Il servizio di Striscia la Notizia sulla sperimentazione fa arrabbiare i ricercatori

di Stefania Carboni | 19/12/2014

Ieri sera la trasmissione tv Striscia la Notizia ha trasmesso un servizio che denunciava le condizioni di alcuni primati non umani custoditi nei laboratori dell’Università La Sapienza Roma. Il video però sta scatenando una serie di polemiche da parte della comunità scientifica e ricercatori perché ritenuto troppo sbilanciato a favore della posizione animalista.

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IL VIDEO-DENUNCIA – Nella clip Edoardo Stoppa intervista Gianluca Felicetti, presidente Lav. Non solo: raccoglie la denuncia anonima di un testimone che parla di quattro scimmie detenute in «gabbie piccole» con un «perno nel cranio» per «esperimenti celebrali». Il tutto senza dare dettagli maggiori sui corsi di laurea che usufruiscono di tali laboratori e senza citare cosa prevede l’attuale normativa europea. Nel servizio il giornalista non riesce ad avere un chiarimento con il professore Roberto Caminiti, docente dell’ateneo e Responsabile del Comitato sull’uso degli animali della Società Italiana di Fisiologia (SIF). In queste ore sui social si sta scatenando un ampio dibattito. «Ho appena visto il servizio – ha commentato un utente sulla pagina Fb A favore della sperimentazione animale – purtroppo ha fatto passare la sperimentazione animale come un crimine contro l’umanità e ha strumentalizzato alcuni video e foto di scimmie. Una vergogna». E ancora: «Hanno appena trasmesso il servizio. Sinceramente non capisco perché nessuno abbia voluto parlare con il giornalista, anche solo per provare a dare delle spiegazioni. Così facendo sembrava proprio che quei ricercatori avessero qualcosa da nascondere».

CRITICHE SULLE INFORMAZIONI – C’è chi parla di caccia alle streghe, chi commenta alcune informazioni del servizio. «”…come questa gabbia si possa restringere fino schiacciare la scimmia…per effettuare da sveglia ogni tipo di trattamento”. A parte il fatto che gli unici trattamenti che possono venire effettuati da svegli sono iniezioni, ma come pensano che un veterinario possa effettuare un esame accurato dello stato di salute dell’animale? Apre la gabbia e dice alla scimmia “si sdrai su questo lettino e non si muova, non si preoccupi le facciamo un controllo generale… niente di invasivo…solo un prelievo di sangue e check del battito cardiaco”? L’animale dovra essere sedato o no? Come fai a fargli un iniezione se è libero di muoversi nella gabbia? Gliela spari?», critica stupito un utente.

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In Difesa della Sperimentazione Animale, pagina social che raccoglie pareri di ricercatori e studenti in prima linea nella ricerca biomedica, posta il suo parere: «Striscia La Notizia, insomma, perde una occasione per rimanere in silenzio o per fare un decente servizio sulla sperimentazione in Italia. Perché però, da tanto fastidio Caminiti? Per il semplice fatto che si è sempre esposto con moltissime interviste e conferenze a favore della sperimentazione animale ad oggi necessaria per la cura delle più svariate malattie».

Qui sono disponibili le pubblicazioni del professore Caminiti, e qui il suo curriculum.

«Sarebbe bastato scambiare qualche battuta – aggiunge una ragazza nei commenti – e fare una contro-registrazione del tutto, in modo da rispondere ad eventuali tagli pelosi da parte di Striscia. Io gli avrei anche fatto vedere gli animali e spiegato che le ‘attività a livello cerebrale’ non sono le forme di tortura che ci si immagina e sono fondamentali per fare progressi in cosette tipo l’Alzheimer, o la SLA».

L’associazione Pro-Test Italia fornisce una ulteriore mole di informazioni e la sua versione in merito al servizio:

Ebbene sì! Per sapere cosa viene fatto in quel laboratorio (che è stato ovviamente autorizzato dal Ministero della Salute ad eseguire esperimenti sui primati, dopo documentata spiegazione degli esperimenti che verranno eseguiti e dopo documentazione del perché quegli esperimenti si dovevano eseguire su primati e non su altri animali) non c’è bisogno di contattare né il Ministero né il call center della ASL. Basta aprire il vostro browser e puntarlo su PubMed e magicamente avrete la risposta.

La paura dei ricercatori è che il caso de La Sapienza rischi di diventare una replica di alcune situazioni (come quella del campus di Modena o quella del dipartimento di farmacologia di Milano) in cui a uscirne mediaticamente sconfitta sarà solo una parte: la ricerca.