Kunduz è ancora nelle mani di talibani

di Redazione | 30/09/2015

Cacciare i talibani da Kunduz si sta rivelando più impegnativo del previsto, parti della città restano nelle loro mani nonostante l’afflusso di rinforzi dalla parte dei governativi.

LA PRESA DI KUNDUZ –

È prima di tutto uno scacco per il governo del nuovo presidente, Ashraf Ghani, ma anche per gli americani, per l’esercito afghano e per quelli della NATO, impegnati nel paese fin dal 2001 e ora beffati da un ritorno dei talibani che, er la prima volta dall’invasione americana si sono impadroniti di una città di una certa importanza, simbolica e strategica, nel Nord del paese. Un grande colpo per il nuovo capo dei talibani, il mullah Akhtar.

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LA CONTROFFENSIVA ALLEATA SU KUNDUZ –

L’esercito afghano, umiliato dalla fuga di esercito e miliziani posti a difesa della città, ha inviato le forze speciali,  l’Alleanza atlantica ha inviato le truppe scelte e gli americani hanno fornito il supporto aereo, ma dopo un giorno e una notte di combattimenti non è ancora chiaro quali parti della città si possano considerare sicure e quali siano ancora occupate dai talibani o coinvolte nei combattimenti.

LA RISCOSSA DEI TALIBANI –

La presa di Kunduz da parte dei talibani è giunta relativamente a sorpresa, gli uomini di Akhtar imperversavano nella provincia da aprile, virtualmente indisturbati, e già avevano tentato un attacco alla città in agosto. La fiducia dei comandi nella tenuta delle difese, composte in parte dall’esercito afghano e in parte da milizie locali, si è rivelata malriposta e ieri hanno offerto una resistenza relativa a un attacco comunque robusto, portato sulla città da tre lati e da un nutrito gruppo di guerriglieri. La popolazione locale, potendo, è fuggita lontana dai combattimenti, più di 5.000 persone si sono radunate attorno all’aeroporto, presidiato pesantemente. Un’operazione pianificata, alla quale ora l’alleanza risponde facendo affluire truppe su Kunduz, che ha portato ai talibani un indubbio successo, soprattutto sul piano della propaganda. La conquista di una città dopo 14 anni dall’invasione americana testimonia che per il futuro dell’Afghanistan bisogna ancora fare i conti con talibani.