ISIS, 5 fatti per capire il califfato islamico

di Redazione | 12/06/2015

ISIS

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domina da ormai un anno una vasta porzione di territorio tra Siria e Iraq. L’organizzazione guidata da al-Baghdadi è riuscita a istituire una entità substatuale che è stata denominata califfato islamico. I suoi successi militari e un’abilità comunicativa impressionante hanno attratto verso lo Stato islamico decine di migliaia di jihadisti da ogni parte del mondo. Comprendere ISIS e il suo funzionamento è molto difficile, visto che la stampa ha un accesso molto limitato al califfato, ma Der Spiegel ha provato a sintetizzare l’organizzazione terroristica in cinque fatti.

    • 1. ISIS assomiglia più ai Talebani che ad Al-Qaida. L’ISIS non è un’organizzazione terroristica dedita alla destabilizzazione degli Stati esteri, arabi in particolare, tramite l’esecuzione di attentati spettacolari. L’obiettivo dell’ISIS è il dominio di un territorio specifico, per cui ha bisogno di alleati sul campo che vengono ricompensati per la loro fedeltà. Il resto della popolazione viene invece sottoposta a una repressione dallo stampo medievale, coerente con il messaggio di al-Baghdadi di presentarsi come unico vero successore di Maometto. Per molti iracheni e siriani la dittatura dell’ISIS non si discosta molto dai lunghi regni del terrore di Saddam Hussein e Assad, e ciò è uno dei fattori per cui le popolazioni locali non si ribellano.
    • 2. ISIS ha una comunicazione più efficace di molti governi. Una delle chiavi del successo di ISIS è una comunicazione gestita in modo molto professionale, da un esercito di social media manager e tecnici. Uno studio ha indicato come ISIS sia in possesso di circa 46 mila account su Twitter, che diffondono un messaggio univoco per spaventare i nemici e attirare in Siria migliaia di jihadisti. Il supporto dei sostenitori all’estero, coordinato dalle centrali del califfato, favorisce la circolazione dei messaggi dell’ISIS.

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  • 3. ISIS ha avuto successo grazie agli USA e a Saddam Hussein. ISIS discende da al-Qaida in Iraq, l’organizzazione terrorista affiliata a Osama Bin Laden che era stata protagonista degli episodi più cruenti della resistenza irachena all’occupazione americana. Il collasso del regime di Saddam Hussein ha fornito un’occasione rilevante ai terroristi guidati da al-Bagdhadi, che hanno costruito i loro successi militari grazie alle forse residue dell’esercito fedele all’ex dittatore iracheno. Molti generali rimasti fedeli a Saddam Hussein sono tornati protagonisti con l’ISIS.
  • 4. ISIS è un’organizzazione ricca, ma il califfato è povero. ISIS è un’organizzazione che può contare su una vasta rete di sostenitori a livello mondiale. Ciò garantisce importanti risorse finanziarie, che sono aumentate esponenzialmente con la presa dei territori iracheni e siriani ricchi di petrolio. I bombardamenti americani hanno però distrutto una quota rilevante di questa fonte di entrate, e da diversi mesi ISIS si finanzia principalmente tramite i saccheggi e le tasse chieste nei territori occupati. I soldi raccolti sono però spesi quasi solo per gli armamenti, che abbondano nella penisola araba. Molti servizi essenziali non sono garantiti alla popolazione nei territori del califfato.
  • 5. La forza dell’ISIS è la debolezza dei suoi avversari. Un anno fa l’avanzata dell’ISIS ha spaventato il mondo, vista la rapidità con cui l’organizzazione ha conquistato ampie porzioni del territorio iracheno dopo essersi stabilita in Siria. Dopo nove mesi di bombardamenti americani ISIS è rimasta in controllo di gran parte delle zone conquistate l’anno scorso. La forza del califfato islamico è favorita dalla debolezza dei suoi avversari. Gli eserciti regolari di Siria e Iraq sono stati decimati da anni di guerre, con truppe sempre meno motivate e armamenti inadeguati. In Iraq solo le milizie sciite, supportate dall’Iran, sono state in grado di riprendere il controllo delle città conquistate dall’ISIS. In Siria invece l’organizzazione di al-Baghdadi è stata favorita dallo scontro tra esercito di Assad e i ribelli. Una situazione che si sta ricreando in Libia, dove la guerra civile tra fazioni lealiste al governo dell’esercito e le milizie islamiche sta creando un vuoto di potere in cui ISIS sta provando a inserirsi.

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