Funerali Casamonica, per Roma le regole di una città di mafia

di Redazione | 24/08/2015

funerale casamonica

Funerali Casamonica, per Roma arrivano le regole di una città di mafia: la capitale come Reggio Calabria, come le città siciliane, con normative più nette in ordine alle segnalazioni di tutto ciò che di insolito e irregolare accade in città. Non si fermano le polemiche causate dalla cerimonia funebre in grande stile nella basilica di San Giovanni Bosco al Tuscolano del boss e “re di Roma”, Vittorio Casamonica: quale il ruolo delle istituzioni? Come fare in modo che dinamiche del genere non si verifichino nuovamente?

FUNERALI CASAMONICA, PER ROMA LE REGOLE DI UNA CITTA’ DI MAFIA

Come è stato possibile che nessuno sapesse quanto stava avvenendo in un quartiere periferico, ma comunque noto e popoloso della Capitale? Molto sembra essere dipeso dalla mancanza, finora, di regole chiare per le segnalazioni da parte delle forze dell’Ordine ai livelli superiori di qualsiasi attività sospetta in città; regole del genere, si legge oggi sul Messaggero a firma di Valentina Errante e Sara Menafra, saranno presto inserite.

 La capitale come una città di mafia. Con il rafforzamento delle strutture di coordinamento tra polizia e carabinieri e ordini tassativi a tutti gli agenti di polizia e a tutte le stazioni dell’Arma di informare i livelli superiori per qualunque evento possa riguardare la pubblica sicurezza in senso lato. E in particolare, ovviamente, dovrà essere comunicato qualunque evento, funerali inclusi, tocchi rappresentanti della criminalità organizzata o di associazioni a delinquere particolarmente radicate sul territorio.

Una famiglia potente e importante a Roma come i Casamonica non può non aver pensato alle conseguenze dei propri gesti; la tesi, dunque, è che questi funerali chiassosi e appariscenti siano principalmente una sfida comunicativa, un messaggio lanciato alle altre famiglie criminali romane dopo l’esplosione di Mafia Capitale che ha cambiato gli equilibri della mala in città.

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In vista del Giubileo, dunque, il prefetto di Roma Franco Gabrielli vuole “regole chiare” per evitare che fenomeni del genere si ripresentino: regole che saranno mutuate dalle città regno della mala italiana.

La riunione di questo pomeriggio in prefettura chiuderà solo parzialmente l’affaire Casamonica. Sul tappeto resta lo scontro tra Viminale e Enac sulla vicenda dell’elicotterista che ha deviato dal piano di volo comunicato alla torre di controllo, abbassandosi di quota per lanciare i petali. Dopo le accuse del ministro degli Interni Angelino Alfano, ieri è arrivata la risposta del presidente di Enac Vito Riggio: «Il ministro Alfano sa benissimo che noi diamo le licenze in base a un regolamento europeo – ha detto – gli elenchi di chi ha l’autorizzazione al volo sono da sempre disponibili per le forze di sicurezza per eventuali indagini. Il punto vero mi pare che sia quello di aumentare le zone di interdizione e aumentare la sensibilità dei radar. Noi facciamo già quello che è previsto dalla legge e credo che lo facciamo bene»

Il funerale dei Casamonica è stato una vera e propria “tegola” sulla politica romana, che aveva appena, se così si può dire, “chiuso” il dossier Mafia Capitale; dopo il rimpasto di giunta e le rassicurazioni che da parte del governo non sarebbe stato proposto lo scioglimento per mafia del Comune, Ignazio Marino era partito in vacanza per i Caraibi più sereno. Al momento sbagliato, a quanto sembra. Perché la totale mancanza di controllo sui funerali di un boss della mafia romana ha riaperto, inevitabilmente, la partita della relazione governativa sulla mafia cittadina.

Nei confronti dell’amministrazione capitolina sembra ormai certo che la proposta al consiglio dei ministri preveda misure più pesanti di quanto previsto inizialmente: non solo lo scioglimento del municipio di Ostia e il commissariamento dei dipartimenti per il Verde pubblico, le Politiche Sociali, il Patrimonio, la Scuola e i Lavori Pubblici. Anche i regolamenti per l’affidamento di lavori e servizi, la centrale unica di acquisto e gli atti di indirizzo e controllo dei settori ”sensibili” del Comune dovranno essere rivisti con l’accordo della prefettura e dello stesso Gabrielli.