Come la Russia seleziona i suoi hacker tra studenti e criminali per la guerra cibernetica

di Redazione | 30/12/2016

La guerra cibernetica condotta dalla Russia si basa su un vasto programma di reclutamento condotto nelle scuole, nelle università, sui social media così come nelle prigioni alla ricerca dei migliori hacker da utilizzare per la difesa e il sabotaggio delle infrastrutture informatiche degli altri Paesi.

COME SONO SELEZIONATI GLI HACKER RUSSI

Le sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia sono state decise anche per il tentativo di influenzare le elezioni presidenziali con l’hackeraggio delle mail del Dnc, l’organizzazione nazionale dei Democratici. Il New York Times dedica una lunga analisi a come la Russia conduca la cyberguerra, appoggiandosi alle rivelazioni fornite da ex hacker e componenti dei cosiddetti squadroni della scienza, le brigate informatiche dell’esercito russo. Il NY Times colloca tra il 2012 e il 2013 la decisione della Russia di puntare con sempre maggior forza sulla creazione di una milizia di hacker capace di danneggiare gli obiettivi sensibili dei suoi Paesi rivali, conducendo una guerra non lineare.

LA GUERRA CIBERNETICA DELLA RUSSIA

La svolta è arrivata con la nomina a ministro della Difesa di Sergey Shogu, ex generale dell’Esercito, alla fine del 2012. Vladimir Putin è stato rieletto più faticosamente del previsto presidente della Repubblica in primavera, e per la prima volta durante il suo lunghissimo mandato al vertice del Paese l’opposizione al Cremlino sembra essersi rafforzata e radicata tra la popolazione. La Russia decide di combattere l’influenza esterna e di rispondere con maggior aggressività ai Paesi stranieri, seguendo la cosiddetta Dottrina Gerasimov. Secondo la tesi di questo generale di spicco delle forze armate del Paese, la linea di demarcazione tra guerra e pace è ormai sfumata e le tattiche belliche sotto copertura sono ormai cresciute di importanza.

COME LA RUSSIA CERCA GLI HACKER RUSSI

Il New York Times inizia il suo racconto dalle confessioni di Aleksandr B. Vyarya, un informatico russo che ha fatto richiesta di asilo in Finlandia dopo esser scappato dal suo Paese perché si è rifiutato di partecipare agli squadroni della scienza. Vyarya spiega come gli sia stato offerto un posto di lavoro per condurre la cyberguerra della Russia. Una missione bellica esplicitata in pubblico dal ministero della Difesa: la testata americana evidenzia come su VKontakte, il Facebook russo, siano state pubblicizzate offerte di lavoro per fare gli hacker militari. Sono citate le parole di Sergey Shogu di fronte ai rettori delle università, in cui evidenziava la caccia all’uomo, nel senso positivo, condotta per trovare abili informatici e programmatori.

GLI HACKER RUSSI SONO ANCHE CRIMINALI

Il ministero della Difesa non si ferma a reclutare giovani studenti oppure informatici con buona esperienza, come d’altronde fanno anche altre agenzie di intelligence come Nsa. Secondo il New York Times la Russia cerca appositamente tra i condannati in carcere persone dotate di capacità informatiche per inserirle nei suoi squadroni della scienza. Dmitry A. Artimovich, un fisico russo condannato per attività di spamming, è stato approciato per la testata americana, come dichiara egli stesso, dai compagni di cella per esser reclutato tra gli hacker del ministero della Difesa. Uno scambio tra la condanna da scontare in carcere e le attività coperte di sabotaggio informatico.

CHI SONO GLI HACKER DEL DNC

Il pezzo del New York Times si conclude con la presunta individuazione del gruppo di hacker responsabili del furto delle mail del Dnc, il comitato nazionale dei Democratici americani, che hanno provocato la continua diffusione sui media, via Wikileaks, delle comunicazioni riservate dei dirigenti della campagna di Hillary Clinton. Secondo la testata Usa si tratta di un gruppo chiamato Fancy Bear, prima conosciuto come Advanced Persistent Threat 28 e Pawn Storm. Il nuovo soprannome è stato scelto per pubblicare i dossier riservati dell’agenzia antidoping Wada, che mostravano come diversi atleti di spicco, sopratutto americani, avessero ricevuto esenzioni per utilizzare farmaci vietati. Un modo per rispondere alle accuse di doping rivolto contro l’atletica russa prima delle Olimpiadi di Rio 2016.

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