Boris Giuliano: chi era il capo della “Squadra dei Giusti” ucciso dalla mafia

di Redazione | 23/05/2016

Boris Giuliano

BORIS GIULIANO CHI ERA

Era il 21 giugno 1979 quando, mentre pagava un caffè al bar, il mafioso Leoluca Bagarella sparò alle sue spalle sette colpi che gli costarono la vita. Quella che il vice-questore capo della Squadra mobile di Palermo, lo “sceriffo” Boris Giuliano, aveva dedicato a combattere Cosa Nostra, con metodi e strategie nuove. Lo chiamavano il “poliziotto americano“, la sua squadra venne ribattezzata come quella dei “giusti”. 

Boris Giuliano
Boris Giuliano, in una foto del 1971 a Palermo – Photocredit: Ansa foto

BORIS GIULIANO, CHI ERA IL “POLIZIOTTO AMERICANO”

Erano gli anni Settanta, quelli passati alla storia per il “sacco di Palermo“, in una città deturpata dalla speculazione edilizia e dalle migliaia di licenze concesse in una notte dalla coppia Lima-Ciancimino. In quello scenario Giuliano, tra i primi a occuparsi dei rapporti tra le cosche e la politica, servì il Paese sacrificando la propria vita per ristabilire la legalità. Per questo divenne il primo avversario della mafia siciliana. Ora la Rai lo ricorda con una fiction, “Un poliziotto a Palermo” (in onda su Rai1 oggi e domani, ndr), nel giorno in cui la memoria corre a un’altra strage: quella di Capaci, quando il 23 maggio 1992, 24 anni fa, perse la vita per mano della mafia il giudice Giovanni Falcone.

(Photocredit: screenshot Rai.it)

BORIS GIULIANO, LA STORIA

Ma chi era Boris Giuliano? Arrivato a Palermo alla fine degli anni ’60, fu tra i primi a comprendere le trasformazioni criminali allora in atto in Sicilia e il legame con il potere. Rivoluzionò il metodo investigativo, ricostruì la struttura segreta e le attività di Cosa Nostra. Pose basi fondamentali per quella istruttoria elaborata anni dopo da Falcone e Borsellino e che portò al maxiprocesso del 1986. “Follow the money“, “segui il denaro”, avrebbe insegnato lo stesso Falcone. Pure Giuliano lo aveva capito e lo stava facendo nelle sue indagini. Il figlio Alessandro, a sua volta entrato in Polizia e da poco tempo nominato questore a Lucca, ricorda a Repubblica come il padre avesse un grande consenso tra i palermitani. E quali fossero state le sue grandi “intuizioni”:

Aveva intuito, forse per primo, come Cosa Nostra stava riorganizzando il traffico di droga internazionale trasformando Palermo in uno snodo centrale tra i Paesi dell’Est e il terminale del traffico, gli Stati Uniti. A casa mia vedevo spesso agenti della Dea americani, proprio perché aveva capito l’importanza della cooperazione tra polizie di diverse Paesi. Oggi la diamo per scontata, ma allora non esisteva niente del genere”.

LEOLUCA BAGARELLA, LA MAFIA UCCIDE BORIS GIULIANO

Non è un caso che poco prima del suo omicidio, per mano di Cosa Nostra e di Leoluca Bagarella, Giuliano avesse scoperto quel traffico di droga fra la Sicilia e gli Stati Uniti, scovando quella base operativa della mafia a Corleone. Così si arrivò al sequestro, all’aeroporto di Punta Raisi, di 5 chili di eroina e due valigie con cinquecentomila dollari. Un investigatore che era diventato troppo pericoloso per Cosa Nostra.

«Boris era un segugio senza eguali, un investigatore rispettato e temuto, gentile, intelligente, capace e integerrimo, il vero nemico della mafia. Una volta mi chiese di assistere all’interrogatorio di un mafioso che lui aveva arrestato pochi giorni prima e che era appena arrivato all’Ucciardone. Il detenuto voleva sapere chi gli avesse fatto la soffiata e gli aveva consentito di catturarlo. Boris gli disse: “Vediamo se indovini” ed è così che seppe i nomi dei complici. In realtà era riuscito ad arrestarlo grazie a un’intercettazione. Per me fu una lezione», ha raccontato a Repubblica il presidente del Senato Pietro Grasso, ex procuratore nazionale antimafia.

