La legge per evitare il referendum sulle trivelle

di Redazione | 18/01/2016

regione lazio mare

Da qualche tempo è in atto un braccio di ferro abbastanza pressante fra il governo e alcune regioni (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) sulle trivellazioni marittime. Un braccio di ferro che sta arrivando al redde rationem in queste ore: domani è infatti attesa la decisione della Corte Costituzionale sull’ammissibilità di un referendum, promosso proprio da queste regioni, per togliere al governo la possibilità di scavalcare le regioni sul veto alle trivellazioni, come invece era stabilito dalla legge di stabilità. E secondo il Messaggero questo è uno scenario che poco piace a Palazzo Chigi

TRIVELLAZIONI, IL PUNTO

Così il quotidiano romano

Renzi decide di correre ai ripari. Chiede di inserire nella legge di Stabilità un emendamento in grado di spingere la Cassazione a giudicare inammissibili i sei quesiti. Il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, propone un testo. Ma a palazzo Chigi, il sottosegretario Claudio de Vincenti e la responsabile dell’Ufficio legislativo Antonella Manzione, suggeriscono un’altra formulazione. Ed è questa quella che viene inserita nella legge di Stabilità, stabilendo il divieto di attività di esplorazione e trivellazione entro le 12 miglia marine, aggirando di fatto le competenze regionali impossibili da far valere fuori dalle acque territoriali. L’8 gennaio la Cassazione si riunisce e boccia ”solo” cinque dei sei referendum. Lasciando in vita il quesito che riguarda le misure del decreto Sviluppo sul «divieto di attività di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi in zone di mare entro le 12 miglia marine».

Cosa potrebbe succedere se passasse il referendum è noto

dovrebbero essere chiusi i pozzi già operativi, «con danni enormi sotto il profilo economico e occupazionale», come sostengono al ministero dello Sviluppo

E palazzo Chigi corre ai ripari

spera che l’Avvocatura convinca la Consulta a bocciarlo. Ma già studia una nuova norma per bloccare il referendum, nel caso fosse ammesso.

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