Seregno, il sindaco ai domiciliari per corruzione voleva tagliare i genitali agli stupratori di Rimini | VIDEO

di Redazione | 26/09/2017

Edoardo Mazza

Che fosse un tipo sui generis, lo si era capito già qualche tempo fa. Edoardo Mazza, il sindaco di Seregno agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione, aveva già fatto parlare di sé in passato. All’indomani degli stupri di Rimini, infatti, si era presentato nel corso di una diretta Facebook con delle forbici in mano, alludendo in maniera piuttosto esplicita a un taglio ai genitali per gli stupratori della ragazza polacca e della transessuale peruviana.

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«Si tratta di uno strumento che molti vorrebbero sicuramente utilizzare per punire questi animali che hanno compiuto questo efferato delitto – aveva detto Mazza -. Devo dire che se fossi un genitore di quella ragazza violentata da quattro persone, altro che le forbici utilizzerei…». Il sindaco di Forza Italia, poi, se l’era presa con la presidente della Camera Laura Boldrini per le sue idee sull’immigrazione espresse «dall’alto dei suoi aerei di Stato, delle sue auto blu e delle sue scorte».

EDOARDO MAZZA, LA DIRETTA FACEBOOK DOPO GLI STUPRI DI RIMINI

EDOARDO MAZZA, LE ACCUSE NEI CONFRONTI DEL SINDACO DI SEREGNO

Edoardo Mazza, oggi, è finito ai domiciliari con la grave accusa di corruzione per rapporti con costruttori legati alla ‘ndrangheta. I carabinieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito, questa mattina presto, arresti nelle province di Monza, Milano, Pavia, Como e Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta su infiltrazioni mafiose nel mondo dell’imprenditoria e della politica in Lombardia. Alla fine, sono state eseguite 27 misure cautelari, anche nei confronti di un consigliere comunale, mentre per un assessore è stato disposta l’interdizione dai pubblici uffici.

Una operazione che, comunque, sembrava essere nell’aria. Nei mesi scorsi, diversi esponenti della giunta – specialmente di area Lega Nord – avevano abbandonato la squadra di governo del sindaco della cittadina in provincia di Monza, quasi a marcare le distanze con il suo operato. Secondo gli investigatori, il sindaco Mazza avrebbe favorito gli affari di un noto costruttore (che si sospetta legato alle cosche), che voleva ottenere i permessi per costruire un supermercato e che, in cambio, prometteva voti.