Jurassic World: i dinosauri colpiscono ancora! – RECENSIONE

di Boris Sollazzo | 10/06/2015

Jurassic World recensione

JURASSIC WORLD, LA RECENSIONE –

Al quarto capitolo, i dinosauri non sono più una novità. Siamo d’accordo con la protagonista, elegante ed arrivista, di Jurassic World, Bryce Dallas Howard, tornata dal dimenticatoio al cinema dei grandi incassi, “erano una novità vent’anni fa”. Con Steven Spielberg, con la penna di Crichton, con le nuove teorie della paleontologia, allora ancora sperimentali, applicate al cinema e divenute presto immaginario collettivo.

JurassicWorldCast
Al centro tre dei protagonisti di Jurassic World: Chris Pratt, Bryce Dallas Howard e Omar Sy, tra il produttore Patrick Crowley e il regista Colin Trevorrow

E poi Colin Trevorrow, nonostante fosse stato autore di un esordio notevolissimo e bizzarro come Safety not Guaranteed, non sembrava all’altezza del compito di emozionarci ancora con Velociraptor, Tyrannosaurus Rex e soci. In fondo Il mondo perduto e poi il terzo capitolo, di Spielberg e Johnston (già regista di Jumanji e che poi nel 2011 avrebbe messo mano a Capitan America), avevano deluso. Perché mai un giovanotto classe 1976, alle prime armi, avrebbe dovuto fare l’impresa?

Jurassic Park
Steven Spielberg sul set del primo Jurassic Park

Perché in produzione esecutiva aveva Steven, perché la sceneggiatura (categoria in cui lo premiò il Sundance per l’esordio e qui si fa aiutare da Derek Connolly, come allora) è semplice ma ben curata, perché la post-produzione è stata fatta alla grande e perché citazionismo e senso del ritmo si sposano a una regia consapevole e non intimorita. Tanto da resistere alla fissità di Chris Pratt, che di espressivo ha solo i bicipiti, e a due bambini protagonisti non molto carismatici (meglio il piccolo Ty Simpkins)

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Jurassic World recensione
Bryce Dallas Howard e Chris Pratt

JURASSIC WORLD, DA LO SQUALO A GODZILLA –

Trevorrow è cresciuto vedendo Spielberg, e si vede. Fin dalla scena finale, clamorosa, che dopo aver rubato a Godzilla varie idee, si prende la briga di citare Lo squalo, uno dei capolavori del produttore esecutivo nonché regista dei primi due capitoli del franchise. Lo fa alla grande, in una sequenza che ci fa immaginare Colin e Derek dirsi, attorno a un tavolo: “quali sono le scene finali più efficaci dei nostri film preferiti?”. E vai con Hitchcock e Gli Uccelli, con Ishiro Honda (ma anche Gareth Edwards, il cui Godzilla usciva mentre il nostro era sul set), con il buon Steven. Tutte idee calibrate e mescolate con gusto e intelligenza.

Jurassic Park recensione

A questo si aggiungano effetti speciali e un uso della macchina da presa sapiente, capace di sorprenderti nonostante gli animali protagonisti non avessero più dalla propria parte l’effetto sorpresa e che il mostro di questo episodio sia forse la cosa più deludente del film (non a caso rimane nascosto, come l’estetica e il senso cinematografico spielberghiano insegnano). Funzionano le dinamiche relazionali, piace Bryce Dallas Howard che, come ai tempi di Shyamalan sa essere sexy e allo stesso tempo credibile come eroina, decisamente meno come manager arida.

Jurassic Park Bryce Dallas Howard
Bryce Dallas Howard nel finale del film

 

Diverte l’evoluzione per cui più che un nuovo mondo, qui ci si trovi in un parco attrazioni che ha reso questi animali magnifici e antichi semplici epigoni di malinconici funamboli circensi o strumenti dell’intrattenimento superficiale di una folla in cerca d’emozioni. La sfida, per il parco Jurassic World, come per il regista, è emozionare ancora, terrorizzare ed empatizzare con quella DisneyWorld di lucertoloni. E Trevorrow, che ha preso il film dopo 13 anni di “gestazione” (troppi anche per dei dinosauri) e uno di scrittura da parte di altri che non soddisfò la Universal, lo ha intuito e ha deciso di portarci là dentro. Regalandoci anche un piccolo complotto che mischia esercito e scienziato pazzo dell’Estremo Oriente (una botta allo stereotipo ci vuole sempre), una storia d’amore per famiglie, due fratelli che imparano a conoscersi (si sa, nulla di meglio di un dinosauro inferocito per unire due parenti serpenti, lo diceva anche Maria Montessori).

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Nick Robinson e Ty Simpkins, fratelli nel film

Tutto semplice, ma tutto ben fatto, e non a caso questo che doveva essere un reboot ed è diventato sequel, potrebbe avere un nuovo ciclo di lungometraggi, forse proprio affidati a Trevorrow. Perché quest’ultimo ha saputo restituirci la sorpresa, forse capendo che quei rettiloni andavano avvicinati a noi, dovessero essere nostri senza rimanere solamente mostri. Farci capire che siamo parte di un ecosistema in cui non dobbiamo considerarci solo predatori-osservatori, ma l’anello di una catena fatta anche di fiducia, tradimenti, sentimenti. I dinosauri qui diventano attori e non solo attrazioni, è questo il segreto. Forse, nel loro zoo, siamo noi le attrazioni. Da Jurassic Park a Jurassic World ancora non abbiamo compreso che sono loro che ci hanno chiuso fuori dal loro mondo e non viceversa.

Jurassic World recensione
Citazione irriverente con cui Trevorrow si “mangia” il suo produttore esecutivo…

JURASSIC WORLD, PERCHE’-

E’ vero, i film con il messaggio assomigliano più a postini che a opere d’arte. Ma per un family movie che non rinuncia a far paura (portateci i figli, ma non troppo piccoli, altrimenti piangeranno come Zach) è inevitabile che si apprezzi anche la morale. Perché una favola l’ha sempre. E al di là della riflessione sui legami di sangue e sull’amore, qui c’è un importante sottotesto sulla sostenibilità della presenza dell’essere umano su questo pianeta, sulla sua invadenza e incapacità di vivere in armonia con il resto dei suoi abitanti.

Jurassic World Chris Pratt

Senza annoiare, senza sermoni, il pacifismo animalista del film è evidente nella sua natura. Tanto che il supercattivo, è frutto della manipolazione genetica. E il superopportunista ha la divisa.
E, a nome di tutti i nerd, ringraziamo Lowery Cruthers (l’attore Jack Johnston): è la nostra voce, ma dà un volto anche alla nostra sfiga. Al nostro goffo modo di stare al mondo. Perché non saremo mai Chris Pratt, ma magari, facendocela sotto, rimaniamo, mentre tutti abbandonano la nave che affonda.

(Photocredit: account Facebook Jurassic World)