Draghi aumenta il limite per gli acquisti della Bce

di Redazione | 03/09/2015

QUANTITATIVE EASING

Per provare ad allontanare i rischi di un nuovo peggioramento del quadro economico,  la Banca centrale europea è intervenuta per stimolare la ripresa. Bce ha così deciso di lasciare invariati i tassi di interesse dell’area dell’euro, ai minimi storici già definiti il 10 settembre del 2014. Così come era prevedibile,  il Consiglio direttivo dell’Eurotower ha deciso di confermare i saggi sulle operazioni di rifinanziamento principali, marginale e sui depositi presso lo sportello ufficiale, rispettivamente allo 0,05%, allo 0,30% e a -0,20%.

Ma non solo. La Bce ha però anche ritoccato il piano d’acquisti di titoli da 60 miliardi mensili, in programma almeno fino al 2016. Il Quantitave easing è stato quindi modificato aumentando dal 25% al 33% il tetto per una singola emissione pubblica. Tradotto, in precedenza poteva acquistare fino a un quarto del valore dello stesso titolo: una scelta fatta per allontanare il rischio che la Bce potesse costituire una minoranza di blocco nell’ambito di una emissione, come spiega il quotidiano “La Repubblica“. Ora, il limite sarà fino a un terzo.

 

 

 

BCE, TASSI INVIARIATI DELL’AREA EURO –

Con questa scelta aumenterà la libertà di manovra della Bce e la possibilità di sostenere un singolo Paese, tanto che sui mercati si rafforza il recupero delle Borse e dei titoli di Stato, in particolare fragili come Atene.L’euro invece si indebolisce. Ogni caso, ha precisato Draghi, verrà valutato volta per volta. In caso di rischia di creazione di una minoranza di blocco, si tornerà al limite di un quarto (25%) del valore del titolo.

Mantenuto anche il limite al 33% per quanto riguarda la quantità massima acquistabile del debito pubblico complessivo di un Paese. Sessanta miliardi al mese è invece quello relativo al valore degli acquisti.

BCE TAGLIA LE STIME DELL’EUROZONA –

Si spiega sul quotidiano diretto da Ezio Mauro:

«Draghi ha spiegato in conferenza stampa che nelle ultime settimane sono “emersi rinnovati rischi al ribasso su crescita e inflazione”. Tuttavia i banchieri centrali hanno “giudicato prematuro valutare” se questi sviluppi “avranno effetto stabili” sull’inflazione dell’area euro o se solo di natura transitoria. La ripresa “continuerà a un tasso più lento delle attese” e anche sul fronte dei prezzi “è attesa una crescita dell’inflazione inferiore alle attese”. La Bce ha infatti rivisto in peggio le sue stime sul Pil dell’Eurozona a +1,4% da +1,5% per quest’anno e per il prossimo a +1,7% da +1,9%. I tecnici Bce, ora sul 2015 stimano una crescita media dei prezzi limitata allo 0,1% (dal precedente 0,3%), sul 2016 un +1,1% (da 1,5%) e sul 2017 un +1,7% (da 1,8%). Draghi ha ricordato che la Bce è “pronta a usare tutti gli strumenti disponibili entro il suo mandato” per far fronte a cambiamenti sulle prospettive d’inflazione e che il Qe – previsto almeno fino a settembre 2016 – potrà proseguire oltre, se necessario. Il governatore ha ammesso che “potremmo vedere numeri negativi nell’inflazione nei prossimi mesi, ma la Bce li considera transitori a causa dei bassi prezzi del petrolio».