Basta con gli inglesi che tolgono il lavoro agli italiani!

di Alessandro De Simone | 01/09/2015

Theresa May, ministro degli interni del governo britannico, non ce l’ha fatta più a tenersi e ha sparato la bomba. Basta immigrati europei nel Regno Unito, a meno che non abbiano già un lavoro. E il trattato di Schengen? L’Inghilterra non ha mai aderito, infatti quando si arriva nella perfida Albione ci sono controlli che neanche a Ellis Island. Ma siamo proprio sicuri che la May intendesse proprio quello che tutti sono convinti che intendesse? Secondo me no, e vi spiego perché.

Inghilterra immigrati
Agli inglesi piace entrare a gamba tesa sugli italiani

UN IMMIGRATO ITALIANO A LONDRA –

Mi sono trasferito a Londra da quasi un anno, come libero professionista. Dopo essere riuscito ad attraversare la Manica con un mirabolante viaggio in macchina, ho trovato una scatola di pomodori che mi spacciano per uno studio flat (nella lingua dell’agente Tecnocasa trattasi di mansarda detta anche “bomboniera”) alla modica cifra di 867 sterline mensili. Al cambio, fate voi il calcolo, che a me ogni volta viene un colpo. Eppure, da quando ho fatto questa scelta, vivo molto meglio. Ma questioni personali a parte, dopo quasi un anno ho capito molte cose degli inglesi, delle loro politiche, le loro procedure e, cosa ben più importante, del loro modo di vivere. E del perché quanto dichiarato da Mrs. May deve essere preso con le pinze e soppesato a lungo.

Prima di tutto, è vero che l’Influx italiano (su cui è stato girato anche un bel documentario dall’emigrante siciliano Luca Vullo) è davvero incredibile. I dati che sono stati snocciolati in questi giorni è superfluo ribadirli semplicemente perché non sono reali. Parliamo di cifre molto più alte. Quei numeri si riferiscono infatti agli italiani regolarmente registrati a l’AIRE (Associazione Italiana Residenti a l’Estero). La maggior parte dei nostri connazionali che viene in Inghilterra, però, non è iscritta, prima di tutto perché quest’azione prevede l’automatica chiusura della posizione fiscale in Italia, cosa che chi viene per provare un cambio di vita non fa se non quando la scelta si può considerare definitiva.

Che a Londra ci siano molti più italiani di quanto si dica, è facile verificarlo. Basta farsi una passeggiata. Su cento persone che incroci, quaranta sono italiani, una vera iattura per chi, come me, se n’è andato per cambiare aria e abbracciare una nuova cultura. Anche se, a dirla tutta, sono gli inglesi che abbracciano noi con grande piacere. E qui casca l’asino.

GLI INGLESI HANNO BISOGNO DI NOI ITALIANI –

Una delle cose più importanti che ho capito da quando sono qui è che i britannici hanno una qualità rara: fanno lavorare gli altri, perché sono molto più bravi di loro. In tutte le grandi società della City troverete italiani, ma non solo, a ricoprire ruoli chiave e di responsabilità. Perché un italiano medio (sì, anche tu caro Maccio Capatonda) ha una capacità di problem solving, una creatività, una visione globale e anche, diciamolo, una faccia da culo che nessun inglese ha. E, last but not least, una voglia di lavorare, emergere e riscattarsi che questi non sanno neanche dove sta di casa. Per capire al meglio le abitudini professionali dei londinesi, quindi sostanzialmente impiegati, manager, broker, segretarie d’assalto etc etc, la cosa migliore è fermarsi in un pub di London Bridge alle 16:30 di un mercoledì pomeriggio. Esattamente trentuno minuti dopo, quel posto diventa la succursale etilica delle firm che hanno la sede nei sontuosi grattacieli della zona. Il che è anche molto sano, dal loro punto di vista, dato che non vivono per lavorare, ma semmai il contrario.

Creativi, manager, cuochi, camerieri: queste le professioni più gettonate dai nostri connazionali nel Regno Unito. Ma ce n’è anche un’altra: lo scroccone. E qui torniamo al discorso della signora May, che ha opportunamente evitato di assumersi le colpe che sono proprie del governo inglese.

Il sistema di welfare britannico è il paese di Bengodi. O meglio, lo era, e se non lo è più è colpa degli italiani. E probabilmente ci dovrebbero ringraziare anche per questo.

Prendere il sussidio di disoccupazione, qui noto come “benefit”, è la cosa più semplice del mondo. Seicento sterline mese (praticamente ottocento euro mensili, un normale stipendio base italiano) per stare senza fare niente dalla mattina alla sera. Un privilegio che nel corso degli anni è stato sfruttato da moltissimi italiani e che è costato alle casse della Regina cifre allucinanti, sebbene comunque minori rispetto al gettito fiscale annuo degli italiani che lavorano regolarmente in Inghilterra.

Questo intende la signora May: ben vengano gli europei in Inghilterra, basta che portino soldi e che non ci costino. I bei tempi del sussidio sono finiti, non pensate di venirci a rubare ancora nelle nostre tasche.

Però potete lavorare al posto nostro e farci prosperare.

Ma c’è una cosa di cui la Corona si deve davvero preoccupare: che scopriamo la vera ragione del loro splendido isolamento. E ne approfittiamo davvero.