 

Tra le molte vicende di cui si è occupato ci fu anche la misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, un processo chiuso dopo quasi mezzo secolo senza colpevoli, dopo l’assoluzione di Totò Riina.

BORIS GIULIANO FILM: UN POLIZIOTTO A PALERMO

Ora la miniserie in due puntate vuole omaggiare Boris Giuliano, un “eroe normale” come lo ricorda il figlio. «Dobbiamo sperare nelle nuove generazioni, sono loro i depositari del ricordo di persone come mio padre», ha rivendicato. Alla memoria di Giuliano è così dedicata la coproduzione Rai Fiction – Ocean Productions, “Boris Giuliano, un poliziotto a Palermo”, prodotta da Sergio Giussani per la regia di Ricky Tognazzi (che ha curato anche la sceneggiatura, con Giovanna Koch e Angelo Pasquini, ndr). Ad interpretare il poliziotto a capo della squadra mobile di Palermo è stato nel film Adriano Giannini affiancato da Nicole Grimaudo nei panni di Maria Leonetta (nel cast anche Ettore Bassi nei panni di Tonino De Luca, Antonio Gerardi che interpreta Bruno Contrada, e poi Luigi Maria Burruano, Enrico Lo Verso, Fabrizio Bracconeri. Sebastiano Lo Monaco e Francesco Montanari).

Nel trentennale della morte fu il giornalista Attilio Bolzoni, sempre su Repubblica, a ricordare come la vita di Boris Giuliano fosse stata ricordata anche nel libro scritto da Daniele Billitteri. Accanto a Giuliano, in quella Palermo degli anni ’70, c’era pure Bruno Contrada, l’altro famoso poliziotto che sarà invece arrestato nel ’92 e fu condannato in via definitiva per concorso in associazione mafiosa. Nel volume Daniele Billitteri ricordò l’amicizia tra i due:

«Non dimenticando le risultanze processuali (Contrada è praticamente accusato di avere tradito dopo l’ omicidio di Boris). Il libro riporta testimonianze, rievoca le paure di Palermo alla fine di quel decennio.

 

Ma nel volume viene dedicato pure un capitolo a quelle mattina del 21 luglio 1979, il giorno dell’omicidio Giuliano:

 

«Stanzone di cronaca del quotidiano L’ Ora, otto e un quarto del mattino, tre giornalisti dietro le loro scrivanie ascoltano la radio che capta le frequenze della polizia. C’ è anche lui, Billitteri. Le prime comunicazioni sono confuse: «Attenzione, attenzione per tutti», è una voce che arriva dalla centrale operativa agli equipaggi delle «volanti». E poi: «Attenzione, sparatoria in via Di Blasi, bar Lux». Il bar sotto la casa del capo della squadra mobile. E ancora: «Trattasi di un omicidio, la vittima è un avventore». Un’ ultima comunicazione proviene dall’ agente della «volante 25», che era appena arrivato in via Di Blasi: «Centrale, la vittima era armata. Un attimo, un attimo… Pronto centrale… è il dottor Giuliano. Ripeto: hanno ammazzato Boris Giuliano».

BORIS GIULIANO E QUELLE PAROLE DI BORSELLINO

Per la morte di Giuliano i mandanti e l’esecutore dell’omicidio sono stati condannati all’ergastolo. Ma la morte dello “sceriffo buono” poteva essere evitata: «Se altri organismi statali avessero assecondato l’intelligente impegno investigativo del Giuliano, probabilmente le strutture organizzative della mafia non sarebbero così enormemente potenziate e molti efferati assassini, compreso quello dello stesso Giuliano, non sarebbero stati consumati», scrisse nelle carte del rinvio a giudizio del primo maxiprocesso Paolo Borsellino. Un altro eroe che fu lasciato solo dallo Stato.