Il Movimento 5 stelle e la storia della multa da 200 mila euro per il no ai rimborsi elettorali

di Stefania Carboni | 03/02/2016

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Il Pd vuole far pagare una multa al Movimento 5 stelle per aver rifiutato i rimborsi elettorali? L’allarme viene lanciato via blog dal deputato Danilo Toninelli.

Per non ottenere i rimborsi elettorali saremo forse costretti a pagare 200mila euro, ecco l’ultima trappola dei partiti comminata al Movimento 5 Stelle contenuta in un emendamento al Milleproroghe che porta sempre la stessa firma: Boccadutri. I partiti si son dati ancora tempo, fino a giugno 2016 per depositare i documenti relativi al 2013 e 2014 alla commissione di controllo sui rendiconti dei partiti, nonostante abbiano fatto una leggina per non far controllare i loro bilanci e intascare integralmente il finanziamento pubblico. Il M5S ha rifiutato i 42 milioni di rimborsi elettorali spettanti e per questo nel 2013 non ha depositato documenti. Quindi i partiti per farci pagare questa rinuncia, si inventano una norma punitiva per il M5S

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M5S E I 200 MILA EURO DI SANZIONE: COSA PREVEDE LA LEGGE 96

L’emendamento in questione è presentato dai democratici Ernesto Carbone e Sergio Boccadutri.

Al comma 4 dell’articolo 9 della legge 6 luglio 2012, n. 96, aggiungere in fine il seguente periodo: «Ai partiti e ai movimenti politici che non ottemperano all’obbligo di trasmissione degli atti di cui al secondo e al terzo periodo del presente comma, nei termini ivi previsti, o in quelli eventualmente prorogati da norme di legge, la Commissione applica la sanzione amministrativa di euro 200.000».

L’articolo 9 comma 4 della legge 69/2012 che vuole esser emendato dai dem nel Milleproroghe prevede di includere la relazione sul rendiconto da parte della società di revisione.

la relazione contenente il giudizio espresso sul rendiconto dalla società di revisione di cui al comma 1 del presente articolo, nonché il verbale di approvazione del rendiconto medesimo da parte del competente organo del partito o movimento politico. In caso di partecipazione in forma aggregata ad una competizione elettorale mediante la presentazione di una lista comune di candidati, ciascun partito e movimento politico che abbia depositato congiuntamente il contrassegno di lista e’ soggetto agli obblighi di cui al presente comma.

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Il deputato Toninelli sul rifiuto di presentare un bilancio certificato in Parlamento

Nell’articolo 9 si garantisce la massima trasparenza nella gestione contabile. Anche perché una premessa va fatta. È dal 2012 che esistono le norme della Legge 96 e sanzioni varie se non vengono rispettati determinati parametri. Il problema è che nella legge si parla di sanzioni generiche, senza quantificarle. Paradossalmente l’emendamento Carbone-Boccadutri cerca di dare un indirizzo chiaro sul tema. Senza contare l’indicazione nell’emendamento stesso in cui si proroga al 15 giugno 2016 il termine di presentazione dei bilanci agli esercizi degli anni 2013 e 2014. Si passa quindi alla punibilità della mancata revisione di tali bilanci non al “rifiuto” del Movimento 5 stelle ai rimborsi elettorali.
Anche perché una ulteriore cosa va sottolineata. Esiste l’obbligo di certificare già i bilanci dei partiti da parte di società di revisione iscritte nell’albo CONSOB. I bilanci devono esser pubblicati sul sito internet del partito o del movimento e nella apposita sezione del sito della Camera. Per avere i contributi i partiti devono dotarsi di uno statuto. La norma emendata non mina solo il Movimento ma chi, in questi anni e bilanci, non ha curato la revisione dei propri bilanci. Il Movimento non è il solo ad aver fatto pasticci sulla normativa bilanci.