Le 5 migliori (peggiori) gaffe del ministro Poletti

di Redazione | 28/03/2017

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Il ministro del Lavoro dei governi Renzi e Gentiloni probabilmente non verrà ricordato solo per lavorato a leggi e decreti. Ma anche per le gaffe capaci di innescare una polemica politica e di imbarazzare compagni di partito. L’uscita infelice di Giuliano Poletti di ieri («Il rapporto di lavoro si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum») è solo l’ultima di una serie. Ecco le 5 migliori (peggiori) dei tre anni al governo.

 

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GAFFE MINISTRO POLETTI

«Troppe vacanze». 23 marzo 2015. Il ministro interviene a Firenze, a un convegno su fondi europei e futuro dei giovani promosso dalla Regione Toscana. Non compie una vera e propria gaffe, ma riesce a conquistare un dissenso ampio. Parlando dell’alternanza scuola-lavoro, Poletti afferma: «Un mese di vacanza va bene. Ma non c’è un obbligo di farne tre. Magari uno potrebbe essere passato a fare formazione».E ancora: «I miei figli d’estate sono sempre andati al magazzino della frutta a spostare le casse. Sono venuti su normali, non sono speciali». Forti critiche da insegnanti e sindacati.

«Ringrazio il cda dell’Inps». 20 ottobre 2015. Alla presentazione del Bilancio Sociale 2014 dell’Inps, al fianco del presidente dell’istituto Tito Boeri e del direttore generale Massimo Cioffi, Poletti ringrazia il «consiglio di amministrazione dell’Inps». Ma l’Inps non ha un cda. Il pubblico lo corregge. Lui interrompe i ringraziamenti e ammette l’errore. «Ho detto cda e non c’è…. mi avete beccato subito… allora ringrazio il presidente».

«110 e lode a 28 anni non serve a un fico». 26 novembre 2015. Parlando a Verona alla convention di apertura di ‘Job&Orienta’, mostra convegno su orientamento, scuola, formazione e lavoro, il ministro attacca: «Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21». La polemica, anche sui social, non si fa attendere.

«Giovani via dall’Italia? Qualcuno meglio non averlo tra i piedi». 19 dicembre 2016. Il ministro del lavoro, rispondendo ad alcuni giornalisti a Fano sulla fuga di ragazzi dal nostro Paese dichiara: «Se 100mila giovani se ne sono andati dall’Italia, non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’». «Permettetemi di contestare questa tesi. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi». Poi le scuse: «Mi sono espresso male. Penso semplicemente che non è giusto affermare che ad andarsene siano i migliori e che tutti gli altri hanno meno competenze e qualità».

«Il calcetto meglio del curriculum». 27 marzo 2017. Nel corso di un incontro con gli studenti dell’istituto Manfredi Tanari di Bologna sull’alternanza scuola-lavoro, Poletti afferma: «Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia. È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum».

(Foto: ANSA / GIUSEPPE LAMI)