Anche l’indie italiano ha il suo Harvey Weinstein

Il movimento del Metoo invade anche la musica, italiana e indie. La denuncia però stavolta è arrivata da un uomo: è stato infatti Federico Fiumani a denunciare su Facebook Emanuele Podestà, proprietario dell’agenzia Booking Supernova, scrivendo di non voler partecipare a festival «organizzati da gente che picchia le donne, le manda all’ospedale, le tiene segregate in casa per due giorni, gli spegne sigarette in faccia e le aggredisce per strada».

Il post di Federico Fiumani

Federico Fiumani nel suo post non ha fatto nomi, ma ha lasciato chiari indizi che puntavano diretti a Emanuele Podestà. Il cantante della band Diaframma dice di non voler più partecipare ad un festival organizzato da qualcuno che compie atti di violenza verso le donne. Aggiunge che «la città è Genova, e il festival si svolge verso la fine di aprile». Specifica anche che «avrei dovuto suonarci il 25 aprile ma ho annullato la data, appena ho saputo da amici genovesi fidati che razza di stronzo è la persona in questione». Uno dei festival più importanti a Genova è il Supernova, e l’ultima edizione si è tenuta dal 20 al 25 aprile 2018. A far credere che si tratti di Podestà anche la specifica successiva: «Dulcis in fundo, la merda ha anche una scalcagnatissima casa editrice dove, in cambio di un 69 o almeno un pompino, pubblica libri di giovani scrittrici in erba». Ecco, Podestà oltre ad essere dietro al festival e all’agenzia di Booking Supernova, ha anche una casa editrice, la Habanero Edizioni.

Il racconto della scrittrice

Se c’è una cosa in cui sono bravi gli utenti dei social, è rimettere insieme i pezzi. Dopo la denuncia di Fiumani, è riemerso un post di qualche mese fa dell’account Kants Exhibition, dove una scrittrice esordiente raccontava di aver ricevuto esplicite richieste sessuali da un editore in cambio della pubblicazione. Una volta rifiutate, il libro non è mai andato avanti. «Questa conversazione è avvenuta con l’editore di una casa editrice ad Agosto 2016» si legge nel post datato 29 luglio, che continua «Avevo 22 anni, in quel momento non sapevo esattamente come comportarmi, le cose che ci accadono nella vita spesso ci travolgono e non sappiamo come reagire». All’incontro lei si era presentata insieme al fratello e alla fine non firmò proprio nulla e « il libro è ancora dentro un cassetto pieno di post-it». Al suo post aveva allegato gli screenshot dei messaggi con il misterioso editore, che chiaramente le scriveva «Ci sono due modi di chiudere un contratto: o lo firmiamo o lo firmiamo e suggelliamo la nostra alleanza con un bel 69». Dopo che lei ha educatamente rifiutato la collaborazione, lui le scrive «Speriamo di non vederci in futuro. Non venire neanche in supernova. Grazie». A questo punto, l’identità del molestatore è chiara. Lei si chiama Giulia, e ha rilasciato soltanto due interviste: una a Bossy e una a Noisey, che per primo si è occupato del caso. A entrambi ha raccontato la sua storia filo e per segno, facendo chiaramente il nome di Emanuele Podestà.

Questa conversazione è avvenuta con l’editore di una casa editrice ad Agosto 2016.Avevo 22 anni, in quel momento non…

Gepostet von Kants Exhibition am Sonntag, 29. Juli 2018

La pioggia di denunce sui social #losapevanotutti

Come spesso accade, basta una voce ad infrangere un muro. Dopo la denuncia di Fiumani e della giovane Giulia, sono state tantissime le ragazze che hanno raccontato di aver subito molestie da parte di Emanuele Podestà. Alcune le hanno raccontate di risposta al cantante, altre in via anonima a Noisey e Bossy: sul quest’ultimo è stato aperta una casella mail – losapevanotutti@gmail.com– per raccogliere «screen/video/materiali di qualsiasi tipo che possano essere utili a far emergere la verità non esitate ad allegarli. Proteggeremo le vostre identità e potremo capire insieme in che direzione muoverci per fermare tutto questo». Non solo, molti artisti si stanno pubblicamente dissociando dall’agenzia di Booking e da passate o future collaborazioni con Podestà. Tra le varie voci c’è anche quella dell’artista Bianco, che su Facebook ha pubblicato un post con cui comunica la cancellazione della loro data di venerdì 23 novembre al teatro Bloser di Genova. «Vista la spiacevole situazione che si è venuta a creare in questi giorni […]  Non ci sentiamo di affrontare il concerto, che parla di amore, di rispetto, di amicizia, nelle condizioni di poca luce dettate da questa vicenda. Ci asteniamo da ogni sorta di giudizio e attendiamo che si faccia chiarezza nelle sedi più opportune». «Qualcosa si sta muovendo» ha risposto Fiumani ricondividendo il post del collega, e la sensazione è proprio quella. Pare che a Genova e nell’ambiente Indie fosse risaputo che Podestà facesse leva sul suo potere musicale ed editoriale per ottenere favori sessuali dalle artiste, ma non solo. Sarebbero rimaste coinvolte anche ragazze esterne al mondo della musica. Con Harvey Weinstein, il lavoro di giornalismo del New Yorker e del New York Times ha funzionato: ora sta a Vice e Bossy continuare a raccogliere testimonianze e proseguire nella denuncia. Se Emanuele Podestà è innocente, avrà il diritto di difendersi. Ma ciò che preme, è la necessità e l’urgenza di dare il coraggio alle ragazze di denunciare, parlare e smettere di avere paura. Bisogna smettere di dire frasi come «se l’è cercata» o «beh però ci ha guadagnato».  È ora di trasformare un «tutti lo sapevano» in «tutti l’hanno detto». 

(Credits immagine di copertina: Pixabay CC0 Creative Commons)

 

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