Eutanasia, la storia dell’ingegnere andato a morire in Svizzera perché depresso

di Gianmichele Laino | 03/09/2017

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La sua era una storia di solitudine. Senza parenti, senza nessuno, da solo in una casa di Albavilla, piccolo comune di settemila abitanti in provincia di Como. L’ingegnere di 62 anni, affetto da depressione, ha deciso di farsi accompagnare da un suo amico fino a Chiasso. Da lì ha preso il treno che lo ha portato in una clinica di Zurigo dove si è sottoposto a un suicidio assistito.

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INGEGNERE DEPRESSO EUTANASIA: IL CASO

Un nuovo caso di eutanasia, questa volta destinato a fare ancora più rumore. A scegliere la strada del suicidio assistito, infatti, non è stato un paziente con una malattia invalidante (come del caso, ad esempio, di Dj Fabo o di Pier Giorgio Welby), ma un ingegnere che soffriva di depressione. Non aveva più voglia di vivere il 62enne che, prima dell’ultimo viaggio, aveva addirittura spedito una lettera ai servizi sociali di Albavilla, per spiegare il suo gesto con una lucidità sorprendente – così come testimoniato dal sindaco della cittadina Giuliana Castelnuovo.

INGEGNERE DEPRESSO EUTANASIA: LE INDAGINI

Il caso, ora, è al vaglio della procura della Repubblica di Como. Il pm Valentina Mondovì ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione o aiuto al suicidio. Bisogna chiarire se l’amico che ha accompagnato l’ingegnere fino a Chiasso fosse a conoscenza del suo intento di recarsi in una clinica svizzera per il suo suicidio assistito, ad esempio. Inoltre, sarà necessaria una rogatoria internazionale per chiedere maggiori informazioni sulla cartella clinica del paziente, per capire se, oltre alla depressione, soffrisse di altre malattie, per confrontarsi con le autorità svizzere sui limiti entro cui possa essere applicata l’eutanasia.