Patto educativo di corresponsabilità: la bufala del documento che autorizza le «lezioni gender» a scuola

di Redazione | 04/08/2015

Le bufale in rete non finiscono mai. E purtroppo non smettono mai di creare inutile allarmismo su questioni delicate, come l’istruzione di bambini e ragazzi. Sui social network in questi giorni circola un messaggio che invita i genitori a non sottoscrivere il patto educativo di corresponsabilità, ovvero il documento che elenca i principi e i comportamenti che scuola, famiglia e alunni condividono e si impegnano a rispettare. Stando a quanto riferiscono gli autori della bufala, il patto educativo, che genitori e studenti devono sottoscrivere contestualmente all’iscrizione nella scuola secondaria di primo grado, autorizzerebbe l’istituto ad impartire delle «lezioni gender» ai giovani alunni senza la possibilità da parte della famiglia di opporsi. La realtà è molto diversa. E dimostrarlo è piuttosto facile: per farlo basterebbe ricordare che ideologia e lezioni «gender» semplicemente non esistono, ma anche verificando il concetto di «corresponsabilità» espresso dal Ministero dell’Istruzione si giunge alla medesima conclusione.

 

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Il patto tra scuola, genitori e alunni non entra infatti nel merito dei programmi che seguiranno i docenti, ma si limita ad impartire le «norme di comportamento» di insegnanti (relative ad esempio alle «uscite didattiche» e alla «valutazione degli alunni») e studenti (ad esempio su «frequenza, ritardi, giustificazioni»). Come verificabile anche attraverso il sito del Miur il documento impegna gli insegnanti ad esempio a: «fornire con il comportamento in classe esempio di buona condotta», a «curare la chiarezza e la tempestività di ogni comunicazione riguardante l’attività didattica o formativa in classe» o a «promuovere in ogni occasione il dialogo, con il singolo studente e con il gruppo classe». Nello stesso tempo firmando il patto gli studenti invece s’impegnano, tra le altre cose, a: «frequentare con regolarità tutte le lezioni e le attività didattiche», «comportarsi in modo corretto e rispettoso nei confronti del preside, dei docenti, del personale della scuola, degli alunni», «utilizzare un linguaggio corretto nel rispetto dei ruoli e dell’istituzione scolastica», «rispettare il diario di classe», «essere puntuali nelle consegne didattiche e di segreteria», «avere con sé il materiale scolastico richiesto per le lezioni». Un’indicazione chiara viene anche fornita dalle linee guida del patto, tra le quali si legge che il documento sulla corresponsabilità educativa «rappresenta il quadro delle linee guida della gestione della scuola».

Ma c’è di più. Che il patto sulla corresponsabilità educativa non possa impedire od obbligare gli insegnanti a seguire specifici programmi didattici lo dimostrano proprio gli atti parlamentari di chi in Parlamento guida l’opposizione alle «lezioni gender». In un’interpellanza del maggio 2014 i senatori di Ncd Carlo Giovanardi e Maurizio Sacconi hanno denunciato l’assegnazione della lettura di un romanzo «a forte impronta omosessualista» da parte dei docenti di un liceo romano. Ebbene, i parlamentari centristi lo hanno fatto proprio denunciando una «palese violazione» del diritto dei genitori alla «corresponsabilità educativa». Insomma, ammesso che un’ideologia e lezioni «gender» esistano, non potrà essere certamente il patto di corresponsabilità ad evitarle.

(Foto di copertina: Ansa)