettivamente quel Salvatore Buzzi pronto a finanziare la politica nazionale.

MAFIA CAPITALE, SALVATORE BUZZI PAGO’ LE FONDAZIONI DI MATTEO RENZI

Le notizie sono riportate dal Fatto Quotidiano oggi in edicola.

DALLE CARTE dell’inchiesta Mafia Capitale 2 emerge una nuova verità sulla presenza di Buzzi alla serata di raccolta fondi del Partito democratico organizzata dal segretario Matteo Renzi la sera del 7 novembre 2014 al Salone delle Tre Fontane di Roma: il ras della cooperativa 29 Giugno non ha versato solamente 10 mila euro come era emerso lo scorso dicembre dalla prima ondata di arresti nella Capitale. Non solo: oltre ai soldi al Pd spunta un nuovo versamento da 5 mila euro effettuato alle casse della Fondazione Open, la cassaforte personale del premier guidata dal fidato Marco Carrai e dall’avvocato Alberto Bianchi nonché dal ministro delle Riforme e rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi e da Luca Lotti, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria e segretario del comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe).

A dimostrazione, dicevamo, le intercettazioni telefoniche.

Nel pomeriggio del 6 novembre Guarany telefona a Buzzi dicendogli di chiedere i dettagli della serata a Lionello Cosentino, ultimo segretario del Pd di Roma, commissariato da Matteo Orfini lo scorso dicembre. “Orario della cena e come ci sediamo?”. Buzzi esegue e comunica anche i nomi dei presenti: “Io, Guarany, Nanni (l’allora direttore generale di Ama, la municipalizzata romana per l’ambiente, Giovanni Fiscon, ndr)”. Tutti e tre ora sono in carcere ma quella serata andò benissimo tanto che i tre continuarono a parlarne nei giorni successivi. La mattina dell’8 novembre alle ore 11.14 Buzzi svela a Fiscon di aver fatto due versamenti diversi per poter partecipare alla cena: 15 mila euro al partito e 5 mila a Renzi per la Leopolda.

E’ la deputata Pd Micaela Campana, parte della segreteria nazionale di Matteo Renzi, a dare a Buzzi tutti i dettagli per il bonifico al Partito.

Oltre ai riscontri bancari dei versamenti gli inquirenti riportano il messaggio inviato a Buzzi il pomeriggio prima della cena dall’onorevole Micaela Campana con gli estremi per il pagamento al Partito democratico: “c/c intestato a Partito democratico presso: Banca Intesa San Paolo Spa Iban IT 47T0306903390680300093335 Causale: Erogazione liberale”. Messaggio che poi Buzzi gira al commercialista Paolo Di Ninno. Una volta ricevuto il messaggio del buon esito dell’operazione il patron delle coop dava “conferma del bonifico appena effettuato” alla stessa Campana.

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LE FONDAZIONI DI RENZI: “ABBIAMO RESTITUITO TUTTO”

Le donazioni alle fondazioni di Matteo Renzi vengono ammesse dagli stessi organi dirigenti di Open e di Big Bang che però aggiungono un minuto dopo: abbiamo restituito tutto.

Dei cinquemila euro versati da Buzzi alla Open “ce ne siamo accorti”, afferma Alberto Bianchi, tesoriere della fondazione contattato ieri dal Fatto . “Mi sono insospettito per quel nome ‘coop 29’ indicato nella voce mittente del bonifico, ma era incompleto”, spiega. “Do – po gli arresti di dicembre però non volevamo lasciare nulla al caso, ovviamente il clamore era enorme e così ho deciso di proporre al cda di restituire quel versamento: nel dubbio meglio agire radicalmente, così poi è stato deciso con unanimità nel corso di un apposito cda”. Noi, aggiunge Bianchi, “siamo da sempre più trasparenti possibile e spesso abbiamo per questo anche perso dei finanziatori”.

Delle donazioni al Partito Democratico invece non si può aver conferma: dopo l’esplosione dello scandalo, il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi “comunicò che la sera del 7 novembre con l’evento nella Capitale il Pd aveva registrato 840 adesioni, 441 bonifici per un incasso complessivo di 770.300 euro per poi fare marcia indietro sull’annunciato elenco dei benefattori” per ragioni collegate al rispetto della normativa sulla privacy che non consente la diffusione dei nomi dei soggetti che versano al Partito; il premier Matteo Renzi ha annunciato l’intenzione di modificare la legge ma non si sono ancora viste iniziative in questo senso.

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GLI APPALTI VINTI DA BUZZI DOPO I VERSAMENTI

L’esigenza di trasparenza sembra vieppiù necessaria se si aggiungono le rivelazioni aggiunte da Libero.

La relazione del Ros subito dopo la cena con Renzi e i generosi versamenti di Buzzi a Pd e Leopolda, aggiunge un fatto non da poco. Ingraziatisi i nuovi vertici del Pd, i boss di Mafia Capitale si vedono all’improvviso sbloccare da quel comune di Roma guidato da Ignazio Marino e da lPd una gara che sembrava ormai persa, e che avrebbe dovuto assegnare un appalto comunale a partire dal primo ottobre 2014: quella per gestire il Servizio di portineria «presso le strutture residenziali per anziani capitoline». Sembrava appunto persa, e invece il 20 novembre scorso, una decina di giorni dopo i versamenti a Pd e Leopolda, tutto si sblocca. E si festeggia per sms.Buzzi scrive a un collaboratore: «Abbiamo il gatto nel sacco». E a un altro:«Abbiamo vinto portierato!». Un altro successo ( nell’estate avevano già sbaragliato la concorrenza sulle case sociali) che rimpingua i bilanci delle coop di Buzzi nell’era di Ignazio Marino sindaco