Emanuela Orlandi, il legale: «Il documento esiste ed è verosimile, lo sapevamo già dall’inizio di quest’anno: ora la magistratura apra il fascicolo»

di Gianmichele Laino | 18/09/2017

ossa Nunziatura

«Il documento esiste, c’è una convergenza da parte della stampa e c’è una convergenza con quanto sapeva Pietro Orlandi già dall’inizio di quest’anno». Parola dell’avvocato Laura Sgrò, il legale che si sta occupando del caso di Emanuela Orlandi e che ha voluto commentare ai microfoni di Giornalettismo la pubblicazione – da parte del giornalista Emiliano Fittipaldi – di un presunto resoconto di spesa stilato nelle stanze del Vaticano e che aveva come oggetto «Le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi».

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EMANUELA ORLANDI DOCUMENTO, LE PAROLE DEL LEGALE

«Non possiamo pronunciarci sul fatto che questo documento sia vero o sia falso – ha continuato l’avvocato Sgrò -, ma certamente è verosimile perché fa riferimento a degli elementi molto precisi. Se il documento è vero, si tratta di un fatto molto grave; se non è vero, è altrettanto grave che un documento di tale portata fosse contenuto all’interno di una cassaforte della Prefettura per gli Affari Economici con quella data. Ma ci sono elementi molto precisi: una lettera indirizzata al cardinale Re e a al cardinale Tauran può essere verosimile perché in quel frangente rivestivano dei ruoli economici. Per questo la magistratura deve aprire un fascicolo e deve indagare».

EMANUELA ORLANDI DOCUMENTO, ECCO IL CONTENUTO

La lettera ha fatto rumore perché sarebbe la prova di tutte le operazioni effettuate dal Vaticano per depistare le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi nel 1983. Nel documento, scritto dal cardinale Lorenzo Antonetti, allora capo dell’Apsa (l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), ai monsignori Giovanni Battista Re e Jean-Louis Tauran, si parla di 483 milioni di lire spesi dallo Stato Pontificio per l’allontanamento di Emanuela.

Dati inquietanti, che si riferiscono a un presunto soggiorno di una persona – la cui identità non è nota – a Londra al numero 176 di Chapman Road dal 1993 al 1997, con tanto di visite ginecologiche effettuate dalla «dottoressa Leasly Regan, Department of Obstetrics & Gynaecology». E che parlano anche di una cifra (21 milioni di lire) per «Attività generali e trasferimento presso Stato Città del Vaticano, con relativo disbrigo pratiche finali». Per non parlare dei soldi affidati a un presunto Commando 1, una squadra di indagine che faceva capo direttamente all’allora segretario di Stato di Giovanni Paolo II Agostino Casaroli. Un’ombra davvero oscura.

Emanuela, dunque – secondo la teoria dei media (anche il Corriere della Sera aveva anticipato l’esistenza di questa lettera) – sarebbe stata a Londra almeno fino al 1997, viva. Poi, sarebbe stata trasferita in Vaticano dove sarebbero state messe in atto le cosiddette «pratiche finali». La pista londinese era già emersa nel 2011, quando un ex agente del Sismi che si faceva chiamare «Lupo solitario», aveva parlato di un possibile internamento di Emanuela Orlandi presso l’Ospedale Queen Elizabeth II. Un vero e proprio rapimento per tenere in scacco il papà di Emanuela che – secondo l’ex agente del Sismi – avrebbe intuito giri consistenti di denaro da pulire legati all’Istituto Antonveneta e a Roberto Calvi.

EMANUELA ORLANDI DOCUMENTO, L’APPELLO AL PAPA PER LA VERITÀ

Londra ritorna nuovamente nella vicenda Orlandi, ma l’avvocato Sgrò non si sbilancia: «In questi 34 anni sono state seguite tantissime piste – ci dice -. Potrebbe essere successo tutto e il contrario di tutto. Emanuela è stata vista a Bogotà, a Londra, in Lussemburgo, in Italia. Ora è emersa questa nota e noi vogliamo delle indagini e degli approfondimenti su questa nota».

L’avvocato Sgrò, come portavoce legale della famiglia Orlandi, quindi lancia un appello: «Noi chiediamo verità, quella verità di cui parla tanto spesso il Santo Padre che, in passato, ha detto che non si negozia. La famiglia, dopo 34 anni, ha diritto a sapere cosa è successo a Emanuela».