La storia del Movimento 5 stelle e la casa restituita ai Guarascio a Vittoria

di Stefania Carboni | 22/01/2016

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La banca pignora la casa al muratore il Movimento 5 stelle la acquista“. Lo slogan capeggia sui social, spammato dai deputati 5 stelle all’Ars che, dopo aver donato una somma alla famiglia Guarascio, rilanciano il ddl della sicula Vanessa Ferreri sull’impignorabilità della prima casa (oggi la prima casa non si può già pignorare per debiti sotto i 120 mila euro nda). La promozione del Movimento passa dalla città di Vittoria dove, con le donazioni pentastellate la famiglia di Giovanni Guarascio, operaio edile che si diede fuoco, morendo, contro lo sfratto della sua abitazione, riuscirà a mantenere il suo tetto.

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Foto via Fb/MoVimento 5 Stelle Sicilia

GIOVANNI GUARASCIO, L’ASTA E LA RACCOLTA FONDI Come inizia la storia dei Guarascio? La casa in via Brescia fu costruita da Giovanni decenni fa. Il debito che l’uomo accumulò nel 1989 con la Banca agricola popolare di Ragusa era di quaranta milioni di lire. Una somma che, con l’insolvenza, fu destinata a salire negli anni. La casa fu messa all’asta e acquistata da un privato per 26mila 750 euro. Dopo il gesto eclatante di Giovanni, gesto che gli costò la vita, iniziò la controversia e la lotta per riacquistarla. Scattano le donazioni, anche da parte di privati cittadini e associazioni. Tra queste figura il contributo che Servizio Pubblico raccolse per la famiglia.
La trasmissione dedicò servizi sulla storia di Giovanni e, con un Iban intestato alla famiglia, riuscì a raccogliere 78 mila euro. Lo scopo era sia il riacquisto della casa che coprire le spese per gli studi di Martina, una dei tre figli di Giovanni. A chi ha chiesto delucidazioni sulla destinazione della somma la trasmissione ha replicato: «Noi li abbiamo aiutati a raccogliere i fondi, ma sul modo in cui siano stati utilizzati non sappiamo nulla».

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M5S, GUARASCIO E I SOLDI DI SERVIZIO PUBBLICO Che fine hanno fatto i soldi di Servizio Pubblico? Antonio, figlio di Giovanni, ha chiarito in una intervista a Meridionews: «Servivano a sostenerci: mia madre è rimasta ferita il giorno in cui mio padre si diede fuoco, parte della cifra è stata impiegata per le sue cure mediche. Altri fondi sono serviti a pagare le spese legali del procedimento. Inoltre, nell’immediato, non avremmo potuto comprare la casa, che era stata sottoposta a sequestro preventivo». La famiglia ha evitato, grazie anche al “Comitato per la riforma e la sospensione delle aste giudiziarie”, due tentativi di sfratto negli ultimi mesi. E oltre alla casa c’è un’altra storia da raccontare. Per la morte di Giovanni Guarascio, divenuto il simbolo di una regione che soffre tra la crisi e il problema delle aste giudiziarie, è stata aperta una inchiesta. Tre persone figurano nel registro degli indagati. Nella trattativa tra privato e la famiglia, i Guarascio hanno accettato una proposta: rescindere dalla costituzione di parte civile e acquistare l’immobile per 70 mila euro (una somma che include l’acquisto dell’immobile e spese legali sostenute dalla controparte). I 5 stelle hanno contribuito all’acquisto per 30 mila euro. Non hanno comprato la casa, hanno aiutato. Oggi però si decanta la vittoria di Vittoria, davanti alla casa della famiglia di Giovanni. Attivisti dei meetup vicini, Luigi Di Maio, magliette del Movimento attorno al palchetto allestito: i grillini rigettano le accuse di speculazione sulla vicenda. A Vittoria però si voterà per le prossime amministrative: con tanti candidati sindaco. «Undici», chiosano dalla zona. «Le infiltrazioni e gli interessi – spiega chi vive quella realtà – sono dietro l’angolo». Sembra una piccola battaglia quella pentastallata, una visita che ricorda le prime comparsate di Quarto. In una regione dove i salvatori “cambiano” mentre il nome di Giovanni rimane ancora lì, fisso, sul manifesto funebre che ricorda l’anniversario, davanti casa. E viene pronunciato dal palchetto, dalla bocca di Di Maio. «Giovanni è l’unica persona che ha il grande merito di tutto questo, ci ha riuniti qui». E via di discorso contro le banche, sul decreto legge Banca Etruria. «Non arrivate al gesto di Giovanni. Chiamateci prima. Noi saremo il vostro scudo», ricorda il campano. Dopo il vicepresidente alla Camera al microfono è il turno Di Battista: «Qual è oggi la differenza tra una banca e un partito politico?», ha chiosato il romano prima di criticare la “sinistra in Italia”. Parole, tante, nella città dai troppi candidati sindaco.

(in copertina il luogo della tragedia/ FOTO QUESTURA RAGUSA)