La guerra del Texas per l’acqua

di Valentina Spotti | 11/06/2014

Da mesi il Texas combatte una guerra per l’approvvigionamento idrico: per la sua particolare conformazione e posizione geografica si tratta di uno stato che ha sempre avuto a che fare con la siccità ma ora, anche a causa dei cambiamenti climatici, si trova ad affrontare una carenza di acqua senza precedenti. Come spiega Salon in Texas la siccità è cominciata nel 2006: e, a eccezione dell’anno in cui si è registrato un livello delle precipitazioni considerato “normale” da un punto di vista statistico, da circa otto anni l’85% del territorio stato è stretto nella morsa della siccità, una delle più gravi mai registrate negli Stati Uniti.

Foto: Joe Raedle/Getty Images News
Foto: Joe Raedle/Getty Images News

UNO STATO CHE HA BISOGNO DI ACQUA – Dall’inizio della primavera fino ad autunno inoltrato, il Texas è spazzato da venti caldi e asciutti: le temperature si aggirano in media sui 37 gradi, con punte di 43 gradi, registrate in alcune regioni dello stato particolarmente esposte a questi caldi venti. L’intero stato è diventato così secco da prendere fuoco: dall’inizio della siccità sono scoppiati oltre trentunmila incendi che hanno mandato in fuma oltre seimila miglia quadrate di boschi, campi coltivati e centri abitati.  Si stima che circa 300 milioni di alberi siano morti per la mancanza d’acqua, mentre gli abitanti nutrono la fauna locale per impedire che gli animali, semplicemente, muoiano di fame. Lo stato del Texas ha in programma di costruire più dighe e acquedotti, e di cercare acqua nel sottosuolo per ampliare le risorse idriche di molte città che stanno crescendo. Si stima che, grazie al recente boom del settore estrattivo, la popolazione dello stato crescerà dell’82% da qui a cinquant’anni, facendo del Texas uno stato da 46 milioni di residenti. Già oggi Austin, Dallas, San Antonio e Houston sono tra le città a più alto tasso di crescita degli Stati Uniti. E tutte queste città hanno bisogno di acqua.

LA GUERRA DEI CONTADINI – Il problema, naturalmente, non riguarda soltanto le città: il Texas è uno stato con una lunghissima tradizione rurale e ora i tanti contadini e allevatori – oltre a dover fronteggiare la siccità – si trovano anche a dover combattere contro le città in espansione che, semplicemente, sottraggono acqua ai campi e agli allevamenti. E se le città dovessero prevalere sulle campagne nella guerra dell’acqua, intere comunità rurali – basate sopratutto sulla coltivazione del riso, che per crescere richiede appunto notevoli quantità di acqua – cesserebbero di esistere. Già oggi molti coltivatori di riso sono sull’orlo della bancarotta, a meno di non convertire i campi destinati alle risaie ad altri tipi di coltura, se non addirittura a pascolo. Tra i tanti progetti presentati c’è anche quello che prevede la creazione di dighe artificiali mediante l’allagamento di alcune zone: in molti tuttavia si chiedono se questo sia veramente utile, visto che molti centri abitati andrebbero distrutti per creare bacini profondi soltanto poche decine di centimetri che, peraltro, potrebbero evaporare sotto il sole.

 

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UNA CULTURA ANTI-SPRECO – Molti contadini texani denunciano gli sprechi di acqua che avvengono in altre parti dello stato: «Non ha senso che si smetta di produrre cibo per poter permettere a qualcuno di innaffiare i prati – commenta Ronald Gertson, che si occupa delle risaie che appartengono alla sua famiglia da quattro generazioni – Noi siamo in pochi, contro milioni di persone nel Texas centrale che continuano a sprecare l’acqua. I numerosi gruppi di attivisti che si sono costituiti in tutto lo stato propongono di partire proprio da qui: instillando nei texani una cultura dell’acqua contro gli sprechi: «Se riusciamo a farcela – dicono -Sarà un segnale anche per il resto della nazione».

(Photocredit copertina: Joe Raedle/Getty Images News)