Le diete vegetariane e vegane sono adatte in gravidanza e durante l’età evolutiva?

di Redazione | 18/09/2017

dieta vegana

La dieta vegana fa male in gravidanza e durante l’età evolutiva? La questione è al centro di un dibattito in Italia, che vede contrapposte la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) da una parte e la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV) dall’altra. La prima ha presentato pochi giorni fa – insieme alla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) ed alla Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP) – un Position Paper, che è la sintesi di una vasta letteratura scientifica internazionale sulla questione. I pediatri italiani – preso atto della crescente diffusione delle diete vegetariane e vegane, anche tra i più piccoli – hanno cercato di capire se queste siano adeguate durante fasi della vita particolarmente importanti, come gravidanza, infanzia e adolescenza. La conclusione a cui giunge la SIPPS è che scelte alimentari di questo genere necessitano più attenzione di altre: l’invito è ad affiancarle con i dovuti integratori alimentari, sempre sotto l’occhio vigile di pediatra e nutrizionista.

IL DIBATTITO TRA SIPPS E SSNV SULLA DIETA VEGANA NELL’INFANZIA

L’adagio è che le famiglie che scelgono per i loro figli diete vegetariane o vegane non abbiano sufficienti conoscenze nutrizionali. Un’accusa latente che non va affatto già alla Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, che – forte di un’esperienza di 17 anni in Italia in questo settore – si è sentita in dovere di replicare al documento della SIPPS. Una pubblicazione che costituisce – a suo dire – «un vertiginoso passo indietro rispetto agli assunti scientifici acquisiti ormai da diversi decenni».

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), attraverso il suo Position Paper, presentato in occasione del XXIX Congresso tenutosi lo scorso fine settimana a Venezia, assume una posizione negativa nei confronti della scelta di adottare diete vegetariane (inclusa quella vegana) in gravidanza ed età evolutiva, basandosi su una preoccupante mancanza di conoscenza dell’argomento e mettendo a rischio la salute delle famiglie vegetariane, che potrebbero cercare informazioni presso fonti non qualificate, se vedessero la loro scelta rifiutata dai professionisti della nutrizione. Il documento SIPPS non è congruente con le posizioni ufficiali espresse, da decenni, da importanti associazioni scientifiche e nega l’evidenza di migliaia di bambini vegetariani, nati da madri vegetariane (tra cui molti vegani) in ottima salute.

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Se la SIPPS insinua velatamente che le famiglie vegetariane e vegane siano un po’ “ignoranti” in quanto a nutrizione, la SSNV rinvia l’accusa al mittente, che non ha colto bene la differenza tra le varie diete:

Il documento SIPPS non fornisce una corretta definizione di dieta vegetariana (intendendo con questo termine sia la dieta latto-ovo-vegetariana che vegana): riduce la dieta latto-ovo-vegetariana a una dieta che esclude «Carni, pesci, molluschi e crostacei» e la dieta vegana come una dieta che esclude «Tutti gli alimenti di origine animale, inclusi uova, miele, latte e derivati, propoli, pappa reale, polline». Parlare di «esclusione» però dice ben poco dal punto di vista della composizione nutrizionale della dieta. Bisogna invece far notare che i cibi fondamentali di una dieta vegetariana standard sono cereali, legumi, verdura, frutta, frutta secca e semi oleaginosi (nemmeno citati dal documento SIPPS), grassi (oli vegetali), che sono esattamente gli stessi dell’originaria dieta mediterranea e gli stessi su cui deve essere basata anche una dieta onnivora.

Il punto su cui ribatte la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana è che quella presa in esame dal documento SIPPS non sia una dieta vegetariana standard ottimale, dal momento che questa «Le diete vegetariane e vegane sono adatte in gravidanza e durante l’età evolutiva include l’assunzione quotidiana in modo variato di cibi vegetali appartenenti a tutti i gruppi fondamentali e di un integratore di vitamina B12 da sintesi batterica». Insomma, una scelta di questo tipo – varia, equilibrata e sana – non ha alcun rischio per la salute e anzi offre molti vantaggi, secondo i nutrizionisti vegetariani, che tengono anche a specificare: «Le diete onnivore non sono certo automaticamente “ben pianificate”, tutt’altro: nella maggior parte dei casi sono molto squilibrate dal punto di vista dei nutrienti assunti, ed è decisamente più facile pianificare una dieta 100% vegetale corretta rispetto a una onnivora, in quanto si escludono a priori alimenti dannosi alla salute umana».

Foto copertina: ANSA/DPA, Julian Stratenschulte