Il Camerun cerca un nuovo ct. Su Twitter

di Boris Sollazzo | 25/12/2015

Sì, succede anche questo nel calcio.

Ci sono bomber che mettono gli after sex sui social. Ce ne sono altri che ci mettono battute politicamente scorrette. C’è chi se la prende con il presidente per l’esonero appena avvenuto o perché gli ha dato del vecchio. Ma, fidatevi, Icardi, Balotelli e Rigoni sono dei dilettanti. La federazione calcistica del Camerun (la Fecafoot) Twitter lo usa per ben altro. Per cercare il suo prossimo allenatore, niente di meno.

Avete letto bene. Potrebbe essere una buona idea anche per l’A.S. Roma, che sembra sopportare sempre meno Rudi Garcia ed è in cerca di un sostituto (anche se tutti giurano sul pronto arrivo di Luciano Spalletti). E potrebbe essere una nuova strada per tutti gli altri presidenti ansiosi di cercare altre guide tecniche. Il Camerun, nazionale africana con più partecipazioni ai mondiali (ben sette), patria dei campioni Thomas N’Kono (l’idolo di Buffon, per dire), Roger Milla e Samuel Eto’o (che però ha sempre avuto un rapporto problematico con la nazionale, basta ricordare le 15 giornate di squalifica ricevute dalla federazione nel 2011), ora se la passa male. Cacciati Volker Finke e Alexandre Belinga dalla panchina, da cinque anni in crisi nera (da Sudafrica 2010, abbandonata con tre sconfitte di misura e un sommovimento nello spogliatoio, non si è più rialzata, subendo la stessa sorte a Brasile 2014, ma con due goleade sulle spalle), non sa più che fare per tornare tra le big del continente nero. Non sono più i tempi del secondo posto nella Confederations Cup del 2003, della Coppa d’Africa del 2002, dei Leoni che a tutti facevan paura. Ora si deve addirittura stilare un documento per raccattare curriculum, che verranno valutati anche per “l’esperienza internazionale” o “la volontà di risiedere in Camerun per la durata del contratto”.

Una misura che si deve, forse, all’ultima disavventura: il 4 luglio scorso, infatti, il Camerun fu squalificato dalla Fifa per presunte interferenze politiche, vietate dagli articoli 13 e 17 degli statuti della Federazione internazionale. Misura rientrata a inizio dicembre perché, come richiesto dal Comitato d’Emergenza di Zurigo, la Federazione di Yaoundè ha nominato una commissione di normalizzazione che si occuperà di condurre la federazione alle prossime elezioni presidenziali. La commissione, appunto, che valuterà anche le domande di ammissione a commissario tecnico e stilerà la shortlist con voti “da uno a cinque punti”. Esigenza di trasparenza ma anche, purtroppo, disperazione per una maglia che nessuno riesce più a onorare.
Se si dovesse continuare così il preparatore atletico, probabilmente, lo cercheranno su Facebook. Il massaggiatore su Instagram. Gli altri, ovviamente, su LinkedIn.