L’acqua che ha avvelenato 700 mila persone in Abruzzo

di Stefania Carboni | 27/03/2014

Una fabbrica che dava stipendio a duemila famiglie, un inquinamento durato anni nelle campagne abruzzesi. Oggi sul Corriere e sul Fatto si parla del caso dell’acqua inquinata a Tremonti, in Abruzzo. Un danno ambientale che coinvolge 700 mila abruzzesi, con una politica che non poteva non sapere. E con “rimedi” adottati in passato che sono costati fior di milioni.

acqua avvelenata abruzzo

LA STORIA DELLA VERGOGNA DI BUSSI – Che succede a Tremonti? E sopratutto come è possibile inquinare le falde acquifere? Il luogo è descritto sul quotidiano di Padellaroa firma di Melissa di Sano e Antonio Massari:

Qui, in località Tremonti, ora vedi ghiaia e recinti: è una delle due discariche dell’immenso polo chimico, che si estende su 17 ettari, da monte a valle, tra i fiumi Pescara e Tirino. Siamo nel cuore dello scandalo Bussi: questa discarica mette paura soltanto a guardarla, per quant’è vicina al fiume Pescara. Così vicina che ne costeggia l’argine. Questo resta, del grande polo chimico un tempo targato Montedison. Lo scrive adesso l’istituto superiore di Sanità: “Una massiva contaminazione delle acque, superficiali, sotterranee e destinate al consumo”.

E il Corriere con Margherita De Bac parla delle indagini:

Era il 2007, la discarica di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara, aperta negli anni 60-70, era stata appena scoperta da Guardia forestale e Wwf. Diciannove amministratori della vicina fabbrica Montedison sotto accusa per inquinamento e avvelenamento. La Solvay non avrebbe poi messo in sicurezza la fossa abusiva: 8 indagati,
7 dei quali già scagionati. Il professore si chiese se l’acquedotto a Valle non fosse stato contaminato dalle scorie
presenti nel terreno. E la risposta fu positiva.

SOLUZIONI INUTILI– Ma in passato si pensò a porre rimedio alla situazione? C’è stata una presunta bonifica che, come riporta il Fatto, sarebbe stata stanziata con 50 milioni di euro grazie all’emendamento di Gianni Letta e Franco Marini.

Lo leggiamo oggi tutti sapevano, ma nessuno ha avvertito gli abruzzesi: piuttosto s’è pensato a una presunta bonifica, da ben 50 milioni stanziati con l’emendamento bipartisan spinto da Gianni Letta e Franco Marini, che saranno usati soprattutto dall’imprenditore Carlo Toto, che proprio lì vuol costruire un cementificio.. Sapeva l’Arta, l’agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente, che lo certifica sin dal 2004. Lo sapeva, già nel 2007, lo stesso Iss, quando Massimo Ottaviani, direttore del reparto igiene delle acque, viene sentito dal corpo della Guardia forestale,
guidato dal comandante Guido Conti, che avviò l’attività d’indagine: “Sono stato informato che i pozzi insistono a valle di un sito fortemente inquinato… al fine di prevenire un potenziale pericolo per la salute umana, vista la possibilità di fonti idriche alternative, l’utilizzo dei pozzi presenti andrebbe evitato”.

Che si fece in tal senso? Si optò per i filtri ai pozzi inquinati. A spingerla il presidente dell’Ato Giorgio D’Ambrosio (oggi candidato PD alle elezioni regionali). Soldi spesi? 1,3 milioni, che secondo il Fatto non portarono a nulla di che. Negli atti sul porcessi Bussi si legge: «collegati ai filtri 1 e 2 non veniva efficacemente filtrata, ma bensì si otteneva l’effetto opposto: la cessione dell’inquinante, piuttosto che la sua rimozione». Il Fatto riporta:

Anche questo si legge negli atti del processo sul caso Bussi, che è diviso in due tronconi. Il primo presso la Corte d’Assise di Chieti che, dopo l’inchiesta del Corpo forestale, vede imputati 19 dirigenti ed ex dirigenti di Montedison e Solvay, per avvelenamento di acque e disastro ambientale. A Pescara, in fase preliminare, è aperto il fascicolo che vede indagati alcuni dirigenti dell’Azienda consortile acquedottistica.

Filtri che, secondo il dirigente ISS, non meritavano di esser «montati». Cosa è stato sepolto vicino al Pescara? Il Corriere fa la conta dell’orrore: «circa 250 mila tonnellate di rifiuti tossici e scarti industriali della produzione di cloro, soda, varechina, formaldeide, percolati, cloruro di vinile, tricloroetilene e cloruro di ammonio. La falda acquifera sottostante ha assorbito questi veleni che l’acquedotto ha portato fino ai rubinetti degli abitanti della Val Pescara».

LEGGI ANCHE: «Acqua contaminata a 700mila persone a Pescara»

E I POLITICI? – Wwf e del Forum abruzzese dei movimenti dell’Acqua denunciavano lo scandalo da anni. In passato si espose anche Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione comunista. Quando da deputato fece un interrogazione parlamentare in merito fu accusato di procurato allarme. E oggi? Oggi la senatrice Pd Stefania
Pezzopane, eletta nel collegio dell’Aquila, prima di metter piede a Montecitorio spinse per due interrogazioni parlamentari in merito. Come riporta il Corriere ne ha presentata una lei la scorsa settimana e lunedì scorso:

Senza conoscere i dati del rapporto, è intervenuta con vigore in Aula, a fine seduta: «Nessun governo ha mai risposto. Si rende conto? L’Abruzzo ha un milione di abitanti, almeno 700 mila hanno bevuto quei veleni. Il giudice Casson ha appoggiato tutte le mie iniziative».