Immigrazione, quando Maroni diceva: «Accogliete i profughi o agiremo d’imperio»

di Alberto Sofia | 11/08/2015

A volte, si sa, la memoria può fare brutti scherzi. Così il governatore lombardo Roberto Maroni, impegnato a rilanciare via Twitter la propaganda salviniana e gli slogan anti-immigrazione della Lega Nord, deve essersi dimenticato del suo passato. O forse preferisce “reinterpretarlo” a suo modo, ora che si trova nella veste dell’opposizione. E non più al governo, come quando – dal 2008 al novembre 2011 – fu ministro dell’Interno con Silvio Berlusconi.

 

 

«Io sto con i sindaci che difendono la loro comunità», ha sbandierato l’esponente del Carroccio, con tanto di doppio hashtag, “#Padroniacasanostra” e “#giùlemani“. Schierandosi con quei sindaci della provincia di Brescia che non intendono accogliere altri migranti nei loro Comuni. Insieme al tweet, il governatore ha anche allegato un articolo di Libero secondo cui per i “ribelli” sarebbe “pronta una denuncia per reati come falso ideologico, omissione d’atti d’ufficio, abuso d’ufficio e minacce aggravate“.

Non è la prima volta che Maroni “esorta” alla ribellione contro il Viminale. Già qualche settimana fa si era scagliato contro il premier Renzi e contro il ministro dell’Interno Angelino Alfano, minacciando di bloccare i fondi ai sindaci lombardi che accoglieranno i migranti. A Palazzo Chigi protestarono e replicarono che “la direttiva che impone la spartizione dei migranti fu firmata proprio da Roberto Maroni”, quando era ministro dell’Interno di Berlusconi. Ma c’è di più. Allora l’attuale governatore della Lombardia rivendicava l’esatto opposto rispetto alla sua posizione attuale: 

Basta qualche ricerca on line per rintracciare cosa diceva nel marzo 2011 sul Corriere della Sera:

«Lei ha annunciato un piano per la distribuzione dei profughi con una stima di 50.000 persone che potrebbero arrivare dalla Libia in Italia. Crede davvero di riuscire ad assisterle?

«Sono rimasto male impressionato per l’atteggiamento di alcuni amministratori locali che ufficialmente mostrano buona volontà e poi sottobanco cercano motivi per evitare di essere coinvolti. Lo ripeto: l’unica regione esclusa sarà l’Abruzzo. Altrove si procederà secondo il piano che ho sottoposto alle regioni, che prevede un tetto massimo di 1.000 profughi ogni milione di abitanti».

Chi decide dove alloggiarli?
«I governatori in accordo con province e comuni».

E se ci saranno rifiuti?
«Allora saremo noi a individuare le aree. Io sono un fautore della condivisione di queste scelte impegnative, ma se questo non è possibile – e soprattutto di fronte a una situazione di emergenza che riguarda profughi che scappano dalla guerra in Libia – saremo costretti ad agire d’imperio».

Altro che ribellione e asse con i sindaci “dissidenti”. Maroni era chiarissimo: senza soluzioni condivise, il governo avrebbe “agito d’imperio“. Anche perché, sottolineava, c’era pure da far fronte a un’emergenza, con i profughi in fuga dalla guerra in Libia. Il 30 marzo 2011 venne così siglato un accordo con Regioni ed enti locali con il quale, considerata l’emergenza libica, venne decisa la divisione dei migranti fra tutte le Regioni nostrane (escluso l’Abruzzo, colpito dal sisma del 2009).

Oggi, la situazione non è certo migliore in territorio libico, con il Paese diviso nella faida tra i due governi di Tobruk (riconosciuto dalla comunità internazionale) e Tripoli. E con una parte controllata dall’Isis.

Maroni però sembra aver cambiato idea. E non di poco. Rivendicando pure, al di là dei toni dell’intervista del 2011, “scelte condivise” di fronte a chi, dal fronte Ncd, ricorda le sue parole:

Già lo scorso giugno, quando aveva invitato i sindaci alla rivolta, Maroni era stato poi bacchettato duramente da Sergio Chiamparino (Pd). Il governatore piemontese lo aveva invitato a rispettare gli accordi presi dalla conferenza Stato-Regioni nell’estate del 2014 per la gestione dei profughi. Un’intesa firmata da tutte le Regioni, Lombardia compresa, che si erano impegnate ad accogliere i profughi.