Cosa è Mosquirix: il vaccino per la malaria

di Redazione | 07/09/2017

mosquirix

«Il problema è che i vaccini sono pochi, e quello contro la malaria è uno che malauguratamente manca, se ci fosse questa bambina sarebbe ancora viva», ha spiegato qualche giorno fa Roberto Burioni sul suo profilo Facebook. Con la morte della piccola Sofia, deceduta per malaria mentre era ricoverata a Trento, in Italia è psicosi malaria. Mentre ancora non è chiaro come la bimba di 4 anni abbia contratto la malattia (sono tante le ipotesi in campo) c’è chi si chiede se esista o meno un vaccino contro la malaria.

In realtà, oltre alla profilassi malarica, una soluzione (seppur sperimentale) esiste. Si chiama vaccino Mosquirix™, conosciuto anche come RTS,S, ed è stato sviluppato dalla GlaxoSmithKline (GSK), in un trial clinico condotto tra il 2011 e il 2012. Ha ricevuto opinione positiva dalle Autorità regolatorie europee per la prevenzione della patologia nei bambini piccoli in Africa sub-sahariana.

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VACCINO MALARIA, MOSQUIRIX: CHE DIFFERENZE CI SONO CON GLI ALTRI FARMACI

RTS,S, sviluppato in partnership con il PATH Malaria Vaccine Initiative (MVI), è il primo candidato vaccino per la prevenzione della malaria. Se altri vaccini contrastano virus o batteri, RTS,S è stato disegnato e sviluppato per la prevenzione della malattia causata dal parassita plasmodium falciparum, maggiormente presente nell’Africa sub-Sahariana. Nel 2013 sono stati stimati 584.000 decessi legati alla malaria: circa il 90% di questi decessi si sono verificati nell’Africa sub-sahariana e l’83% di queste morti si è registrato in bambini con meno di cinque anni. Attenzione però. Non si tratta di un miracolo. Questo vaccino ha effetto dopo tre dosi, ma la sua efficacia diminuirebbe diventando quasi nulla a sette anni dalla somministrazione. Secondo una ricerca sul farmaco, pubblicata sul New England Journal of Medicine, è consigliabile aumentare le dosi a quattro. Ed è proprio su 4 dosi che punterà la sperimentazione pilota (a partire dal 2018) sui bambini in Ghana, Kenya e Malawi: 750mila persone tra 5 e 17 mesi di vita.

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MOSQUIRIX: LA SPERIMENTAZIONE IN AFRICA

A dimostrare l’efficacia di Mosquirix sono i trial fatti negli ultimi anni. I dati clinici sottoposti alla valutazione del CHMP Comitato per i prodotti medicinali ad uso umano) vengono in gran parte dal programma di studi clinici di Fase III che ha coinvolto oltre 16.000 bambini e sono stati condotti in 13 centri di ricerca in 8 paesi africani (Burkina Faso, Gabon, Ghana, Kenya, Malawi, Mozambico, Nigeria e Tanzania). Oltre 18 mesi dopo la somministrazione di tre dosi del vaccino RTS,S, i casi di malaria si sono ridotti a circa la metà nei bambini dai 5 ai 17 mesi, al tempo della prima vaccinazione, e del 27% nei neonati dalle 6 alle 12 settimane. Quattro dosi di vaccino RTS,S hanno dimostrato di ridurre i casi di malaria del 39% dopo quattro anni di monitoraggio nei bambini, e del 27% dopo tre anni di monitoraggio nei neonati.

Nelle zone a più alto impatto di malaria, per esempio, si è stati in grado di prevenire 6000 casi di malaria ogni 1000 bambini vaccinati. Ovviamente – come GSK consiglia – il vaccino da solo non può fare miracoli. Nelle zone colpite da questa malattia occorre anche prevenire con zanzariere e insetticidi.

Mosquirix è il primo vaccino contro la malaria ad avere superato con successo i test clinici della fase 3, tra il 2009 e il 2014. Per la prima fase della sperimentazione del programma in Africa (2017-2020) sono stati raccolti 49,2 milioni di dollari da Gavi-the Vaccine Alliance, Fondo globale contro Aids, tubercolosi e malaria e Unitaid, con la partecipazione dell’Oms e di GlaxoSmithKline. L’obbiettivo dell’Oms è di debellare la malattia entro il 2040.

(in copertina foto: © Ton Koene/zReportage.com via ZUMA Press)